La limace et l’escargot

La limace et l’escargot

di

Un uomo e una donna, un incontro casuale, una chiacchierata al bistrot e l’inizio di una storia. Una situazione universale che la regista francese Anne Benhaïem con La limace et l’escargot declina in chiave di incontro di due marginalità, di due esistenze fragili, due sessantenni con il bastone da passeggio. Film vincitore del concorso nuove visioni del 15° Sicilia Queer FilmFest.

Incontro a Parigi

Nel centro di Parigi due sessantenni claudicanti si scontrano e cadono sul marciapiede. Vanno al caffè e poi non si lasciano più. Altrove, tre cineaste (Anne Benhaïem, Pascale Bodet e Bojena Horackova) discutono di questa storia e di altri progetti in corso. [sinossi]

Un uomo, una donna, un incontro a Parigi, un racconto d’autunno. Uno scontro casuale, una chiacchierata al bistrot davanti a un calice di vino, e l’inizio di una storia. Potrebbe essere un film di Rohmer, un archetipo di una storia d’amore al cinema. La regista d’oltralpe Anne Benhaïem lo rende come unione di due marginalità, di due esistenze fragili in La limace et l’escargot, il film che ha trionfato nel concorso nuove visioni del Sicilia Queer FilmFest 2025, dopo essere stato presentato al Festival Côté court de Pantin e al Punto de Vista di Pamplona. Benhaïem non esita a mettere in scena sé stessa in questo amore senile, in questa unione di due corpi che sfuggono gli stereotipi del bello e dell’attraente imposti da un immaginario consumistico. Le foglie stanno cadendo, nota lei, siamo in autunno, l’autunno della vita. Entrambi con bastone da passeggio, facile è per loro cadere. Sono due esseri umani con disabilità, fisiche e mentali, dice lei mentre lui non esita a definirsi un handicappato. Due persone in difficoltà, che non possono permettersi l’acqua calda. Benhaïem si rende metaforicamente come una limaccia, una lumaca senza guscio, e lui come una lumaca con guscio, con qualche protezione in più. Comunque, due creature molli, sgradevoli, sinonimo di lentezza. Alla fine del film, una collega regista parlerà della lumaca in Pinocchio, la cameriera della Fata dai capelli turchini che ci mette ore per arrivare al piano di sopra.

In uno dei tanti bistrot, quintessenza della convivialità semplice parigina, davanti a un bicchiere di vino che lui definisce come una medicina, si svolge il lungo dialogo tra i due, che occupa quasi la metà del film, un mediometraggio di un’ora. Lei dice che sono lì da due ore, alludendo così a un distacco tra il tempo soggettivo dei personaggi e quello oggettivo della fruizione dello spettatore. La loro chiacchierata al tavolino è resa con pochi stacchi, non è un piano sequenza. Comunque, sembra di vivere con loro in tempo reale, ma loro sono due lumache, e vivono un livello temporale tutto loro. Quell’incontro sembra durare un’eternità proprio quando avviene la consapevolezza di quello che sta nascendo: subito dopo aver parlato delle due ore i due si abbracciano. Quindi la narrazione salta, con un’ellissi estrema, alla loro vita domestica insieme, con lui nella vasca da bagno. La loro esistenza quotidiana, con a un gatto grigio, si svolge tra pelare le patate, suonare il pianoforte, fare passeggiate, visitare il giardino zoologico. Un manifesto strappato è per lei un segnale positivo, rappresenta un gatto ritrovato, un cartello di smarrimento dell’animale, poi tolto perché ormai inutile.

La limace et l’escargot è un’opera minimalista, sobria, che si esprime in un’ora, con i titoli di testa e coda nel font Comic Sans MS, che la regista sa condurre con sapiente rigore, senza sbavature, giocando tra campo e furi campo. Così l’addio al compagno, in coma nel letto d’ospedale, avviene tra due inquadrature delle mani che si intrecciano, inframmezzate da quella del volto dell’uomo, che sembra aprire miracolosamente le palpebre. Anne Benhaïem usa la stessa precisione per inquadrare le sue colleghe registe, con le quali si incontra in analoghe chiacchierate da bar, nel prologo e nell’epilogo che iscrivono, metanarrativamente, la storia del film. Le inquadra, e si inquadra, preferibilmente in primo piano. Facce spesso sorridenti e gioiose nell’immaginare dei soggetti cinematografici. Ogni volto è un progetto artistico, una storia da raccontare in un film. Quando la collega parla di un film da realizzare, è una persona; quando comincia a scriverlo, diventa un’altra, le fa notare l’amica. E lei lo riconosce: parlando, riesce a vedersi; non, invece, scrivendo. La limace et l’escargot è il film di una regista che si mette in scena, un’artista che racconta una storia semplicissima, riassumibile in qualche frase, e attraverso di essa riesce a vedere sé stessa.

Info
La limace et l’escargot sul sito del Sicilia Queer.

  • la-limace-et-lescargot-2024-02.webp
  • la-limace-et-lescargot-2024-03.webp
  • la-limace-et-lescargot-2024-01.webp

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Sicilia Queer Filmfest 2025 – Presentazione

    Con Sicilia Queer Filmfest 2025 il festival panormita spegne 15 candeline: a Palermo una settimana di cinema e sguardi oltre i confini, dal 25 al 31 maggio ai Cantieri Culturali alla Zisa. Ci sono poi i registi portoghesi Joaquim Pinto e Nuno Leonel, omaggiati in Presenze.