Jay Kelly

Jay Kelly

di

Contraltare dal cuore d’oro e dai piedi di balsa di Babylon, ma anche di pellicole ben più datate come il lancinante Il grande coltello di Aldrich, Jay Kelly di Noah Baumbach trasuda netflixismo da tutti i pori, cavalcando e glorificando l’aura da ultima star classica di George Clooney. Un viaggio picaresco, personale, ma persino meno incisivo di quello di Sandler/Sugerman in Hustle, altro gradevole prodotto targato Netflix. Sorprendente, per così dire, la presenza in concorso a Venezia 2025. Il peso delle star, non dei film.

Quel cane guadagna più di me

Il famoso attore cinematografico Jay Kelly e il suo devoto manager Ron partono per un vorticoso viaggio di inattesa profondità attraverso l’Europa. Lungo la strada sono entrambi costretti a fare i conti con le scelte che hanno fatto, i rapporti con i loro cari e con ciò che lasceranno alle generazioni future… [sinossi – labiennale.org]

In fin dei conti, Jay Kelly è un film gradevole. Ed è anche un film innocente. La sua (non) colpa è una collocazione dovuta e non meritata, quantomeno a nostro avviso. Il discorso è oramai trito e ritrito, quella non tanto sottile differenza tra Cannes e Venezia e i relativi rapporti con le piattaforme, i loro prodotti e le uscite in sala. Diretto e scritto (con Emily Mortimer) da Noah Baumbach, Jay Kelly è geneticamente un film netflixiano, smussato, addolcito, semplificato, privato di qualsiasi reale increspatura. Sì, certo, c’è tutta la parabola e quindi crescita del protagonista e del suo fido scudiero, ma è un viaggio dell’eroe che ci restituisce paesaggi da cartolina, mai veri, mai sinceri – anche se il bellimbusto Kelly sembra riflettere una bella porzione del vero divo Clooney (che si sarebbe trovato a suo agio nella Hollywood classica, come si troverebbe probabilmente a suo agio sulla poltrona presidenziale: la relativa battuta nel film casca infatti a fagiolo).

Nato per cavalcare l’algoritmo della piattaforma, Jay Kelly trova la sua chiave di lettura soprattutto nella parte italiana, un crogiuolo di luoghi comuni a stelle e strisce, un quadretto rassicurante per yankee in vacanza. Una dorata vacanza. Come dorata è l’immersione nei meccanismi hollywoodiani, dalla sequenza d’apertura sul set dell’ultimo film di Jay Kelly alla (auto)narrazione delle frenesie che accompagnano e circondano le star. Sì, certo, il set è un brulicare di tecnici, artisti e via discorrendo che si muovo con estrema consapevolezza in quello che sembra un caos inestricabile; poi, certo, oltre le bizze c’è anche il lato umano, ci sono i rapporti personali, i sentimenti, le ferite. Tutto vero, ma anche tutto innocuo, sterilizzato. E senza quell’esplosione o implosione di passione che attraversava e sconquassava Babylon: una passione che, per fare un esempio made in Netflixlandia, era abbastanza evidente anche nel cestistico Hustle, pur con tutti i suoi limiti e le semplificazioni da prodotto per tutta la famiglia e, soprattutto, tutte le famiglie.

Al di là della presenza sempre più che apprezzabile, ma qui un po’ sacrificata, di Adam Sandler, e il contorno di nomi più o meno altisonanti, a tenere in piedi una sceneggiatura alquanto sfilacciata è la performance di George Clooney, magari troppo gigioneggiante ma pur sempre portatore sano e in via di estinzione di questa sorta di carygrantismo che nel corso dei decenni gli ha permesso di attraversare le varie mutazioni estetiche ed etiche della fabbrica dei sogni: in tal senso, anche se lontanissimo dal finale di Babylon, il montaggio in onore di Kelly (e, quindi, di Clooney) è una sorta di viaggio generazionale e spettatoriale che mescola nostalgia cinefila, successi fragorosi e indiscutibile qualità. Cinema mainstream alla sua massima potenza, qui paradossalmente depotenziato e parecchio pigro. Se il cammino di Clooney non desta preoccupazione, che sia Ave, Cesare! o Jay Kelly, Le idi di marzo o Syriana, è questa fase della carriera di Noah Baumbach a lasciarci più di un dubbio. La lotta dell’autore per la sua sopravvivenza.

Info
Jay Kelly sul sito della Biennale.

  • jay-kelly-2025-noah-baumbach-01.webp
  • jay-kelly-2025-noah-baumbach-02.webp
  • jay-kelly-2025-noah-baumbach-03.webp
  • jay-kelly-2025-noah-baumbach-04.webp

Articoli correlati

Array
  • Venezia 2025

    Venezia 2025 – Minuto per minuto

    Con Venezia 2025 si celebrano le ottantadue edizioni della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, che come oramai da tempo si è adagiata nelle forme pensate dal direttore Alberto Barbera, per il quattordicesimo anno consecutivo alla guida della kermesse lagunare.
  • Venezia 2025

    Venezia 2025

    Venezia 2025 segue oramai da anni una sua prassi consolidata; l’impressione è che oramai gli scossoni non siano più previsti, e così la struttura della Mostra, giunta all’ottantaduesima edizione, appare sì solida ma anche sempre più uguale a se stessa.
  • Festival

    Venezia 2025 – Presentazione

    È stata presentata con una conferenza stampa in streaming la programmazione di Venezia 2025, ottantaduesima edizione della Mostra. La kermesse lagunare saldamente nella mani di Alberto Barbera da quattordici anni prosegue nell'idea festivaliera già espressa.
  • In sala

    barbie recensioneBarbie

    di Fumettoso, giocoso, musicale, variopinto, a tratti intelligente e perturbante ma non troppo, Barbie di Greta Gerwig cerca una via al blockbuster d’autore, ma è soprattutto un prodotto Warner Bros/Mattel.
  • Venezia 2022

    rumore bianco recensioneRumore bianco

    di Con Rumore bianco (White Noise), film d'apertura della Mostra di Venezia 2022, Noah Baumbach si lancia nella sfida di tradurre in immagini il capolavoro letterario di Don DeLillo, tra le vette del postmoderno statunitense. Eccellente il cast capitanato da Adam Driver e Greta Gerwig.
  • Venezia 2019

    Storia di un matrimonio (2019) Noah Baumbach - Recensione | Quinlan.itStoria di un matrimonio

    di Straziante ed esilarante, classico e inventivo, Storia di un matrimonio di Noah Baumbach riconferma il sofisticato talento del suo autore, qui devoto più che mai all’esaltazione dei propri interpreti: Scarlett Johansson e Adam Driver. Un prodotto Netflix in concorso a Venezia 2019.
  • Cannes 2017

    The Meyerowitz Stories (New and Selected)

    di Famiglie disfunzionali, illusioni e rimpianti. Con The Meyerowitz Stories (New and Selected), Noah Baumbach prosegue la sua indagine sulle umane piccolezze, riuscendo ad essere, anche questa volta, brillante, tenero e un po' crudele. In concorso a Cannes 2017
  • In Sala

    mistress-americaMistress America

    di Forse per lui crescere è impossibile, ma non importa: Noah Baumbach con Mistress America ci regala un’altra delle sue tenere e crudeli commedie. E sa bene che ci può piacere. Alla Festa del Cinema di Roma.
  • Venezia 2015

    De-PalmaDe Palma

    di , Da un'inquadratura fissa e frontale, Brian De Palma ci parla della sua filmografia. Alla regia c'è Noah Baumbach, ma non lo direbbe nessuno. Fuori Concorso a Venezia 2015.
  • In Sala

    Giovani si diventa RecensioneGiovani si diventa

    di Con l'usuale, sarcastico acume, Noah Baumbach si interroga sullo stato dell'arte e della società contemporanea, declinando le sue ponderose osservazioni nella forma di una commedia sul conflitto generazionale.
  • In Sala

    Frances Ha

    di Dopo la presentazione alla Berlinale e il passaggio al festival di Torino, la perla di Noah Baumbach con Greta Gerwig arriva finalmente nelle nostre sale.