100 litri di birra

100 litri di birra

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Il prolifico regista Teemu Nikki con 100 litri di birra conferma lo sguardo attento sulla realtà finnica, senza rinunciare a un approccio teso al grottesco che serve a far deflagrare con ancora maggior forza i sentimenti in scena. Stavolta l’epicentro del racconto è Sysmä, città natale di Nikki ma soprattutto patria indiscussa del sahti, la birra artigianale finlandese.

Chi beve sahti campa?

Taina e Pirkko, due avvinazzate sorelle di campagna rinomate per il loro sahti, la birra artigianale tipica della Finlandia, vengono incaricate di produrne 100 litri per un matrimonio in famiglia. Tuttavia, il lotto è talmente buono che finiscono per bersi tutta la birra da sole, risvegliandosi alla vigilia del matrimonio coi postumi di una sbornia e con 100 litri di sahti da reperire al più presto per salvare la reputazione del loro birrificio. [sinossi]

Si dovrà prima o poi iniziare a fare i conti seriamente con il cinema di Teemu Nikki, cinquantenne infaticabile regista finlandese che da una ventina di anni gira a rotta di collo lunghi, corti, lavori per la televisione o il web, al punto che finora ha già portato a termine oltre trenta opere – ivi compresa la serialità: ad esempio l’assai apprezzata #lovemilla, che di fatto lo rese celebre in patria tra il 2013 e il 2014, consta di una settantina di episodi. Da questo punto di vista si devono fare i complimenti ad Andrea Romeo e alla sua I Wonder Pictures, che ha preso Nikki sotto la sua ala protettiva dapprima distribuendolo (Il cieco che non voleva vedere Titanic, Nimby: Not in My Backyard) e quindi entrando direttamente in produzione, come accaduto dapprima con Peluri – Kuolema on elävien ongelma, vale a dire La morte è un problema dei vivi, e ora con 100 litraa sahtia/100 litri di birra, che raggiunge le sale italiane dopo essere stato presentato lo scorso autunno alla Festa del Cinema di Roma. Per quanto l’elemento principe di ogni approccio registico di Nikki sia il grottesco, lente deformante attraverso la quale viene rappresentato il “reale”, a colpire di più film dopo film è la capacità di puntare lo sguardo sul panorama finnico da una prospettiva volutamente sempre sbilenca, come se l’asse della vista dovesse comunque essere fuori quadro, un po’ sfocato o annebbiato. Lo era anche narrativamente nel già citato Il cieco che non voleva vedere Titanic, visto e considerato che il protagonista Petri Poikolainen è in effetti stato privato della vista a seguito dello sviluppo della sclerosi multipla, e la pratica non è mutata nei film successivi. Film che parlano in maniera quasi immancabile di depressione, paranoia, alcolismo, perdita del senso della propria vita, sensi di colpa.

Se è vero che Nikki traccia un diagramma a suo modo spietato della Finlandia e della vita che vi brulica – tanto in città quanto nelle zone rurali –, è altrettanto vero che il regista crede in modo incrollabile nell’umano, nella sua debolezza ma anche nella sua tenerezza più intima e insondabile. Questo emerge con forza anche durante la visione di 100 litri di birra, che pure parte da un assunto a pochi passi dal demenziale puro: Taina e Pirkko sono due sorelle che vivono in una fattoria di Sysmä, cittadina di tremila abitanti a circa duecento chilometri a nord di Helsinki celebre per la produzione di sahti, la bevanda tradizionale finlandese che può esser fatta appartenere alla famiglia delle “birre” anche se la gradazione alcolica è superiore alla media delle sue consorelle (mai al di sotto dei 6°, spesso ben oltre i 10°). Nel tempo libero, e ne hanno in abbondanza, le due donne si dilettano proprio nella produzione del sahti, pratica già portata a compimento con eccellenti risultati tanto dal nonno quanto dal padre, pluri-vincitore di concorsi nazionali sempre molto critico verso i risultati raggiunti dalle sue figlie. Di figlia ce n’è anche un’altra, Päivi, che però anni prima si è trasferita nella capitale, da cui fa ritorno con il suo fidanzato per annunciare l’imminente matrimonio proprio in quel di Sysmä e chiedendo a Taina e Pirkko di partecipare procacciando a tutti gli invitati i 100 litri di birra del titolo. Questo evento crea eccitazione nella placida e sonnolenta vita di Pirkko e Taina, ma da il là a una catena di eventi disastrosi a dir poco impronosticabili inaugurati dal fatto che le sorelle, dopo aver prodotto i migliori 100 litri di sahti mai fatti prese dall’euforia se li tracannano tutti. Come trovare altri 100 litri in sole 24 ore per evitare una figura ignominiosa con la loro sorella minore?

Questo è l’assunto demenziale cui si faceva riferimento in precedenza (anche La morte è un problema dei vivi partiva da una suggestione ben oltre il ridicolo, con uno dei due protagonisti che scopriva di possedere solo il 15% del cervello), ma che ben presto svela la natura catartica delle opere di Nikki, che mette in scena senza orpelli la nuda fragilità degli esseri umani, il loro desiderio non verbalizzabile di essere amati, di essere compresi, di essere protetti. “Non mostri rispetto” è l’accusa che più di sovente i personaggi di 100 litri di birra si rinfacciano, a dimostrare come la paura più grande sia di essere soli, trattati male dagli altri perfino involontariamente. Anche per questo Pirkko se ne va in giro sempre con una roncola – che, come la proverbiale pistola, prima o poi andrà utilizzata –, anche per questo Taina non osa mostrare a nessuno le “opere d’arte” che lavora per togliersi dalla testa il tarlo di essere la responsabile dell’incidente automobilistico che trent’anni prima tolse una gamba a Päivi. Poco per volta Nikki inserisce nel racconto le derive più oscure del racconto, e non teme di inficiare in alcun modo così facendo la potenza della sua commedia. Una scommessa vinta, perché il film riesce a tenersi sempre in bilico tra la risata e il groppo in gola, grazie anche alla messa in scena di Nikki, e a un montaggio non privo di intuizioni deliranti, e brillanti. Ed è ancor più dolce, e in qualche modo dimesso, che il regista abbia scelto di ambientare la vicenda di queste due alcolizzate all’ultimo stadio proprio a Sysmä, che è anche la sua città natale, il luogo in cui in modo artigianale ha iniziato a costruire cinema, e a donare un collante a una società. Esattamente come il sahti lavorato con cura nell’intimo della torppa, la casetta con annesso piccolo terreno di proprietà. Un mondo antico, quasi fuori tempo oramai, eppure prezioso: come il cinema.

Info
Il trailer di 100 litri di birra.

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