Una scomoda circostanza – Caught Stealing

Una scomoda circostanza – Caught Stealing

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Dark comedy urbana rocambolesca e ipertrofica Una scomoda circostanza – Caught Stealing di Darren Aronofsky è una grande abbuffata di situazioni, colpi di scena, star emergenti o ripescate da un passato cinematograficamente rilevante. Sovrabbondante, ma senz’anima.

Run, baby, run

Ex promessa del baseball, Hank lavora come barista in un bar malfamato di New York, proprio mentre la sua squadra macina vittorie. Quando il vicino di casa Russ gli chiede di badare al suo gatto per qualche giorno, Hank si ritrova improvvisamente coinvolto in una situazione complicata: un gruppo di gangster decisamente pericolosi comincia a dargli la caccia, e lui non ha la minima idea del perché. Braccato da ogni parte, dovrà restare in vita abbastanza a lungo da scoprirlo. [sinossi]

Le radici piantate nel cinema indie americano (Pi greco, Requiem for a Dream), le grandi ambizioni derise (L’albero della vita, Madre!), una via personale al classicismo che fa presa sul grande pubblico (The Wrestler, The Whale), Darren Aronofsky torna ora sul grande schermo con un thriller-dark comedy dal sentore nostalgico e dai mille cliché ribaltati e ri-frullati. Tratto dall’omonimo romanzo del 2004 firmato da Charlie Huston (qui anche autore della sceneggiatura), Una scomoda circostanza – Caught Stealing è ambientato nel 1998 nel Lower East Side di Manhattan e segue le disavventure urbane dell’ex promessa del baseball, ora barista notturno, Hank (Austin Butler). Quando il suo vicino di casa punkettone Russ (Matt Smith) gli affida il gatto per raggiungere il capezzale del padre morente, per Hank si innesca una lunga serie di colluttazioni, fughe rocambolesche e inseguimenti, dei quali dovrà scoprire il motivo. 
Appoggiandosi al sempre valido detonatore narrativo del “tutto in una notte”, Aronofsky compone una rapsodia virtualmente inarrestabile di situazioni e personaggi, che tornano in rapide ondate a occupare lo schermo, seguendo l’abituale ritmo rapido del montaggio aronofskyano e in sync co l’altrettanto ben nota playlist accattivante, qui arricchita dalla presenza degli Idles. Tutto appare moltiplicato in Una scomoda circostanza, dal numero dei giorni e delle notti previsti ai cattivi: una coppia di russi, una coppia di killer ebrei ortodossi (Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio), una sbirro corrotta e diabolica (Regina King) e anche un malvivente portoricano (Benito Antonio Martínez Ocasio). Doppio poi è anche il classico McGuffin hitcockiano della vicenda: il gatto Bud e una chiave di cui è inconsapevole custode. Un questa grande abbuffata di già visto e sperimentato, Aronofsky si ritaglia qualche buona idea di regia, sovvenzionato dalla bella fotografia di Matthew Libatique, si apprezzano inoltre dei momenti gore con frattaglie assortite e poi mal ricucite e un pizzico di erotismo (grazie alla giovane coppia Austin Butler/Zoë Kravitz), tutti elementi che concorrono a spingere in avanti, minuto dopo minuto una farsa rocambolesca a tratti appesantita da alleggerimenti forzati (il tormentone del vicino nerd “creatore di siti web”, il cliente del bar sovrappeso), oltre che da dialoghi prolungati e poco brillanti, densi di “spiegoni”. A coronare questo versante poco allettante del film, ecco poi una morale di fondo che prevede incidenti causati, naturalmente, da alcol alla guida e il senso ultimo dell’intera operazione basato sulla complicata scelta tra assumersi o scappare dalle proprie responsabilità.

Quanto agli interessanti riferimenti al ripulisti a “tolleranza zero” del sindaco Rudolph Giuliani e alla gentrification galoppante, questi riferimenti storici che dovrebbero rendere la città di New York uno dei veri protagonisti del film, finiscono solo per far sembrare il film retrò in maniera controproducente. Perché se durante la visione al posto della coppia Butler/Kravitz sembra a tratti di visualizzare Ethan Hawke e Rosario Dawson, si fa strada nello spettatore l’idea poco lusinghiera che il film stesso sia fuori tempo e magari frutto di un progetto nato da tempo e che solo ora riesce a trovare la luce dello schermo. Che questo sia vero o meno, poco cambia. Nonostante qualche trovata (non sempre originale) e la buona regia di (specie negli inseguimenti urbani), Una scomoda circostanza – Caught Stealing ci consegna prevalentemente un autore in crisi – forse anche da troppo tempo – che,  pensando a pellicole similari, è già stato superato per inventiva e talento dal cinema dei fratelli Safdie (pensiamo soprattutto a Good Time, ma anche Diamanti grezzi) e che non riesce a eguagliare il modello aulico del Fuori Orario di Martin Scorsese, a cui di certo intende rendere omaggio tramite il gradevole cameo di un ben ritrovato Griffin Dunne.


Info:
Il trailer di Una scomoda circostanza – Caught Stealing.

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