White Snail
di Elsa Kremser, Levin Peter
Esordio alla finzione per i filmmaker Elsa Kremser e Levin Peter, White Snail è un’opera dove tornano i temi cari agli autori. I cani selvatici, i marginali questa volta sono Masha e Misha, due personaggi reali la cui professione è incentrata sul corpo e sulla sua manutenzione. Lei è fotomodella, lui pratica la tanatoprassi, la cura del corpo dei defunti. Il tutto all’interno di un paese borderline come la Bielorussia, sospesa tra Europa e Oriente. Nel Concorso Internazionale del Locarno Film Festival 2025.
Dalla Bielorussia con amore
Una modella bielorussa sogna di far carriera in Cina ed è attratta da un misterioso individuo solitario che di notte lavora all’obitorio. L’incontro scuote ogni sua idea pregressa di bellezza, corpo e mortalità. Una fragile storia d’amore tra due outsider che mettono in crisi l’uno il mondo dell’altra, scoprendo così di non essere soli. [sinossi]
Conosciamo Elsa Kremser e Levin Peter, coppia di filmaker, lei austriaca, lui tedesco, per Space Dogs, che delineava una parabola dall’impero sovietico alla Russia odierna attraverso i cani selvatici passati dall’impresa spaziale a popolare in branchi le strade delle città, Film che fu presentato a Locarno nel 2019 in Cineasti del Presente. Ora i due tornano al festival ticinese, nella sua 78ª edizione, con il loro primo lavoro di fiction dal titolo White Snail, in competizione nel Concorso Internazionale. Nel fare un’opera ufficialmente di finzione, Kremser e Peter rimangono sempre molto ancorati al reale, mantenendo peraltro il loro interesse verso il mondo russo, russofono o ex-sovietico. Seguono così ancora due ‘cani randagi’, due figure marginali che sono reali, Masha e Misha, e che hanno in comune una connessione con il corpo nelle loro professioni. Lei, infatti, è una fotomodella ed è obbligata, per lavoro, a mantenere un corpo bello, perfetto, asciutto. Cammina per strada con un ombrello per avere una pelle perfetta, a casa si riveste con un sacco di plastica, per analoghi motivi. Si sottopone a esercizi di postura, portando un’asse in testa, massaggi e a trattamenti estetici come lo snail facial, ovvero l’applicazione di grandi chiocciole vive sul volto che viene così coperto dalla loro bava. Lui, un ragazzo corpulento e coperto di tatuaggi, invece ha a che fare con i corpi sfatti, devastati: tutto ciò che l’attività di lei deve scongiurare. Lavora infatti in un obitorio, praticando autopsie e tanatoprassi. Deve così aggiustare, ritrovare una bellezza corporea per rendere i cadaveri decenti e presentabili ai funerali. E deve anche congelare quei corpi di defunti, quando sono in obitorio, cristallizzarli proprio come Masha sta facendo con il suo corpo. La bellezza, fredda e funerea, di lei, si incontra con l’anelito di bellezza della morte che porta avanti lui. Quando lei vede lui trattare i cadaveri, invitata nella camera mortuaria per assistere al lavoro del ragazzo, e applicare ai loro volti una maschera di formalina, sembra riconoscere sé stessa nelle mani dei suoi esperti di make-up.
Misha fa anche il pittore e realizza quadri i cui soggetti sono sempre i corpi deturpati e sgradevoli, con un’estetica tra Egon Schiele e Lucian Freud. Uno dei suoi dipinti, gigantesco, sembra la raffigurazione della poesia L’albatro di Baudelaire, con un grande uccello brutalmente sventrato da degli uomini. Un quadro che anticipa la sua messa in stato d’accusa, l’interrogatorio che deve subire dai servizi sociali per la sua arte degenerata, con una dottoressa che non riconosce la citazione di Dante in un suo tatuaggio. Il contesto è quello della desolata Bielorussia, paese rimasto satellite di Mosca dopo la dissoluzione sovietica, una società sotto formalina. Elsa Kremser e Levin Peter catturano l’inquietante magniloquenza delle architetture sovietiche, vuote, inestetiche, quando imponenti. Così è la grande piazza di Minsk e quel tunnel squallido di un cavalcavia che si vede più volte nel film. Come rumore di fondo si sentono notizie dai telegiornali con discorsi nazionalisti che esaltano la potenza dell’esercito e degli armamenti nucleari tattici che il paese si vanta di possedere. Un luogo in bilico da cui tutti vogliono scappare scegliendo uno o l’altro blocco del mondo attuale, l’Europa – si parla di Polonia – o la Cina dove vorrebbe rifugiarsi Masha. Mentre fa colloqui di lavoro online con talent scout cinesi, si mostra la modernità del grande paese asiatico, la sua adesione ormai ai dettami di progresso capitalistico. Per lei forse, la Cina, passata in un attimo dal socialismo al capitalismo, rappresenta l’opposto della società stagnante in cui vive, un paese che non è rimasto sotto formalina, ma che si è fatto un grosso make-up.
I registi tornano a usare metafore di animali per descrivere queste due esistenze fragili, schiacciate in quel mondo mortifero, come le chiocciole, le lumache terrestri, creature molli, fragili, per molti disgustose, capaci però di proteggersi con la loro conchiglia. L’accoppiamento di due di questi gasteropodi, dopo essersi tastati con le loro appendici, è un momento, fin troppo telefonato per la verità, per rappresentare l’unione dei due protagonisti. Unione che avviene in natura, entrando entrambi nel tronco cavo di un albero e facendo il bagno in un lago, lontani dalla cappa urbana asfittica. Con White Snail, Elsa Kremser e Levin Peter filmano un incontro e un amore in una società distopica, che diventa un atto di resistenza contro una realtà che sembra voler pietrificare ogni forma di vita.
Info
White Snail sul sito del Festival di Locarno.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: White Snail
- Paese/Anno: Austria, Germania | 2025
- Regia: Elsa Kremser, Levin Peter
- Sceneggiatura: Elsa Kremser, Levin Peter
- Fotografia: Mikhail Khursevich
- Montaggio: Stephan Bechinger
- Interpreti: Marya Imbro, Mikhail Senkov
- Colonna sonora: Jan Misere, John Gürtler
- Produzione: MA.JA.DE. Fiction, Panama Film, RAUMZEITFILM Produktion
- Durata: 115'





Locarno 2025
Locarno 2025 – Presentazione
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