Love on Trial

Love on Trial

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Presentato tra le diramazioni del fuori concorso (Cannes Première) del Festival di Cannes 2025, Love On Trial di Kōji Fukada prosegue a suo modo il discorso sui lati oscuri di un mondo fatto di luci e lustrini, canzoncine e cuoricini, che già il compianto Satoshi Kon aveva trascinato nell’incubo con la sua folgorante opera prima. La vita delle idol, al di là del palco e dello spettacolo. Ma anche la perseveranza dei sogni, la ricerca della felicità e della giustizia.

The Fallen Idol

Mai, giovane idolo pop in ascesa, commette l’irreparabile: si innamora, nonostante il divieto formale previsto dal suo contratto. Quando la sua relazione viene alla luce, Mai viene trascinata in tribunale dalla sua stessa agenzia. Di fronte a una macchina implacabile, i due amanti decidono di lottare non solo per il loro futuro, ma per difendere il diritto più semplice e universale: quello di amare… [sinossi]

Facendosi largo a livello festivaliero tra gli ingombranti Hirokazu Koreeda e Ryusuke Hamaguchi, il bravo Kōji Fukada (Sayonara, A Girl Missing, Love Life) conferma con Love on Trial di possedere uno sguardo acuto, la capacità di guardare altrove e oltre, sondando anche traumi apparentemente invisibili. In tal senso, è interessante lo slittamento in questo suo ultimo film, scritto nuovamente con Shintarō Mitani dopo The Real Thing (2020), dalla dimensione ultra-popolare delle idol a quella parte celata, persino negata, delle vite di queste ragazze\ragazzine, costrette a esistere solo ed esclusivamente per i fan, sacrificandosi per loro. Desideri e morbosità, apparenza e contratti capestro. Il passaggio dal palco a un’aula di tribunale è poi la conseguenza apparentemente inattesa di un sistema soffocante, cavilloso, che guarda cinicamente al profitto – le idol come le Girl Model, ma in versione ultra pop. Ma è anche la conseguenza di un’idea di cinema mai superficiale.

La riflessione sulle idol sembra non potersi scrollare di dosso quella sorta di punto di partenza che è Perfect Blue di Satoshi Kon, thriller depalmiano e argentiano che scorre sottotraccia anche in Love on Trial, come se il desiderio inevitabilmente castrato (dei fan) non potesse che sfociare prima o poi in qualche gesto eclatante, violento, tragico. E, in fin dei conti, cambia poco la presenza o meno nello script di un atto di violenza diretto, consumato, perché è la stessa natura costrittiva di questo mondo a essere una stortura piuttosto ripugnante.
Le camerette delle ragazze del vivacissimo gruppo pop Happy Fanfare, piccole ma molto kawaii come quella di Mima, sono (ancora oggi) la metafora di una trappola, di una prigione dorata, qui ancor più enfatizzata dalle dinamiche social – in fase embrionale nel film di Kon, datato 1997. Passati quasi tre decenni, internet ha persino ristretto la dimensione di questa gabbia, costringendo le ragazze\ragazzine a un controllo da grande fratello. Come (s)fuggire? Come conciliare carriera e vita? Come dividersi tra amore per la musica e amore per un ragazzo o una ragazza? Basta un breve video per distruggere tutto, un post sui social. La lama a doppio taglio del trend topic.

Con qualche intermezzo fantastico, abbastanza spiazzante e di non immediata lettura, Fukada ci accompagna verso un detour inizialmente imprevedibile: una causa legale, l’aula di un tribunale. A quel punto, Love on Trial cambia pelle, scava ancor più in profondità, mettendoci di fronte a questioni di principio, ma anche alla ancor più radicata assurdità\disumanità del mondo dello spettacolo e del profitto.
Date in pasto ai fan, costrette a proiettare costantemente un’immagine artefatta, le idol danzano sul filo dello schizofrenia, del tracollo psicologico. Costringono a una destabilizzante clandestinità anche i loro partner. Col suo ritmo rarefatto, dando risalto a piccoli gesti, dettagli e alla quotidianità, Fukada ci mette di fronte a Mai, quasi un faccia a faccia: nell’inquadratura frontale, con l’ex-idol in tribunale, il controcampo siamo noi. È il nostro sguardo a essere chiamato in causa, la nostra capacità di vedere oltre le luci e i lustrini, le canzoncine e i cuoricini.

Info
La scheda di Love on Trial sul sito di Cannes.

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