Woman and Child
di Saeed Roustaee
Parte benissimo, Woman and Child di Saeed Roustaee, sia sotto il profilo della narrazione che per quel che concerne la messa in scena. Le due svolte destinate a mutare il corso degli eventi portano però con loro anche un appiattimento dello sguardo, trasformando l’opera in un film a tesi precostituito, e fin troppo ideologico. In concorso a Cannes, dove il regista iraniano aveva già portato tre anni fa lo splendido Leila e i suoi fratelli.
Tutti i miei sbagli…
Mahnaz, un’infermiera quarantenne rimasta vedova, vive con i due figli, la dolce Neda di 8 anni e il pestifero Aliyar di 14. La donna sta pensando di risposarsi con Hamid, autista di ambulanze, ma è reticente a dirlo ai figli, in particolare al maschio adolescente, pensando che la prenderebbe molto male. A sua volta Hamid non ha affatto piacere a rivelare ai propri genitori di volersi maritare con una donna con prole e non al primo giro di nozze… [sinossi]
Partiamo da una questione extra-filmica: quando la presenza di Woman and Child, quarto lungometraggio del talentuosissimo iraniano Saeed Roustaee, è stata annunciata nel cartellone del Concorso di Cannes sono partite alcune polemiche. Dal trailer del film e da alcune informazioni è venuto fuori che Roustaee aveva accettato di far portare il velo alle sue attrici in ogni scena, anche negli interni, compiendo una scelta che costituisce un “compromesso” produttivo: le autorità di Teheran preferiscono questa rappresentazione femminile e qualche voce si era levata, dunque, accusando assai preventivamente il cineasta trentacinquenne di “connivenza” con le autorità. Oltre a ricordare che Roustaee è stato arrestato nel 2023 per attività ritenute “anti-islamiche”, il cortocircuito più incredibile di tutta questa vicenda è che, con il permesso delle autorità iraniane e non realizzando un film “clandestino” (come hanno fatto e fanno alcuni suoi colleghi, tra cui Panahi e Rasoulof, per esempio), Roustaee ha portato sulla Croisette un film radicale contro il patriarcato, drasticamente avverso al potere maschile e che guarda con speranza a un mondo in cui le donne educhino da sole i figli. In particolare, proprio quelli maschi: l’uomo, infatti, dovrebbe essere rieducato o, nella peggiore dell’ipotesi, farsi da parte. Se vogliamo vedere nel film – in materia ci sarebbe molto da discutere – un compromesso produttivo (ad affiancare l’Iran c’è comunque anche la Francia, come finanziatore della pellicola), dal punto di vista ideologico Roustaee l’ha messa parecchio nel sacco, col suo messaggio che risuona molto di “Donna, vita, libertà”, a chi temeva un film conforme e l’intera vicenda fa riflettere – non che ce ne fosse bisogno, in verità – sul fatto che è davvero consigliabile non giudicare mai un film senza prima averlo visionato. Dal punto di vista cinematografico, però, spiace dire che Woman and Child è un vistoso passo indietro rispetto al magnifico Leila e i suoi fratelli che aveva incantato proprio il concorso cannense del 2022.
Fin troppo calcolato, l’ultimo lavoro di Roustaee non possiede la complessità corale e la potenza del precedente – il che, ovviamente, può ben capitare nella carriera di un regista – ma soprattutto “si spezza”, nella sua voluta bipartizione, smarrendo mordente: a una prima parte vitale e ricca di dinamismo ne segue una seconda che procede solo deduttivamente. La dicotomia è, appunto, non casuale, ma funziona poco, non crea la giusta armonia e non rende giustizia al proprio stesso racconto finendo per “boicottare” il film dall’interno. Peccato davvero perché Woman and Child parte molto molto bene gettandoci nella vita quotidiana di Mahnaz (Parinaz Izadyar, già attrice nei primi due film del regista e volto noto anche della tv iraniana) come se respirassimo accanto a lei e agli altri personaggi. La donna è un’infermiera e lavora in un ospedale di Teheran, ha una storia con il guidatore di ambulanze Hamid (Paymaan Maadi, protagonista di Una separazione di Asghar Farhadi) che vuole sposarla sebbene Mahnaz sia una vedova con due figli a carico. Una lavoratrice, single e con prole, non è esattamente quello che la famiglia di Hamid – che vive in un villaggio fuori città – auspicherebbe per il primo matrimonio del loro figliuolo. Che infatti non ha spiegato ai suoi la “condizione” di Mahnaz. Così, il giorno in cui l’uomo decide di fare “la proposta” e presentare Mahnaz a genitori, zii e cugini giunti in gita nella capitale, la donna deve far sparire non solo tutti gli oggetti dei figli che ha in casa, ma i figli stessi che vengono affidati al nonno paterno (la madre e la sorella di Mahnaz devono essere presenti, invece, nel momento della “proposta”). E qui veniamo all’altro punto fondamentale: i figli. Se la piccola Neda è una bimba dolce e gentile, il figlio quattordicenne Aliyar (Sinan Mohebi) è un diavolo, una peste bubbonica, un selvaggio. Fin troppo sveglio, ma soprattutto furbo e mentitore di professione (nonché già provetto stalker), Aliyar viene espulso da scuola per una serie di comportamenti ai limiti della legalità e del delirio: se esiste il disordine compulsivo di iperattività, Aliyar può esserne un buon rappresentante. Il giovinotto è inoltre molto possessivo nei confronti della madre, che ovviamente tratta come gli pare, la quale non ha osato infatti dirgli nulla circa le sue intenzioni rispetto ad Hamid. Fino alle due grandi svolte che fanno deragliare la narrazione in territori inattesi e non felici (da nessun punto di vista), Woman and Child è un lavoro notevole: la sequenza degli andirivieni scolastici di Aliyar è magnifica, quella della visita dei parenti di Hamid a casa di Mahnaz esemplare e le relazioni tra i personaggi sono esposte e poi intrecciate in modo tale che non possa che uscirne qualcosa di esplosivo. Le donne sono subdolamente (perché nessuno le maltratta platealmente) concepite come “cose” degli uomini, persino quando “gli uomini” hanno 14 anni, Hamid è un personaggio fin dall’inizio opaco (a esser molto gentili), il primo istinto del femminile qui non è la ribellione e capiamo ben presto che Mahnaz sarà perciò destinata a pagare tutto. Il figlio Aliyar è una canaglia, magari simpatica, una specie di Antoine Doinel ma infernale: nel rapporto con lui e con Hamed emergono tutte le debolezze di Mahnaz e le sue, culturalmente comprensibili, “corresponsabilità”. Prima delle due grandi svolte, Woman and Child è un film pronto a deflagrare mettendo in campo anche la non banale tematica della cecità femminile, la non scontata “sorellanza” spontanea, il conformismo della donna stessa (anche quando emancipata e lavoratrice) come di ogni altra persona. Il tutto è tratteggiato con le articolazioni nette e sequenze “virtuosistiche”, confermando le doti che Roustaee aveva già altrove dimostrato.
Le svolte della trama sono purtroppo puramente funzionali a far muovere il film su un altro territorio, quello della tragedia che porta al messaggio radicale, mentre stilisticamente Woman and Child decide scientemente di virare dall’opera d’autore al dramma popolare usando molti codici a esso afferenti: la traccia narrativa della sorella giovane; la donna disperata che ondeggia tra l’ira e la catatonia; primi piani e una messa in scena più statica rispetto alla vivace metà precedente. Mahnaz a un certo punto si ribella a tutti gli uomini della sua vita o a quelli cui attribuisce, giustamente, delle responsabilità. Fino alla presa di coscienza anche delle proprie, passaggio ineludibile per il cambiamento poiché alle donne in prima battuta spetta prendere coscienza dei propri errori per poi unirsi e survoltare la società. Ma per “dirci” questo il film si chiude, diventa monolitico, azzera le sfumature e, con loro, il personaggio più interessante ossia Aliyar, l’Antoine Doinel diabolico. La critica senza quartiere al patriarcato e il plateale messaggio conducono il lavoro di Roustaee lontano dall’interessante e soprattutto dallo sviluppo “naturale” di una prima parte invece complessa e intrigante, da cui potevano emergere gli stessi ragionamenti ma in maniera sofisticata e meno banale. Questo “Giano” bifronte cambia invece musica in modo stridente, trovando al fine una linea melodica tutto sommato semplice semplice, che si compone quasi da sola una volta date alcune premesse. Woman and Child è un’occasione sprecata: visto l’interesse di Roustaee per la questione femminile, già ravvisata ampiamente, sarebbe quasi utile ripensare alle commedie di Aristofane come Lisistrata o Le donne al Parlamento. Il film, infatti, fino a un certo punto ondeggia sapientemente anche nella commedia, il che non è spiacevole, per poi virare al nero pece. Il tono “dimostrativo” e la struttura divaricata portano, in questo caso, lontano dai sentieri più fertili e sfaccettati.
Info
Woman and Child sul sito del Festival di Cannes.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Zan o bacheh
- Paese/Anno: Francia, Iran | 2025
- Regia: Saeed Roustaee
- Sceneggiatura: Saeed Roustaee
- Fotografia: Adib Sobhani
- Montaggio: Bahram Dehghani
- Interpreti: Arshida Dorostkar, Fereshteh Sadre Orafaee, Hassan Pourshirazi, Maziar Seyedi, Parinaz Izadyar, Payman Maadi, Sinan Mohebi, Soha Niasti
- Colonna sonora: Ramin Kousha
- Produzione: Boshra Film, Goodfellas, Iris Film
- Durata: 131'


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Leila e i suoi fratelli