La course en tête
di Joël Santoni
La solitudine del campione, la sofferenza, gli incidenti e le rovinose cadute; la vita di tutti i giorni con moglie e figli, l’amore e le lettere dei fan, la fama internazionale; le vittorie, le grandi imprese, i record. Quasi ipnotico, trascinante, minuzioso nel sondare, indagare e cercare di trasportarci nel micro e macrocosmo del campionissimo, La course en tête (1974) di Joël Santoni si incolla a Eddy Merckx, al ciclismo, a un’epica immortale, riuscendo a farci sentire la strada e la pista. Notevole documentario rimesso a nuovo e presentato nella sezione Cannes Classics di Cannes 2025.
La locomotiva
Eddy Merckx, il più grande campione della storia del ciclismo, è oggi una vera e propria leggenda. Per dipingere il ritratto di quest’uomo, conquistatore in bicicletta e riservato nella vita privata, Santoni ha abbandonato la tradizionale formula del documentario (che alterna interviste e voci fuori campo) e ha realizzato un film che mette in luce la dimensione mitologica del campione… [sinossi]
Il punto non è (solo) la dimensione già mitologica di Eddy Merckx, vincitore di tutto, cannibale. In fin dei conti, il fenomeno belga è il tramite per un discorso più ampio che guarda alla dimensione del ciclismo, a questo mondo altro che sembra fuori dal tempo. In un certo senso, il ciclismo si è cristallizzato fin dalle prime immagini, dalle prime corse, persino quelle raccontate solo dalle parole dette e scritte. Anzi, non semplici corse, ma vere e proprie imprese. Imprese impresse nel tempo. Tanto per tornare a noi, il ciclismo è ancora e resterà per sempre quello della borraccia passata da Bartali a Coppi. Il ciclismo si nutre ancora delle vittorie e delle sconfitte di Anquetil e Hinault, di Binda, Gimondi, Moser, Saronni e via discorrendo, in una mitologia che anche in futuro guarderà sempre al passato: a confermarcelo, rimesso a nuovo tanto da sembrare girato ieri, è proprio La course en tête (1974) di Joël Santoni, splendido documentario su\con\intorno a Merckx e al suo mondo, così fluttuante nel tempo da saper raccontare perfettamente il mondo a due ruote anche di oggi, anche di domani. Le salite, le volate, le cadute, i ritiri, le esultanze: sono cambiate le biciclette, i materiali e tutto quel che segue, ma il ciclismo è sostanzialmente sempre lo stesso calvario su strada e la stessa bolgia infernale su pista. Una maratona affrontata tutti i dannati giorni, spesso in salita.
Santoni lascia a casa interviste e teste parlanti, guardando sagacemente all’evoluzione del documentario sportivo – in fin dei conti, sono gli anni dell’esaltante documentario olimpico Ciò che l’occhio non vede (Visions of Eight, 1973), una raccolta di otto cortometraggio diretti da Forman, Ichikawa, Lelouch, Ozerov, Penn, Pfleghar, Schlesinger e Zetterling. Punti di vista alternativi, sperimentazione, gesti sportivi che diventano forma puramente cinematografica. Nel saper raccontare benissimo lo sport, La course en tête e Visions of Eight sono prima di tutto e soprattutto cinema. Cinema. CINEMA. Come, per fare un balzo nel nostro presente, le due perle di Julien Faraut L’empire de la perfection e Les sorcières de l’Orient.
Santoni racconta il campione, l’uomo, il team, la famiglia. La course en tête ci restituisce un’esistenza dedicata\sacrificata al ciclismo, al successo (e, con ammirevole sagacia, il film parte da una bruciate sconfitta: il mondiale) in uno sport che non può che essere totalizzante. Uno sport che cannibalizza un cannibale. Esemplare, in tal senso, nonché emblema di un film che lavora minuziosamente sulle immagini e sul relativo tessuto sonoro, la sequenza dell’allenamento sui rulli: in casa, altro luogo dove allenarsi, allenarsi, allenarsi, in teoria circondato dagli affetti più cari, Merckx sfida se stesso e il proprio corpo pedalando a un ritmo impossibile su dei rulli. Corre, vola, eppure è sempre fermo nello stesso punto: sotto di lui, pedalata dopo pedalata, un lago di sudore. Il rumore del rulli, incessante e crescente, via via sembra sempre più l’incedere poderoso di una locomotiva: qui, come in molte altre sequenze, riusciamo a percepire la dimensione quasi disumana di queste performance atletiche, sforzi che sembrano andare persino oltre lo sfinimento. Nel frattempo, tra salotto e cucina, come sempre, c’è Claudine Acou\Claudine Merckx, moglie e madre, anello di congiunzione di Eddy col suo mondo fuori dalla competizione: un mondo normale.
La fama, la folla, l’armata imbattibile della Molteni. Gli anni d’oro di Merckx sono raccontati da interviste, comparsate, pubblicità, montagne di libri, dall’euforia della gente, dalla sua costante tensione verso la vittoria. Il documentario di Santoni è conseguenza e somma\summa di tutto questo. Insieme ad altre divinità dello sport, come Muhammad Ali e Pelé, come sarà un paio d’anni dopo la minuta quanto perfetta Nadia Comăneci (e, sempre a Montreal, il polivalente Bruce Jenner, al tempo l’espressione più compiuta e perturbante tra gli All-American), Merckx era già un simbolo imperituro durante gli anni di attività, era già monumento di se stesso.
Info
La scheda de La course en tête sul sito di Cannes.
- Genere: documentario, sportivo
- Titolo originale: La course en tête
- Paese/Anno: Belgio, Francia | 1974
- Regia: Joël Santoni
- Sceneggiatura: Joël Santoni
- Fotografia: Jacques Loiseleux, Walter Bal
- Montaggio: Thierry Derocles
- Interpreti: Axel Merckx, Claudine Acou, Eddy Merckx, Giorgio Albani, Lucien Acou, Piero Molteni, Robert Lelangue, Sabrina Merckx
- Colonna sonora: David Munrow
- Produzione: International Commercial Promotion, Vincent Malle Productions
- Durata: 110'






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