Love and Duty

Love and Duty

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Melodramma fiume che copre una storia di vari decenni, ambientato nell’alta borghesia che vive all’occidentale della Shanghai degli anni Trenta, Love and Duty è un classico del cinema cinese firmato da Bu Wancang, dove brilla la divina Ruan Lingyu, la più grande star del muto cinese. Un film a lungo ritenuto scomparso e poi ritrovato negli anni Novanta in Uruguay. E un film che sfida la morale patriarcale confuciana dell’epoca, pur in una complessità di punti di vista. Nel Canone rivisitato delle Giornate del Cinema Muto 2025.

I vecchi alberi di Shanghai

Nel lussuoso quartiere di Kiangwan di Shanghai, due studenti, Li Tsu Yi e Yang Nei Fan, si innamorano ma il loro idillio è troncato allorché Nei Fan è promessa in sposa, secondo la tradizione dei matrimoni combinati, al facoltoso Huang Ta Jen. Il matrimonio per procura va in frantumi quando Nei Fan e Tsu Yi decidono di fuggire insieme. La loro storia d’amore ha tuttavia vita breve. Tsu Yi morirà in giovane età, lasciando Nei Fan e la sua figlioletta Ping’er senza un soldo. Nei Fan lavora come sarta per poter mandare la piccola a scuola. Viene assunta, in incognito, come rammendatrice, proprio nella casa dell’ex-marito, proprio per i due figli ormai grandi, cui il padre aveva fatto credere che la madre fosse morta. Finirà per togliersi la vita per redimersi dal proprio “peccato”. [sinossi]

Non rientra tra i film citati da Stanley Kwan nel suo biopic Centre Stage, che ripercorre la vita con finale tragico della più grande e popolare diva del muto cinese, ovvero Ruan Lingyu. Love and Duty (Lian ai yu yi wu), film del 1931 diretto da Bu Wancang – regista cinese anche conosciuto con il suo nome cantonese, Baak Maan Chong, o il suo nome inglese, Richard Poh – interpretato dalla divina, sarebbe stato in effetti ritrovato poco dopo la realizzazione del film di Kwan. Era infatti dato per scomparso finché ne fu ritrovata una pellicola in Uruguay. Ora Love and Duty è stato proposto nella sezione Il canone ritrovato della 44ª edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone in una copia del Taiwan Film and Audiovisual Institute. Si tratta così del primo film sopravvissuto tra quelli con la grande attrice che peraltro interpreta due ruoli: oltre alla protagonista è anche la sua figlia cresciuta che viene anche messa nella stessa inquadratura, con un effetto di sovrimpressione assai ardito per l’epoca, con la madre ormai anziana e malconcia. La fine misera della donna che interpreta anticipa tristemente la tragica fine dell’attrice avvenuta quattro anni dopo l’uscita di questo film. Un suicidio procurato ingerendo sonniferi, anticipato più precisamente dal finale del film New Women. Love and Duty viene fatto rientrare in una tendenza del cinema cinese di quegli anni, in film come Two Stars (1931), Spring in the South (1932), Divorce (1933), National Customs (1935), di trattare il tema del divorzio, spesso in modo critico. A ben vedere, e col senno di poi e la mentalità di oggi, Bu Wancang sembra saper guardare lontano. Vero è che la coppia di amanti, Li Tsu Yi e Yang Nei Fan, che scappano per vivere insieme clandestinamente rovinando la famiglia della donna, è punita con la sofferenza e la morte. Il peccato originale è però il matrimonio combinato che ha infranto un’unione basata sul vero amore, una pratica che probabilmente all’uscita del film era ancora accettata. La colpa della donna è semmai quella di aver rinunciato all’amore dei figli per ritrovare il vero amore della sua vita, dovendo prendere una decisione in una condizione straziante. Bu Wancang aggiunge un peso nella bilancia morale a favore della donna nel momento in cui mostra il marito anche lui con un’amante, perdipiù di tipo occasionale. Il matrimonio organizzato si basa su motivazioni prettamente economiche e i due amanti, colpevoli di aver seguito i propri sentimenti, vengono puniti, prima che con la morte, con la privazione economica. Questo è il forte messaggio sociale del film che però si carica di ambiguità nel momento in cui è la figura di un servo, quella dell’infido maggiordomo, a rivestire il ruolo peggiore.

Li Tsu Yi viene subito presentato come un ragazzo agiato, viziato e fannullone nella sua elegante dimora nell’elegante quartiere residenziale di Kiangwan (oggi Jiangwan), un distretto di nuova formazione, amministrato dal Partito Nazionalista e situato nella zona nord-orientale di Shanghai, con una rilevante componente euro-americana. Il film stesso guarda anche a un pubblico occidentale utilizzando due lingue per gli intertitoli, cinese e inglese, come era pratica diffusa nel cinema cinese di quegli anni. Le tante missive che si vedono del film sono pure nelle due lingue alternate. L’atmosfera cosmopolita è già dal romanzo cui il film è tratto, La symphonie des ombres, opera della scrittrice citata nei titoli di testa come “Madame Hua Luo Chen” (in cinese) e “Madame S. Rosen Hoa” in inglese. Si trattava in realtà di Stéphanie Rosenthal, di origine polacca, sposata con un cinese conosciuto mentre entrambi erano studenti a Parigi. La coppia si era trasferita in Cina nel 1910 attraversando quel periodo caldo che passò dalla rivoluzione del 1911al Movimento del 4 maggio del 1919. Il libro letto da Li Tsu Yi è in inglese, con il titolo “The Hero”. Lui sognerà anche di salvare la sua amata come in un film hollywoodiano alla Douglas Fairbanks, impersonando un eroe alla Zorro. Occidentali sono anche gli interni, delle dimore e dei locali, ricchi e sfarzosi, in uno stile che echeggia l’art déco, con le pareti coperte di quadri e ritratti, riempite di ornamenti. Immagini che poi confluiranno nel grande quadro della madre, un altare cui si inginocchiano a pregare figli e marito, peraltro con atteggiamento ancora cristiano, occidentale. Le figure sulla parete hanno il loro contraltare nel vistoso muro scrostato, come un disegno, della misera dimora della coppia di amanti. Tutto l’apparato figurativo del film appare estremamente sofisticato ed eclettico. Nella prima parte, quella della gioventù, i sentimenti dei ragazzi sono sottolineati da movimenti di macchina, piccoli carrelli o mdp ondeggiante. Dopo un primo momento di corteggiamento infruttuoso del ragazzo viziato, arriva la situazione galeotta rappresentata da un incidente stradale. Una scena potentissima con i due come immersi in questa grande strada, dove non si riesce a schivare l’arrivo ineluttabile di un’automobile, incredibilmente lento, che dura un’eternità. Il destino contrassegna le vite dei due che si rincontreranno ancora a seguito di un altro incidente. Il melodramma funziona anche con i grandi slittamenti temporali, le elissi narrative, per esempio del matrimonio, in un film che copre le vite dei protagonisti dalla gioventù alla vecchiaia, e dei figli dalla nascita alla, a loro volta, giovinezza. Bu Wancang inserisce anche molti momenti nella natura. Nella natura si incontrano i due innamorati, con un viaggio in barca. Nei boschi si viene seppelliti con un lapide tra gli alberi, la natura abbraccia anche la morte dei poveri. E il film si apre con l’immagine di grandi alberi, silenziosi testimoni dei profondi mutamenti di un mondo intriso di misteri e meraviglie, come recita la prima didascalia. Queste presenze solenni della natura, impassibili e perenni, vegliano sulle vite umane contemplate nel lungo arco temporale in cui si dispiega il melodramma.

Info
Love and Duty sul sito delle Giornate del Cinema Muto.

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