Restare
di Fabio Bobbio
Con Restare torna alla regia, seppur di un cortometraggio, quel Fabio Bobbio che poco meno di dieci anni fa colpì lo sguardo cinefilo con l’esordio I cormorani. Un lavoro, quest’ultimo, sull’abbandono, sulla perdita e la necessità di compenetrarsi con l’altro da sé. Titolo di apertura della sezione SIC@SIC all’interno della Settimana Internazionale della Critica di Venezia.
L’addio
Nella sua ultima giornata al bancone della tavola calda, Sara si appresta a lasciare la provincia. Denis la osserva, tentando di trattenere ciò che entrambi temono di perdere. In un paesaggio cristallizzato e sospeso, il loro addio rivela la profondità del loro legame e la struggente intensità del distacco. [sinossi]
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, recita un celebre adagio italiano. Se qualcuno volesse scoprire di più su un regista come Fabio Bobbio, che torna dietro la macchina da presa con il cortometraggio Restare a quasi dieci anni di distanza da quel I cormorani che aprì un piccolo ma persistente squarcio nella tela un po’ consunta dell’immaginario cinematografico nazionale, potrebbe partire da tutti i lavori d’altrui firma cui Bobbio si è impegnato in qualità di montatore. Ci si imbatterebbe allora in Lumina di Samuele Sestieri, nel lavoro breve Ultimo impero di Danilo Monte, e soprattutto in alcuni dei film del compianto Mirko Locatelli, vale a dire I corpi estranei, Isabelle e La memoria del mondo: ecco dunque che di fronte allo studioso e all’appassionato si aprirebbe un panorama cheto, in gran parte silente ma non certo per mancanza di argomentazioni; un proscenio in cui l’umano deve trovare il proprio spazio all’interno dell’inquadratura. Deve guadagnarselo, quello spazio. Nelle pastoie nelle quali è avviluppato buona parte del cinema italiano contemporaneo canonico, Bobbio è uno dei nomi che si spingono in territori desueti, disabitati dai più, selvaggi e indipendenti. In tal senso la scelta da parte della delegata generale della Settimana Internazionale della Critica Beatrice Fiorentino e del suo gruppo di lavoro di collocare Restare in apertura dello spazio SIC@SIC (fuori dalla competizione, com’è inevitabile avendo Bobbio già esordito con il già citato I cormorani al lungometraggio) può essere letta come una dichiarazioni d’intenti, il consiglio sull’altezza – anche produttiva – alla quale posizionare lo sguardo critico nei confronti del cinema prodotto in Italia.
È davvero un piacere imbattersi di nuovo nella visione di Fabio Bobbio, che in una certa qual misura sembra riprendere il discorso lì dove si era interrotto nel 2016, quando I cormorani ebbe modo di farsi notare a livello nazionale e internazionale, trovando anche l’occasione per una autodistribuzione in sala. Lì c’era l’inseguimento/pedinamento di due figure non più bambine ma non ancora adulte, ectoplasmi ideali che tra il bosco, il fiume e il centro commerciale ammazzavano un’estate dodicenne, liberissima e informe, giocosa e noiosa; con Restare invece il regista non perde l’interesse per l’osservazione dei corpi in scena, ma si sposta in una direzione assai diversa. Sara e Denis non sono due dodicenni: lavorano, lei al bancone di una tavola calda, lui invece come contadino. Sara ha deciso di abbandonare quella vita sperduta e di andarsene dalla provincia, e Denis continua a guardarla a distanza, aspettando il momento – se mai potrà arrivare – in cui avvicinarla per riuscire a trattenere con sé l’essenza di ciò che erano/sono insieme. Bobbio non teme l’aggettivo struggente, ma non ha alcuna intenzione di muoversi nei territori del mélo, così Restare si tramuta in un duetto quasi muto, in un campo controcampo in cui i due personaggi combattono una battaglia interiore con loro stessi per cercare di essere insieme nel quadro, consapevoli di quanto fuggevole sia ciò che stanno vivendo, e di come le loro vite si separeranno, forse per sempre. In una ventina di minuti il quarantacinquenne regista torinese riesce a condensare il senso più intimo e squarciante dell’abbandono, la sensazione di una perdita che non è solo dell’altro ma anche e forse soprattutto di se stessi, del proprio spazio all’interno del mondo/inquadratura; lo fa con una dolcezza ben adagiata su un paesaggio in cui l’umano pare solo di transito, quasi ai confini con il western. “Provincia industrializzata | Provincia terzializzata | Provincia di gente squartata”, cantavano quasi quarant’anni fa i CCCP – Fedeli alla linea, ma Bobbio sembra voler rispetto a questo mantenere la speranza della relazione affettiva, quell’abbraccio che va oltre l’amore e diventa condivisione, accettazione e superamento di un lutto che non è funereo ma persiste nell’aria, nella nebbia, nelle serate di festa alcolica, nell’allevamento degli animali da pascolo. Un’ode dimessa e sentita a un territorio – anche umano – in via di sparizione.
Info
Restare, la scheda sul sito della SIC.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Restare
- Paese/Anno: Italia | 2025
- Regia: Fabio Bobbio
- Sceneggiatura: Fabio Bobbio, Zelia Zbogar
- Fotografia: Bruno Raciti
- Montaggio: Enrico Giovannone
- Interpreti: Yile Vianello, Zackari Delmas
- Colonna sonora: Deriansky, Paolo Spaccamonti, Sierra Moreno
- Produzione: Filmine, Ginko Film, Malfé Film
- Durata: 21'



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