Rebuilding – Come l’acqua per il fuoco
di Max Walker-Silverman
Seconda opera per il regista indipendente americano Max Walker-Silverman, ancora ambientata nel suo Colorado, Rebuilding tocca il tema scottante degli incendi boschivi, un problema che si è reso particolarmente grave con il riscaldamento globale. Attraverso la figura di Dusty, un cowboy che ha perso tutto con la sua casa ridotta in cenere, il film vuole essere un inno al recupero delle cose semplici della vita, la convivialità, la famiglia, gli affetti. Ma finisce per annacquarsi di stereotipi banali e immagini estetizzanti dell’America profonda. Nella Crystal Globe Competition del 59° Karlovy Vary International Film Festival.
My own Colorado
Dusty è un cowboy e un padre divorziato, il cui ranch è andato a fuoco in un devastante incendio. Ora che vive in una comunità di sfollati in un campeggio di roulotte, trova conforto nei suoi nuovi vicini, rimette in piedi la sua vita in silenzio e inizia a riallacciare i rapporti con l’ex-moglie Ruby e la figlioletta Callie-Rose. [sinossi]
Nemmeno Hollywood, la storica fabbrica dei sogni, si può considerare immune dagli incendi, la cui carica distruttiva è spaventosamente in aumento con il riscaldamento globale, come si è visto nei drammatici giorni di gennaio in cui grandi roghi hanno devastato varie parti della Contea di Los Angeles. Poche settimane dopo, al Sundance Film Festival, veniva presentato un film che, in casuale concomitanza, è incentrato proprio sul tema degli incendi. Si tratta di Rebuilding, secondo lungometraggio per il regista indie americano Max Walker-Silverman, ora in concorso anche al 59° Karlovy Vary IFF. Dopo la sua prima opera, A Love Song, torna a un’ambientazione rurale nel suo Colorado per raccontare di Dusty, interpretato da Josh O’Connor, un ex-cowboy che ha visto la sua casa e la sua tenuta andare in fumo a causa di un devastante incendio. Il film comincia con delle scintille nell’aria, esalate da un incendio boschivo di grandi proporzioni, che rimane però fuori campo. Subito dopo vediamo un paesaggio desolante, che ricorda il grande dipinto zen Pini nella nebbia, dove però a stagliarsi nella foschia sono i moncherini degli alberi bruciati, le carcasse di un bosco imponente che ricopriva tutta la vallata. In questo territorio post-apocalittico si muove Dusty, che era il tipico cowboy, con il tipico cappello, che portava le mandrie a cavallo, partecipava alle aste di bovini e sicuramente gareggiava nei rodei. Una figura simbolo del mito americano. Ora della sua casa è rimasta solo la sagoma, di quelli che erano i muri, nel terreno, come una piantina con un effetto alla Dogville di Lars von Trier. Per guadagnarsi da vivere si è ora ridotto a reggere ed esibire cartelli con limiti di velocità coadiuvando l’attività dei vigili per attività di rallentamento del traffico o simili. E abita in un container vicino a quelli di altri sfollati, forniti dalla FEMA, l’ente federale per la gestione delle emergenze.
In quella enorme distesa di boschi carbonizzati a un certo punto spunta un germoglio verde, segno di rigenerazione e rinascita, salutato dall’entusiasmo di quel gruppo di forzati camperisti. Un segno di speranza anche se l’impiegato della banca cui Dusty si era rivolto per un prestito, aveva sentenziato brutalmente come almeno 8-10 anni sarebbero necessari per riportare la terra alla sua originaria produttività, senza contare che in quell’arco temporale nuovi incendi potrebbero svilupparsi. Il senso di Rebuilding è proprio questo, anche già nel titolo. La rinascita umana, il rinnovamento dello spirito dopo un trauma. Dusty riallaccia i contatti con la ex-moglie rimanendo in buoni rapporti con il suo nuovo compagno. Porta con sé la nuova figlioletta in quel suo nuovo ambiente di vita. Max Walker-Silverman vorrebbe fare un nuovo cinema del New Deal, esaltare quei valori semplici e genuini della convivialità nella piccola comunità rurale di persone semplici, una genuina e primigenia american way of life, dove si ringrazia il Signore prima dei pasti, dove si fa colazione con scrambled eggs e ketchup. Tra Dusty e i nuovi vicini si crea un rapporto di amicizia e buon vicinato, fatto di grigliate all’aperto, dove si esibiscono ora quelle fiamme lasciate fuori campo all’inizio – ma è un fuoco controllato –, di ritrovi davanti alla biblioteca. Il valore riscoperto delle piccole cose della vita passa per ripitturare in azzurro la roulotte insieme a tua figlia. Fondamentale è anche ritrovare le memorie famigliari e quelle degli avi, da non dimenticare. Il container riproduce al suo interno quello della casa di famiglia, pieno di quadretti e ritratti di famiglia. I taccuini della nonna, le vecchie ricette di casa: sono cimeli da preservare, il fuoco li avrebbe cancellati mandando in fumo le memorie famigliari. E poi c’è quel piccolo cimitero privato, fatto di poche lapidi, adiacente alle vestigia della casa di Dusty. Anche queste saranno ripulite e lucidate per bene, per tenere viva la memoria di chi non c’è più. Il film funziona in questo senso ma dopo mezz’ora ha già detto tutto quella che doveva dire. I nobili intenti del regista si annacquano in stereotipi triti e ritriti, in cliché prefabbricati, in immagini pacchiane ed estetizzanti, finanche in un prevedibile buonismo. La musica country, le cavalcate con le vacche, le cavalcate contro un abbagliante sole crepuscolare, i fiumi, le montagne, i grandi fondali del cinema western. Walker-Silverman sembra voler costruire una nuova mitologia rurale americana, esaltando la resilienza umana di fronte alla catastrofe, ma finisce col rifugiarsi in un’estetica povera, da cartolina, addomesticata.
Info
Rebuilding sul sito di Karlovy Vary.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Rebuilding
- Paese/Anno: USA | 2025
- Regia: Max Walker-Silverman
- Sceneggiatura: Max Walker-Silverman
- Fotografia: Alfonso Herrera Salcedo
- Montaggio: Jane Rizzo
- Interpreti: Amy Madigan, Josh O'Connor, Kali Reis, Lily LaTorre, Meghann Fahy
- Colonna sonora: Jake Xerxes Fussell
- Produzione: Cow Hip Films, Dead End Pictures, Present Company
- Distribuzione: Filmclub Distribuzione
- Durata: 95'
- Data di uscita: 04/06/2026


Karlovy Vary 2025 – Presentazione