La valle dei sorrisi
di Paolo Strippoli
La valle dei sorrisi è la nuova ricognizione del trentaduenne Paolo Strippoli nei territori dell’horror, sospinto – come già in Piove – dal desiderio di riflettere sul trauma, la depressione, il dolore, e le profondità più oscure dell’animo umano. Un lavoro affascinante, con qualche debolezza di scrittura ma in grado di restituire l’ambizione di un racconto colmo d’inquietudine e desolazione. Fuori concorso, come “film di mezzanotte”, alla Mostra di Venezia 2025.
Un abbraccio vale più di mille parole
Remis è un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne. I suoi abitanti sono tutti insolitamente felici. Sembra la destinazione perfetta per il nuovo insegnante di educazione fisica, Sergio Rossetti, tormentato da un passato misterioso. Grazie all’incontro con Michela, la giovane proprietaria della locanda del paese, il professore scopre che dietro quest’apparente serenità si cela un inquietante rituale: una notte a settimana, gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri. Il tentativo di Sergio di salvare il giovane risveglierà il lato più oscuro di colui che tutti chiamano l’angelo di Remis. [sinossi]
Sai, la gente è sola
E come può lei si consola
Ma non far sì che la mia mente
Si perda in congetture, in paure
Inutilmente e poi per niente
Mia Martini, Almeno tu nell’universo
La valle dei sorrisi, vale a dire Remis, non esiste: dal paesaggio si potrebbe pensare alle Dolomiti, ma con giustezza Paolo Strippoli si guarda bene da entrare nel dettaglio, ragionando sul fatto che “nessun luogo” può con facilità essere letto come “in ogni luogo”. Da lontano, dal profondo sud, arriva Sergio Rossetti, un Michele Riondino che dopo essere stato un judoka di fama internazionale si ritrova a insegnare educazione fisica nel liceo locale, come dovesse espiare una colpa. Un non-luogo abitato da persone eternamente sorridenti, senza nulla che faccia presagire altro che felicità, mentre sul volto di Sergio si addensano da subito le ombre nere di uno stato d’animo affatto pacificato, in lotta con se stesso prima ancora che con il mondo esterno. C’è una linea sottile che lega l’uno all’altro Piove e La valle dei sorrisi, i primi due lungometraggi in solitaria per il talentuoso Paolo Strippoli, che pure si era ben divincolato nell’horror più canonico dirigendo nel 2021 a quattro mani con Roberto De Feo (The Nest – Il nido) A Classic Horror Story; questo fil rouge parla di depressione, disillusione nei confronti della vita, difficoltà/impossibilità ad accettare il lutto, e ancor più a sopportarne le dolorose conseguenze. Guarda all’orrore, Strippoli, per cercare di raccontare legami affettivi recisi, senso di abbandono, attraverso uno stile che si confronta con la contemporaneità del genere senza però smarrire un’estetica classica, e ancor più la voglia di raccontare. Di materiale narrativo ce n’è in abbondanza in questa nuova sortita registica, che prima di approdare in sala ha fatto un bagno in laguna prendendo parte al fuori concorso dell’ottantaduesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. E se Strippoli si confronta con alcuni topos narrativi del genere – l’estraneo che si ritrova all’interno di una comunità endogamica, con tutto quel che comporta; la tensione tra naturale e sovrannaturale; il dipanarsi di un “mistero” –, la sua ambizione lo spinge decisamente più in là.
La comunità di Remis infatti, un quindicennio prima dei fatti narrati ha vissuto sulla propria pelle una tragedia indicibile, un incidente ferroviario che ha spazzato via molte vite della piccola cittadina, e che gli abitanti sopravvissuti esorcizzano con un rito collettivo a dir poco inquietante: ogni sera, nella palestra della scuola, l’adolescente Matteo Corbin si fa abbracciare da chiunque voglia. Il giovane ha infatti la capacità di assorbire completamente il dolore degli altri, che possono così tornare ai loro fin troppo eloquenti sorrisi. Anche Sergio, come si è evidenziato in precedenza, ha un trauma da superare per poter tornare a vivere… Strippoli sa bene che quando si maneggia il genere non si può non rimestare nel torbido, ed è sano conservare ben più di un’ambiguità, e così La valle dei sorrisi si sviluppa come un complesso gioco di scatole cinesi, ognuna delle quali conserva una propria verità che può benissimo entrare in contraddizione con le altre. Il tentativo infatti, oltre a creare una densa coltre di inquietudine – stato di turbamento che il giovane regista sa gestire con una netta sicurezza – è quello di studiare i suoi personaggi, ognuno dei quali ha una storia che merita di essere raccontata, e che non è necessariamente una “classica storia dell’orrore”. Per quanto qualche passaggio possa apparire meno indispensabile di altri, come ad esempio quello che vede per protagonista il misterioso vicino di casa di Sergio, o il dettaglio sul pappagallino che il professore tiene con sé in una gabbietta, tutti questi elementi concorrono a creare un grande puzzle, che ha come centro nevralgico del discorso l’impossibilità dell’umano di confrontarsi con la perdita più grande, quella che ha come orizzonte l’eternità. Anche per questo La valle dei sorrisi appare per lunghi tratti più un dramma che un horror: Strippoli vuole che il suo Sergio entri in contatto con l’umanità, e non solo con l’ombra oscura che grava sul paesello montano fino a schiacciarlo. Così il rapporto affettivo tra Sergio e l’angosciato e angosciante Matteo Corbin riesuma la memoria del disperato tentativo di non disgregare la famiglia che rappresentava il nucleo di Piove, e anche i colpi a effetto più riusciti assumono pose a tratti più dolorose che spaventose. Quel che ne viene fuori è un lavoro affascinante, perturbante, che sa intrattenere ma cerca anche profondità emotive non ovvie, per lo più sapendole rintracciare. Strippoli d’altronde è già al lavoro su L’estranea, saga famigliare barese che a dire del regista cercherebbe il punto d’incontro tra il suo cinema e la letteratura di Thomas Mann: di nuovo la famiglia, dunque, di nuovo l’angoscia, di nuovo l’elaborazione. Un orizzonte chiaro, e senza troppi sorrisi.
Info
La valle dei sorrisi, un trailer.
- Genere: horror
- Titolo originale: La valle dei sorrisi
- Paese/Anno: Italia, Slovenia | 2025
- Regia: Paolo Strippoli
- Sceneggiatura: Jacopo Del Giudice, Milo Tissone, Paolo Strippoli
- Fotografia: Cristiano Di Nicola
- Montaggio: Federico Palmerini
- Interpreti: Anna Bellato, Diego Nardini, Gabriele Benedetti, Giulio Feltri, Michele Riondino, Paolo Pierobon, Roberto Citran, Romana Maggiora Vergano, Sandra Toffolatti, Sergio Romano
- Colonna sonora: Davide Toma, Federico Bisozzi
- Produzione: Fandango, Nightswim, Spok Film
- Distribuzione: Vision Distribution
- Durata: 122'
- Data di uscita: 17/09/2025



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Piove