4 mosche di velluto grigio
di Dario Argento
A quasi cinquantaquattro anni dalla sua realizzazione torna in sala 4 mosche di velluto grigio, il film con cui Dario Argento mette la parola fine alla cosiddetta “Trilogia degli animali”; un evento di non rara importanza, se si considera che per quasi vent’anni il film fu bloccato da problemi legati ai diritti d’autore. Poterne ammirare la potenza visionaria sul grande schermo è privilegio da non farsi sfuggire.
Il boia con la scimitarra
Roberto Tobias è un batterista in un complesso prog-rock, e vive a Roma con la moglie Nina. A lei, come ai suoi amici, tiene nascosto un segreto: da alcuni giorni un misterioso uomo inguainato in un impermeabile lo pedina. In un’occasione Roberto riesce a sua volta a seguire lo strano figuro all’interno di un teatro, ma al termine di una colluttazione lo uccide involontariamente… [sinossi]
Quando nei primi mesi del 2012 raggiunse gli scaffali dell’home video il dvd di 4 mosche di velluto grigio, edito dalla 01 Distribution (nel maggio 2009 aveva trovato distribuzione l’edizione statunitense curata da Mya Communication), gli esegeti del cinema di Dario Argento – e del giallo all’italiana in generale – faticarono a trattenere grida di giubilo: erano anni infatti che non c’era alcun modo per posare gli occhi sul titolo che conclude la cosiddetta “Trilogia degli animali” spalancando le porte a quel Profondo rosso che di lì a quattro anni cambierà radicalmente qualsiasi approccio al thriller a livello mondiale. Circolavano tra i cultori e gli addetti ai lavori lacerate videocassette su cui era stato registrato il film in uno degli ultimi passaggi televisivi (per di più letteralmente bombardato di interruzioni pubblicitarie) prima che il contenzioso legale sui diritti d’autore bloccasse completamente qualsiasi diffusione dello stesso, ma si trattava di supporti ai limiti del visibile, di una qualità così scadente da rendere pressoché inintelligibile quel che avveniva sullo schermo. Un delitto per qualsiasi opera cinematografica, ma che rasenta l’abominio nel momento in cui va a colpire un’opera cesellata sull’apparato visionario, sull’immaginario, sull’evocazione attraverso il suono. Un’intera generazione cinefila crebbe dunque agognando di poter vedere 4 mosche di velluto grigio così come era stato pensato e come raggiunse le sale italiane nel Natale del 1971, confermando l’ottimo successo di pubblico che avevano già ottenuto L’uccello dalle piume di cristallo, uscito nel febbraio 1970, e Il gatto a nove code, distribuito dieci mesi prima delle “quattro mosche”. Ecco dunque che il progetto di CG Entertainment e Cat People Distribuzione di riportare sul grande schermo il film assume un valore assai diverso – e ben più fondamentale – rispetto a uscite analoghe, avvicinandosi in qualche misura ad altre due scommesse condotte nel recente passato dalle suddette case di distribuzione, sia con Cannibal Holocaust che con Dellamorte Dellamore.
Un modo per omaggiare anche il grande Dario Argento, che a settembre compirà ottantacinque anni e che sembra essere gravemente uscito dai radar del mondo cinefilo più giovane, che lo guarda forse persino con sospetto considerandolo “colpevole” di una progressiva perdita d’ispirazione, che è in realtà coincisa con uno slittamento di sguardo da parte del cineasta romano. Opere come Dracula 3D e Occhiali neri – che corre seriamente il rischio di essere l’ultima regia per Argento, data l’età avanzata – pur senza raggiungere le vette della sua filmografia rientrano alla perfezione nella poetica argentiana, non per riciclo stantio di idee ma per quella ricerca della “paura”, e della messa in scena dell’umano solitario in uno spazio ostile che da sempre rappresenta una cifra stilistica unica, e in tutto riconoscibile. Certo, lo strabordare visionario della trilogia, così come di Profondo rosso, Suspiria, Inferno, Tenebre, Phenomena e via discorrendo rapisce ancora oggi lo sguardo, e anche per questo appare interessante vedere come un pubblico che non può avere per ragioni anagrafiche dimestichezza con la visione in sala di dette opere potrà reagire di fronte alle peripezie del povero batterista Roberto Tobias, coinvolto suo malgrado nell’omicidio di uno sconosciuto che da qualche giorno aveva preso a pedinarlo in ogni dove, e da quel momento al centro di una raffica di assassinii efferati, condotti seguendo uno schema di difficile decrittazione. L’idea dell’investigatore “malgré lui”, che è figlia dei cascami hitchcockiani ma è anche uno dei retaggi principali del giallo all’italiana – si pensi anche solo a La ragazza che sapeva troppo di Mario Bava, regista cui Argento deve molto: i codici visivi dei suoi serial killer guardano sempre dalle parti di Sei donne per l’assassino, anno domini 1964 –, trova qui un protagonista che di mestiere fa il musicista (ne L’uccello dalle piume di cristallo Sam Dalmas è uno scrittore in crisi creativa, mentre ne Il gatto a nove code Franco Arnò è un ex-giornalista divenuto enigmista dopo aver perso la vista), anticipando dunque il personaggio di Marcus Dalyin Profondo rosso.
Solo che qui si è ancora nell’ambito del rock, quattro anni più tardi ci si ritroverà in territori free jazz. Una distanza quest’ultima che permette anche di cogliere l’evoluzione più evidente che attraverserà lo sguardo di Argento tra il 1971 e il 1975: pur nel suo deliquio notturno, con tanto di visione di un assolato paesaggio saudita nel bel mezzo di una decapitazione pubblica che Roberto Tobias rivive ogni notte, in modo sempre più vivido e terrorizzante, 4 mosche di velluto grigio è ancora strettamente ancorato al reale, alla dimensione borghese dei suoi protagonisti – e in tal senso non è casuale un possibile riferimento al finale de Il disprezzo, rilettura godardiana del romanzo di Moravia. Nella loro forma schizoide i delitti hanno qui ancora un senso riconoscibile e Argento deve ancora addentrarsi nei meandri dell’orrore della psiche, così potente da poter essere già un elemento “super-naturale”; anche per questo si trova spazio per siparietti come quelli che hanno per gigantesco eroe il Diomede incarnato da Bud Spencer, fresco fresco dai set di Trinità. La dimensione incubale è già netta e percepibile, ma viene ancora smussata, senza muoversi nei territori screwball e quasi slapstick cui darà vita la coppia Hemmings/Nicolodi in Profondo rosso. Come punto di passaggio tra due momenti di rilievo mondiale del thriller di marca italiana ed europea 4 mosche di velluto grigio svolge un ruolo fondamentale, pur senza potersi fregiare della perfezione cristallina de L’uccello dalle piume di cristallo o Profondo rosso: eppure tutti gli elementi che diverranno poi dei cliché del genere – e che in troppi proveranno a imitare, senza essere minimamente in grado di coglierne la reale essenza – sono qui già presenti, ivi compreso com’è ovvio il colpo di scena finale relativo allo svelamento del colpevole (e con un medaglione che già potrebbe recidere una testa, se solo vi fosse un ascensore a disposizione), forse persino troppo arzigogolato per apparire di facile comprensione. Ma il punto non è quello, non è mai stato quello nella rivoluzione argentiana, dove il cinema diventa il luogo del subconscio, dell’irrazionale “reale”, del montaggio come prima tentazione allo smembramento del corpo altrui. 4 mosche di velluto grigio ricorda ancora oggi, a quasi cinquantaquattro anni dalla sua realizzazione, il potere dell’immagine, la sua profonda irrequietezza, e il concetto di paura come emozione primaria, reale anche quando artatamente immaginaria. Reale proprio perché immaginaria.
Info
Il trailer di 4 mosche di velluto grigio.
- Genere: giallo, thriller
- Titolo originale: 4 mosche di velluto grigio
- Paese/Anno: Francia, Italia | 1971
- Regia: Dario Argento
- Sceneggiatura: Dario Argento
- Fotografia: Franco Di Giacomo
- Montaggio: Françoise Bonnot
- Interpreti: Ada Pometti, Aldo Bufi Landi, Bud Spencer, Calisto Calisti, Corrado Olmi, Costanza Spada, Dante Cleri, Fabrizio Moroni, Francine Racette, Fulvio Mingozzi, Gildo Di Marco, Guerrino Crivello, Jacques Stany, Jean-Pierre Marielle, Leopoldo Migliori, Marisa Fabbri, Michael Brandon, Mimsy Farmer, Oreste Lionello, Pino Patti, Renzo Marignano, Stefano Satta Flores, Tom Felleghy
- Colonna sonora: Ennio Morricone
- Produzione: Seda Spettacoli, Universal Productions France
- Distribuzione: Cat People, CG Entertainment
- Durata: 102'
- Data di uscita: 14/07/2025






Inferno
Dario Argento Panico
Occhiali neri
L’uccello dalle piume di cristallo
Tenebre
Il gatto a nove code
Suspiria
Profondo rosso
4 mosche di velluto grigio
Dracula 3D
Giallo/Argento
I film di Dario Argento