Lilo & Stitch

Lilo & Stitch

di

A ventitré anni di distanza dal film d’animazione diretto a quattro mani da Chris Sanders e Dan DeBlois la Disney orchestra un remake di Lilo & Stitch, restando fedele all’originale ma aggiornandolo alle sensibilità odierne. Quel che ne viene fuori è un film divertito, qua e là divertente, ma che non lascia a ben vedere alcuna traccia di sé.

Esperimento 626

Una ragazzina hawaiana di nome Lilo Pelekai si trova ad accudire un alieno cui dà nome Stitch, senza sapere che si tratta del frutto di un esperimento del folle dottor Jumba Jookiba… [sinossi]

Se l’opera cinematografica Lilo & Stitch nella sua essenza primigenia, vale a dire l’essere il rifacimento in carne e ossa dell’omonimo film d’animazione “vecchio” di appena ventitré anni, non presenta particolari elementi di interesse, siano essi di carattere tecnico, estetico o anche puramente narrativo, assai più rilevante appare compiere una panoramica sulla ricezione che il film diretto da Dean Fleischer Camp ha ottenuto in Italia. Fin dalle primissime recensioni pubblicate si ha avuto la netta impressione che le avventure della piccola hawaiana Lilo e del suo “cagnolino” alieno Stitch risvegliasse una sorta di orgoglio disneyano, come se l’esperienza fiaccante della pletora di remake live-action partorita in modo inesausto dalla Casa del Topo venisse improvvisamente riscattata da questa simpatica quanto in realtà inerte commedia dal carattere fantascientifico. Laddove la visione di Biancaneve, La sirenetta, Il re leone, Aladdin, Dumbo e via discorrendo aveva sovente smosso sofferti ghigni di insoddisfazione, ecco che Lilo & Stitch ricompatta le file critiche, grazie alla sua “freschezza” e al messaggio encomiabile, che parla di inclusività, e di come la famiglia la si possa anche costruire da zero, magari con un piccolo alieno che è il frutto di un folle esperimento (fanta)scientifico. Il motivo di tanto entusiasmo è probabilmente legato a doppio filo al rapporto delle sinapsi cinefile con il concetto di classico. Da un lato Lilo & Stitch non è percepito davvero come un “Classico Disney”, per quanto rappresenti il numero 42 del canone ufficiale: la vicinanza storica con la produzione dell’originale fa sì che si crei uno iato tra questo titolo e altri, come quelli succitati; dall’altro lo stile, la tipologia di dialoghi, e la postura fa sì che il film del 2002 segni uno scarto sensibile sia nei confronti delle opere dell’età dell’oro – quella in cui Walt Disney era ancora vivo e sovrintendeva direttamente alla lavorazione dei film – sia nei confronti del cosiddetto Rinascimento disneyano, inaugurato da La sirenetta e protrattosi poi fino a Tarzan.

In questa ricerca di “aria nuova” nelle strutture produttive della Disney, che per trovare reale ossigeno ha poi dovuto guardare in direzione della Pixar, acquistata infine nel 2006, risiede forse l’inveterato vulnus della ricezione di molte delle sue opere nell’oggi, come se l’idea di progresso per il progresso fosse l’unica a poter contribuire a una contemporaneità reale dell’animazione. Si intenda, Lilo & Stitch del 2002 era anche un film gradevole, sciocchino il giusto e così di poche pretese da poter essere scambiato effettivamente per “fresco” (laddove il senso di frescura è per sua stessa definizione passeggero, e limitato dunque all’istante). Si rideva qua e là di gusto e si aveva l’impressione che il nuovo avanzasse, a qualunque costo e senza chiedersi davvero se ce ne fosse bisogno. Il problema è che ventitré anni dopo, nel riproporre la medesima minestra per di più eliminando quelle scarne avvisaglie di boutade che potrebbero oggi turbare qualche anima cheta – il travestitismo, per esempio, che pure funzionava come elemento slapstick ma sembra oggidì un nemico da combattere lancia in resta –, non si capisce più cosa dovrebbe suggerire un’idea di futuro, o di progresso. A rimanere è solo il racconto di due solitudini che s’incontrano, si piacciono e si codificano come “famiglia”: un’idea apprezzabile e indubbiamente non priva di delicatezza, ma che non aggiunge granché alle migliaia di titoli (anche tarati ad altezza infante) che nel corso della storia del cinema più o meno recente si sono mossi nella medesima direzione. E dispiace anche annotare come la regia di Dean Fleischer Camp, già responsabile del bel Marcel the Shell, si sia fatta anodina, adagiata su un progetto che travalica il senso del personale, del gusto proprio. Ogni elemento di Lilo & Stitch segue un tracciato predetto, privo di scarti, sfrenato quanto prevedibile, survoltato quanto canonico. Così facendo si continua a rimpiangere la Disney del tempo che fu, e che mai più sarà, quando l’aggettivo classico non faceva paura a nessuno, e anzi si agognava poterlo studiare per farne propri i segreti.

Info
Lilo & Stitch, il trailer.

  • lilo-stitch-2025-04.webp
  • lilo-stitch-2025-03.webp
  • lilo-stitch-2025-02.webp
  • lilo-stitch-2025-01.webp

Articoli correlati

Array
  • In sala

    biancaneve recensioneBiancaneve

    di A oltre otto anni dall'annuncio della sua produzione arriva in sala il remake "live action" della storia di Biancaneve; la politica Disney che appare disdicevole non solo per una eventuale "lesa maestà", ma per una visione estetico-sociale preoccupante, retriva, reazionaria.
  • In sala

    mufasa recensioneMufasa – Il re leone

    di Mufasa – Il re leone, prequel della versione in computer grafica del trentaduesimo “Classico Disney”, dimostra in maniera lampante i limiti espressivi del fotorealismo, al servizio di una storia che di realistico non ha mai avuto nulla, a partire dalla confusione faunistica.
  • Prossimamente

    marcel the shell recensioneMarcel the Shell

    di Marcel the Shell trae ispirazione da tre corti in stop-motion realizzati a mo' di mockumentary sull'esistenza semi-clandestina in una normale casa in affitto di una buffa conchiglia parlante. Quello che funzionava sulla breve durata diventa forse meno spontaneo in un lungometraggio, ma non viene meno il fascino dell'operazione.
  • In sala

    crudelia recensioneCrudelia

    di Accolto con generale favore dalla stampa e dal pubblico, Crudelia (lo spin-off sulle origini dell'antagonista de La carica dei 101) è un film che mostra con dovizia di particolari la crisi all'interno dell'industria hollywoodiana dell'immaginario.
  • In sala

    Aladdin RecensioneAladdin

    di Remake che tiene il freno a mano tirato, contrassegnato da una preoccupazione eccessiva per la fedeltà al canone, l’Aladdin versione 2019 mostra sprazzi dell’estetica del suo regista Guy Ritchie; ma il risultato, nel suo carattere pedissequo, convince solo in piccola parte.
  • In sala

    dumbo recensioneDumbo

    di Tim Burton, sotto contratto con la Disney, firma il rifacimento in live action di Dumbo, il classico d'animazione. Ecco dunque di nuovo l'elefantino volante dalle enormi orecchie, l'ambiente circense, e il racconto di un'emancipazione.
  • Archivio

    La Bella e la Bestia

    di Procede a ritmo serrato la trasposizione live action dei Classici disneyani. Archiviati con successo Cenerentola e Il libro della giungla, la Casa del Topo ricalca con mano ferma il musicarello del 1991, terza pellicola di quel “Rinascimento Disney” che si rivelò fatale.