Mare’s Nest

Mare’s Nest

di

Ben Rivers si misura con Don DeLillo sviluppando la sua pièce teatrale The Word for Snow nel film Mare’s Nest, una favola escatologica dalle forme infantili, dove tornano i temi, cari al filmmaker inglese, dell’evoluzionismo, della crisi ambientale e dell’apocalisse ecologica prossima ventura. Ancora un viaggio lisergico tra paesaggi estremi e archeologie, stavolta in un mondo di soli bambini. Nel Concorso Internazionale del Locarno Film Festival 2025.

Quando il bambino era bambino

Moon viaggia in un misterioso mondo senza adulti. In una capanna di montagna incontra una studiosa diventata saggia e la sua interprete, e cerca di capire cosa sta succedendo a partire da un testo teatrale di Don DeLillo. Conosce altri bambini che recitano per lei, le fanno vedere un film o le regalano qualcosa, mostrandole diversi modi di vivere. Lei osserva e va oltre, verso un futuro sconosciuto. [sinossi]

Moon Guo Barker è una bambina sorridente, vitale e spontanea che gioca il ruolo di musa nella nuova opera di Ben Rivers, Mare’s Nest, nel Concorso Internazionale di Locarno 78, in cui è protagonista con il suo stesso, programmatico, nome, Moon. La vediamo scendere da una macchina, all’inizio, e incontrare una tartaruga per strada. La adotta e le racconta in pillole l’evoluzione della vita sulla Terra dal brodo primordiale, la formazione delle molecole organiche, la colonizzazione degli organismi dell’ambiente terrestre. Ben Rivers parte da una breve pièce teatrale di Don DeLillo, autore con cui condivide spesso un forte senso escatologico, dal titolo The Word for Snow, un atto unico che narra dell’incontro tra un pellegrino e un professore di escatologia in un contesto di apocalisse climatica. Solo una parte del film è la traduzione di quell’opera che Rivers adatta in un mondo di soli bambini, Moon e i tanti che incontra nel suo peregrinare. Sono bambini colti che discettano di storia evolutiva, crisi climatica, filosofia, discorsi sulla fine del mondo. Sembrano i ragazzini del movimento Fridays for Future catapultati in un mondo distopico dove non ci sono adulti, da film come Il villaggio dei dannati o Il signore delle mosche. Le frasi con i titoli dei vari episodi del film sono scritte come con un gesso su lavagna, immergendo il tutto in un’atmosfera infantile.

Moon è come Alice che si muove in un paese delle meraviglie, peregrina tra paesaggi archeologici, stratificazioni geologiche, ripercorrendo miti, il Minotauro e il labirinto, figure umane immobili, pietrificate come i calchi delle vittime di Pompei, genesi ed estinzioni, montagne e cunicoli, caverne che iscrivono il paesaggio esterno con la sagoma del loro ingresso. E pure un grande lenzuolo appeso che funge da schermo cinematografico, con un evidente richiamo al mito platonico della caverna. Ci sono scene pittoriche, distese immerse nella nebbia o avvolte da una luce blu in cui spiccano gli spot di colore dei fuochi dei falò. Ci sono, ancora una volta i detriti di una società (ormai passata? Estinta come quelle specie animali che sono entrate poi in un pantheon di divinità?): bambini che suonano strumenti musicali poveri, ottenuti con materiale di recupero. Si passa da casolari abbandonati ad abitazioni ricavate nella roccia, in paesaggi simili a quelli di Matera o della Cappadocia. Il filmmaker londinese accompagna Moon in un trip allucinatorio, dove si ripercorre la storia geologica della Terra, che è un globo come dice un titolo sulla lavagna, e l’archeologia delle civiltà che l’hanno abitata come le specie di organismi animali e vegetali che vi hanno prosperato prima di estinguersi. Un trip lisergico che alterna colore e bianco e nero in pellicola a 16 mm. Una granulosità di scale di grigi e colori sbavati o viraggi in rosso come da sindrome acetica. Ben Rivers tratteggia una grande anticamera dell’estinzione umana, ma il sorriso di Moon, ripetuto due volte nel finale, è un messaggio di speranza.

Info
Mare’s Nest sul sito di Locarno.

  • mares-nest-2025-ben-rivers-03-scaled.webp
  • mares-nest-2025-ben-rivers-02-scaled.webp
  • mares-nest-2025-ben-rivers-01-scaled.webp

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Locarno 2025

    Giona A. Nazzaro ha presentato il programma di Locarno 2025, settantottesima edizione della kermesse ticinese: una selezione monstre, che mette insieme alcuni dei titoli più attesi dell’anno, a partire da Mektoub, My Love: Canto Due di Abdellatif Kechiche.
  • Festival

    Locarno 2025 – Presentazione

    Giona A. Nazzaro ha presentato questa mattina il programma di Locarno 2025, 78esima edizione della kermesse ticinese: una selezione monstre, che mette insieme alcuni dei titoli più attesi dell'anno, a partire da Mektoub, My Love: Canto Due di Abdellatif Kechiche.
  • Locarno 2019

    Krabi, 2562 RecensioneKrabi, 2562

    di , Presentato nella sezione Moving Ahead al 72 Locarno Film Festival, Krabi, 2562 è un film nato dalla collaborazione tra il cineasta sperimentale inglese Ben Rivers e la regista thailandese Anocha Suwichakornpong.
  • FID 2019

    Ghost strata RecensioneGhost Strata

    di Presentato nel concorso internazionale del 30° Fid Marseille, Ghost Strata è il nuovo lavoro di Ben Rivers, un patchwork di immagini e riprese, di repertorio o meno, una per ogni mese dell'anno.
  • Locarno 2015

    The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers

    di Presentato a Locarno , l’ultimo lavoro del cineasta sperimentale inglese Ben Rivers, un’opera in cui incontra e dialoga con la poetica dello scrittore Paul Bowles. Nei paesaggi maestosi del deserto del Marocco si confrontano le diverse concezioni con cui l’uomo bianco guarda i popoli non industrializzati: il mito del buon selvaggio e la crudeltà dei semplici.
  • Torino 2013

    A Spell to Ward Off the Darkness

    di , Spiritualità, rovine, paganesimo e black metal. Con A Spell To Ward Off the Darkness Ben Rivers e Ben Russell celebrano un rituale ipnotico attraverso la settima arte.