Queens of the Dead

Queens of the Dead

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Nella sezione Freestyle della Festa del Cinema di Roma 2025 fa il suo esordio alla regia Tina Romero, figlia del dell’indimenticabile padre dello zombie movie così come tutti lo conosciamo. Con Queens of the Dead, horror home invasion ambientato nel drag bar YUM, la figlia d’arte omaggia la poetica del morto vivente del padre, intessendone i dettami con l’estetica camp e queer, aggiornando la critica al consumismo che fece grande il cinema di George Romero con una più attuale zombificazione figlia dello smartphone, dei social, e di un capitalismo che è sempre più -turbo, avendo abbracciato le infinite possibilità del digitale. La genealogia prosegue dunque in modo interessante, e sulla carta stimolante, divertendo e suggestionando rispetto consapevolezza identitaria, comunitaria, quale unica via di fuga all’algoritmo. Purtroppo però Tina Romero perde il filo, creando un racconto fatto sole situazioni, di dubbio gusto registico, rimanendo a tal punto ammaliata da estetiche e performatività drag da glissare rapidamente sul resto.

God is a Woman

La notte, nell’oramai vecchia gloria di locali drag che è oggi lo YUM, brilla di glitter, espressioni e identità tra le più varie e vive che il corpo conceda, e di musica. Drag queen, performer e club kids si riversano nel rituale identitario e liberatorio tra euforia e vulnerabilità. Si attende l’evento più atteso dell’anno, che è tale data l’annunciata presenza della super star Yasmine, che però molla all’ultimo. Dre, l’organizzatrice, è alle strette, se non fosse che la moglie infermiera, Lizzy, le invia in extremis il suo collega Sam, vecchio amico di Dre e ex drag queen in rampa di lancio, celebre un tempo col nome d’arte di Samyoncè (in assonanza con la pop-star che è forse la maggiore tra le icone LGBTQIA+), ora ai ferri corti con l’organizzatrice, ma mai dimenticata dalla scena. I presupposti per un vero successo ci sono tutti, se non fosse che, nel bel mezzo del party, una drag zombie irrompe tra la folla danzante. Tutti scappano, nel club restano in pochi e asserragliati, appena venuti a conoscenza – tramite le parole del drogato e gaudente sindaco interpretato da Tom Savini – di una vera e propria epidemia che sta contagiando l’intera New York.

La comparsa sullo schermo del mitico Tom Savini nelle vesti di un sindaco che cerca goffamente di rasserenare e al contempo ammonire i cittadini riguardo al rischio di uscire dalle proprie abitazioni mentre l’abbondante seno di una ragazza che gli passa della cocaina fa saltare la finzione del green screen che simula la sala ovale, è di quelle poche cose in grado di suscitare un’effettiva emozione – rimando direttissimo al padre della regista, quasi quanto lo è pure la sensazione di felice “già sentito” che si ha ascoltando certi passaggi della colonna sonora. Quello dei fan del cinema del regista di culto è infatti uno dei due grandi pubblici che saranno capaci di apprezzare l’esordio della figlia Tina, che seppur emuli in tutto e per tutto forme e concetti che resero lo zombie movie di George Romero tra le più vive e suggestive forme di denuncia sociale, tra fine Sessanta e Ottanta, fallisce nel raggiungerne lo stesso equilibrio tra raffinatezza e violenza, profondità tematica e gore. L’altro pubblico, nonché apparentemente e maggiormente richiamato all’attenzione dalla Romero, è quello che a vario titolo si identifichi con nell’ampio spettro LGBTQIA+, o tutti coloro che ne apprezzano ricorrenze dialogiche, culturali, espressive e via dicendo. A rimanere asserragliati nel locale, infatti, troviamo un ricco più o meno ben assortito roaster, composto dalle lesbiche Dre (Katy O’Brian) e Kelsey (interpretata dal non binario Jack Heaven), dalla ex star dei drag show Sam/Samyoncè (Jaquel Spivey), dalla drag queen veterana Ginsey (la Nina West del celebre show RuPaul’s Drag Race) e dalla drag novizia Bocconcino (Tomas Matos), assieme ai sempliciotti e dileggiati etero Jimmy (barista dello YUM interpretato da Cheyenne Jackson) e Barry (Quincy Dunn-Baker), fratello di della moglie di Dre. Appena dopo, arriverà anche Yasmine (interpretata dalla bellissima Dominique Jackson, celebre attrice, modella e scrittrice transgender) che, nonostante avesse rifiutato l’iniziale invito, li raggiunge cercando un riparo, in fuga dallo stand promozionale in cui s’era ritrovata a fungere da donna copertina.

Aldilà di questi, Tina Romero costruisce in Queens of the Dead un mondo in cui la straightness è più o meno assente, e alla cui rappresentanza vede solo i due uomini sopra citati, come detto, perennemente sbeffeggiati. E di per sé ciò non è un male, specie se il resto dell’offerta si compone dell’incessante brillantezza verbale e fisica delle drag, della risoluta Dre; se non fosse però che questo interessante atto politico – di ridurre gli uomini bianchi etero ad una minoranza di personaggi secondari, macchiette smidollate e risibili, un po’ come sempre è stato giustamente rimproverato allo straight cinema – finisca per reiterare all’infinito quelle stesse pratiche performative che all’inizio tanto s’apprezzavano, sino quasi a venire a noia perché statiche, indefesse ed immutabili nonostante il sempre più drammatico precipitare degli eventi, anche quando i personaggi vengono circondati dalla morte e dallo sconforto – fatta eccezione per l’esilarante e spiazzante scena in cui Bocconcino atteggia corpo e voce per come farebbe secondo lui lo stereotipo di maschio etero, risultando tanto credibile da ridere sino alle lacrime. In questa continua danza di capovolgimenti di ruoli, di scherniti e schernenti, forti e deboli, in cui a ribaltarsi (o per lo meno problematizzarsi) credibilmente è anche lo statuto di effettiva identità che sta tra il sé “reale” e quello performato – riflessione tematizzata soprattutto nel simbolico passaggio di consegne tra la drag che torna dalla fama passata, quella veterana e quella novizia –, a farne le spese è purtroppo l’horror, le sue dinamiche e le sue potenzialità. Né l’anonimo locale né tantomeno la grossolana e generalizzata New York immersa nella nebbia hanno la forza rappresentativa di una qualsiasi (si fa per dire) casa, di un qualsiasi centro commerciale o di una qualsiasi landa di Romero padre – nonostante l’uso degli ambienti ne suggerisca fortissima l’ispirazione –, così come la suspense non riesce mai a crescere, né a esplodere nelle attese esplosioni di sangue e violenza, semplicemente mal realizzate e orchestrate in termini di regia ed effetti.

È anche per una tale carenza di dettagli nel contesto che l’immaginario, interessante seppur derivativo, stenta a far valere ed evidenziare trovate come quella di una folla di zombie che, attratti dalla sola musica e da tiktok di influencer coi loro balletti e i loro make-up, ciondolano affamati per le strade impugnando il loro smartphone; o la sottile accortezza di rendere grossolanamente il trucco degli zombie, stavolta – si spera – non per mancanza di mezzi, bensì – immaginiamo, e ancora forse speriamo – per renderli ironicamente simili alle pesanti truccature ora delle drag e ora dei sopracitati content creator. Dunque, e nonostante i non del tutto vani sforzi, la contaminazione di queerness, zombie movie e home invasion – di Romero e posing – non trova posto di rappresentanza neanche nel genere ibrido che tenta di suggerire, pur avendo il merito di provarci con energia, bei seppur accennati messaggi, e qualche sana risata. Se si vuole approfondire e godersi la magnifica e fragile realtà socio-performativa di queerness e drag show, si può essere tranquilli nel rimanere saldamente fedeli a un Paris Is Burning (1990, Jennie Livingston); se ci si vuole perdere nella tesa trama di simboli, richiami e violenza come metafora di mercificazione sociale, ci si può felicemente accontentare di ripescare nel gran cesto di capolavori e cult che è buona parte della filmografia di George Romero. In quanto a Tina, stavolta ha promesso senza mantenere, ma, tra una visione e l’altra tra quelle sopra suggerite, il suo Queens of the Dead può comunque rivelarsi un intermezzo piacevole, certo ben più che modesto, ma capace di divertire liberando (non del tutto) la mente.

Info
Queens of the Dead sul sito della Festa di Roma.

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