La lezione
di Stefano Mordini
Reduce dall’esperienza internazionale alla regia di Race for Glory: Audi vs Lancia, Stefano Mordini torna in Italia alle sue care atmosfere thriller, presentandosi nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma 2025 con La lezione, solida e tesa messa in scena di conseguenze e paranoie dello stalking, del controllo, della prevaricazione di ruolo e di genere, in un film che si avvale di due attori già ben più che presenti sugli schermi nostrani e internazionali: Matilda De Angelis, che tra i film della Festa (e nella stessa sezione) recita anche nel Dracula – L’amore perduto di Luce Besson, e Stefano Accorsi, in questi giorni nei cinema con la sua prova in Amata di Elisa Amoruso. La formula è rodata da anni d’esperienza nel genere, e qui Mordini la implementa di una discreta e continuativa eleganza, porta avanti con certezza e (forse fin troppa) chiarezza il suo tema, al rischio però di prevaricare i ruoli che in un film del genere ricoprono sorpresa e dubbio, facendo si che il lato paranoide della protagonista difficilmente contagi lo spettatore, messo dinanzi ad un film che si intuisce sin (quasi) dall’inizio ma che, in ogni caso, si guarda volentieri fino alla fine.
… è solo per precauzione…
A Trieste è periodo di Barcolana, ed essendo questa la più grande regata velica del mondo i turisti affollano la città. Elisabetta è una giovane avvocatessa di successo, sì, ma ha bisogno di più soldi, motivo per cui subaffitta casa sua a dei visitatori e si trasferisce nel bellissimo chalet dei genitori, solitario e tranquillo tra i boschi fuori città. Ma la manifestazione non è il suo unico motivo. Lo scorso anno stava con Daniele, che la maltrattava e la controllava, e proprio nel periodo della Barcolana lo aveva lasciato, intentandogli una causa poi vinta, e risoltasi con la libertà vigilata dell’ex. Ora però i controlli su di lui sono cessati, e Elisabetta ha ripreso a sentirsi osservata, ad udire “la loro canzone” che suona ovunque. I segni si fanno sempre più evidenti ma quasi nessuno le crede, finché non le arriva una e-mail con un video, giratole nel bar che è solita visitare nella pause da lavoro, e in cui qualcuno la riprende da media distanza mentre parla con un suo amico poliziotto. A complicare la delicata situazione di Elisabetta c’è un ambiguo e insistente professore che ha già fatto scagionare dall’accusa di molestie di una sua ex alunna – che poi ha ritrattato – , e che ora la cerca di nuovo, per intentare un processo per mobbing contro l’università in cui insegna. [sinossi]
La lezione si apre in aula di tribunale: Elisabetta (Matilda De Angelis) è seduta al tavolo della difesa al fianco del professor Walder (Stefano Accorsi), suo cliente accusato di aver imposto un rapporto sessuale non consensuale a una sua studentessa, ora seduta a deporre e che, senza che nessuno se lo aspetti, decide di ritrattare la sua prima deposizione, confessando di aver “esagerato”, di esser d’accordo nel rapporto consumato con Walder, e che avrebbe deciso di denunciare solo perché resasi conto di non rientrare negli interessi del professore così per come lei avrebbe voluto. “Esagerare” è un termine che per bocca di molti torna spesso nel film – come purtroppo spesso ritorna in casi simili nella nostra realtà –, e che Elisabetta soffre tantissimo nel sentirselo rivolto contro, un po’ perché è una dichiarazione di quello stereotipo che vuole le donne ipersensibili, isteriche e paranoiche, e un po’ perché forse sa che la paranoia è un qualcosa che la caratterizza, suo malgrado. Difatti la giovane avvocata è da poco uscita da una relazione col suo ex Daniele (Marlon Joubert), la cui violenza e mania di controllo la vediamo in dei flashback, in cui incolpa la ragazza e ne controlla le finanze, sino ad arrivare a rinchiuderla nella cabina letto della sua vela. Se per noi queste scene vivo solo nel passato della diegesi, non è così per Elisabetta, che nonostante abbia vinto la causa intenta a Daniele, ottenendo per lui la libertà vigilata, è ancora schiava di lui come una latente presenza continua nella sua vita. La vediamo infatti in strada a una biglietteria automatica che spia dallo specchietto di sicurezza in alto a destra della macchina perché le pare di sentire qualcuno, allo stesso modo di come si volta perennemente in tribunale o al bar sotto il suo ufficio, in cui le sembra anche di sentire suonare “la loro canzone”: La canzone dei vecchi amanti di Franco Battiato – versione italiana del classico francese La chanson de vieux amants di Jaques Brel.
Certo ci furono tempeste,
e vent’anni d’amore sono follia.
Mille volte tu dicesti “basta”,
mille volte io me ne andai via.
E ogni mobile ricorda in questa stanza senza culla
i resti di un dramma, nessun segreto, nessun mistero,
senza febbre, senza inferno né addio.
Non possono che inumidirsi, gli occhi della buonissima De Angelis, al solo udire qualche verso di questa bellissima canzone, così come freme guardando verso direzioni piene di chiunque e di nessuno, infestate però della violenza di Daniele che ha da poco concluso il suo periodo da vigilato, riscaturendo in Elisabetta ogni passato d’orrore ad investirne il presente. Si sente perseguitata, l’avvocata (e ci tiene che non la si chiami avvocato), e in parte sembra esserlo, dato che proprio nei giorni del suo rinnovato complesso un ex compagno di scuola la cerca per una consulenza, per una “ripulita” ai fatti che riguardano l’azienda per cui lavora; un suo collega insiste per accompagnarla in auto sino alla sperduta casa dei genitori in cui s’è ritirata dopo aver subaffittato casa sua a turisti che sono a Trieste per l’attesissima regata della Barcolana; e un po’ d’inquietudine la incute pure il suo amico e confidente di sempre (Eugenio Franceschini), un agente che l’ha aiutata con la causa a Daniele e che, da quando questo è di nuovo in giro, pare tentare di imporre ad Elisabetta di tenersi sempre reperibile e rintracciabile, con toni poco rasserenanti ma “solo per precauzione”. È però lei a cercarli, perché di loro si fida. L’unico che, pur non essendo cercato dall’avvocata, pare trovarla sempre è proprio il professor Walder, che dopo aver vinto la causa soffre gli sguardi e il giudizio che ancora s’addensa su di lui in un Università che lo avrebbe reintegrato solo come proforma e in mancanza di prove per cacciarlo. Mordini mantiene per tutto il film una regia posata, alternando la distanza osservazionale come a renderci un qualcuno in più a spiare e seguire Elisabetta, al ravvicinamento di primi piani sul suo bellissimo viso che, a differenza del corpo sempre controllato e distinto, è scovato a non trattenere le lacrime e la paura. E lo stesso può dirsi della buona fotografia di Luigi Martinucci, che rende tanto oscura e pur sicura la notte isolata nello chalet in cui Elisabetta danza con le cuffie al massimo del volume, quanto chiara, precisa, esposta la luce in città, come esposta si sente la protagonista che, seppur in tutta chiarezza, si sente vista ma non vede, solo sente un qualcosa che sa star per arrivare.
Dov’è dunque il passo falso dell’ultimo thriller di Mordini? Detto fatto, sta nella scrittura, in certe scelte di svolgimento e caratterizzazione di una sceneggiatura curata da Mordini stesso assieme a Luca Infascelli, adattando l’omonimo romanzo di Marco Franzoso. Tralasciando l’oramai canonica brillante scelta di certe protagoniste e protagonisti – ancor di più se impegnati o vittime di affari loschi, misteriosi o violenti – di isolarsi in belle case disperse in oscure foreste il cui legno scricchiola ad un nonnulla; il più grande peccato di Mordini sta nella caratterizzazione visiva del professor Walder… Sì, faremo spoiler. Tra i vari esempi, ce l’ha già insegnata Christopher Nolan col suo pur buon Insomnia (2002), la regola secondo cui se in un film i “grandi volti” sono due, e uno di questi è il protagonista, e la trama prevede un villain, questo chi mai potrà essere se non l’altro nome assai noto? E così è. Nonostante tutti gli sforzi, i giochi di specchi e sovrimpressioni di riflessi per finestre, la mancanza di empatia e fiducia rispetto le sensazioni di Elisabetta e la di certo inquietante interpretazione di Marlon Joubert nei panni del nuovamente a piede libero ex fidanzato Daniele, quando si presenta un personaggio come quello di Walder – professore che già tiene lezioni rileggendo Foucault riguardo lo scontro tutto occidentale tra verità sociale e scelte individualità – in tenute con colletti alla coreana stretti sino a premere sulla giugulare, testa calva, incedere sincopato di una voce che non parla per ammessa retorica intellettualistica, e un fedora nero che abbina a lungo cappotto di identico colore… Magari non per tutto, ma il gioco fatto e l’illusione è fallita. Sta qui la mal riuscita sovrapposizione esperienziale tra la paranoia suggerita di Elisabetta e le cognizioni del pubblico, dato che davvero per troppo poco si ha la sensazione che il colpevole possa essere qualcun altro dal personaggio di Accorsi. Ma non è così grave – per quanto comunque lo sia –, dato che la “resa dei conti” tra i due arriverà ben prima del finale, trasformando il tutto in un intrattenente mix tra detection e kidnap movie sorretto da un valido confronto di interpretazioni e brevi dibattiti e tentati rispecchiamenti tra le manie dei controllo dei due, per un ritmo che si mantiene sempre più o meno pur senza grandi e memorabili picchi. E forse è questo a non permettere a La lezione di uscire dal cestone dei piccoli thriller d’intrattenimento, ossia un plus di verbosità votato alla ripetizioni ed esemplificazioni più dette che viste sul sopruso, la violenza di genere, l’ossessione e l’imposizione di rapporti di potere, sino a rendere l’ultimo lavoro di Mordini sin troppo vicino ad un programma sociale, o comunque assai di più di quanto non lo sia a un ottimo thriller, pur covandone – in seno a tecnica e fascino – le ragionevoli ambizioni.
Info
La lezione sul sito della Festa di Roma.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: La lezione
- Paese/Anno: Italia | 2025
- Regia: Stefano Mordini
- Sceneggiatura: Luca Infascelli, Stefano Mordini
- Fotografia: Luigi Martinucci
- Montaggio: Davide Minotti
- Interpreti: Alberto Benedetto Lutri, Eugenio Franceschini, Lidia Liberman, Marco Maccieri, Marlon Joubert, Matilda De Angelis, Stefano Accorsi
- Colonna sonora: Redi Hasa
- Produzione: Picomedia, Vision Distribution
- Distribuzione: Vision Distribution
- Durata: 108'
- Data di uscita: 05/03/2026






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