Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre
di Salvatore Allocca
Salvatore Allocca torna alla regia con Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre, lavoro intimo e documentario attraverso cui il cineasta si riavvicina a sua madre, che ha deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi in Tunisia. Alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Special Screening.
Ricomincio da capo
Residence Hammamet è il viaggio di un figlio alla riscoperta di sua madre. A settant’anni suonati, Antonietta ha lasciato l’Italia per ricominciare da capo in Tunisia, e sembra ormai decisa a non tornare più indietro. Salvatore, regista e figlio, la raggiunge con la sua troupe per capire cosa l’ha spinta a un cambiamento così radicale – e, con lei, scoprire le ragioni che portano sempre più anziani a lasciare le proprie radici in cerca di una vita più leggera, tra pensioni più generose e un costo della vita più umano. Ne nasce un racconto intimo e ironico, che riflette sull’età, sulla libertà e sul desiderio di reinventarsi. Tra le strade di Hammamet e una comunità di pensionati italiani tanto improbabile quanto vivace, madre e figlio si ritrovano, finalmente, da adulti. [sinossi]
Erano quattro anni, dalla realizzazione di Mancino naturale, che non si aveva traccia di un nuovo lavoro di Salvatore Allocca, quarantaduenne cineasta romano che da un ventennio circa, dalla presentazione all’allora neonata Festa del Cinema di Roma del cortometraggio Crackers, si segnala come uno dei pochi sguardi focalizzati sull’accezione popolare della settima arte: si muoveva in quella direzione il suo primo lungometraggio Come trovare nel modo giusto l’uomo sbagliato, commedia firmata a quattro mani insieme a Daniela Cursi Masella, così come il successivo Taranta on the Road, e il succitato film con Claudia Gerini nelle vesti di una madre ossessionata dalle capacità calcistiche del suo figlioletto, dotato di un mancino naturale di belle speranze. Un lavoro che guardava spiccatamente in direzione del capolavoro viscontiano Bellissima, senza solleticare paragoni impossibili. È dunque un piacere scorgere, nelle dinamiche e nella struttura attorno a cui si costruisce Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre, il medesimo afflato che sembra contraddistinguere la messa in scena di Allocca: presentato alla Festa del Cinema di Roma tra le proiezioni speciali fuori competizione, Residence Hammamet è sì un documentario a tutti gli effetti, ma si muove nel campo della commedia all’italiana, riuscendo a rappresentare attraverso uno stile paratattico non solo un incontro tra due esseri umani che si erano allontanati, ma anche e soprattutto l’indagine su un’umanità volutamente alla deriva, alla ricerca orgogliosamente di un proprio posto nel mondo. Il tutto screziato da un’ironia mai invadente ma sempre percepibile, e che funge da ideale contraltare a ciò che trova corpo in scena.
Allocca parte da una telefonata con sua madre, durante la quale la genitrice gli chiede di raggiungerlo in Tunisia, dove lei si è trasferita a vivere: “È tanto che non ti vedo”, è il passaggio centrale della chiacchierata, che parte dal nero dei titoli di testa per svolgersi poi sulle riprese notturne del regista a bordo della nave su cui sta compiendo la traversata. Il presente si fonde al passato, alle immagini di una vacanza di inizio anni Novanta, per poi tornare rapidamente al presente, al porto di attracco in territorio tunisino. Il viaggio, suggerisce fin da subito Allocca, è duplice: c’è quello spaziale, con il regista che si ricongiunge alla madre, con la quale si è creata una distanza non solo geografica ma tattile, affettiva, emotiva; e c’è quello temporale, con l’abbarbicamento a una supposta age d’ôr. Residence Hammamet, con scelta che di nuovo testimonia la volontà di declinare il resoconto del “vero” in una forma prossima alla commedia,si articola dopotutto per opposti: tali sono Salvatore e sua madre, introverso e umbratile il primo, aperta alla vita e dinamitarda la seconda, al punto che qualcuno durante il racconto sottolinea come sembrino all’opposto come età. Lei, nonostante sia entrata ufficialmente nell’anzianità, ha intenzione di risposarsi e ha scelto la costa nordafricana come sua nuova casa, ben poco interessata a discettare di tutte le perplessità che albergano invece nel figlio.
Il quale si ritrova invece a millequattrocento chilometri da casa a scoprire una realtà, quella dei pensionati che se ne vanno a vivere in Tunisia, un po’ per il costo della vita, un po’ per il clima, ma molto in realtà per ritrovare se stessi, e ancor più la propria serenità, termine ben più profondo e stratificato dell’assai più effimera felicità. Senza mai perdere il proprio tono malinconico e scanzonato a un tempo, Residence Hammamet spiega, alla maniera della settantenne Antonietta, il significato del concetto arabo di maktub (e gli appassionati del cinema di Abdellatif Kechiche sanno già di cosa si tratta), il destino che sovrintende le cose degli esseri umani, e in qualche modo le coordina. Così tra una gita nel deserto e un torneo di burraco ci si rende conto di come quelle immagini dal passato su cui si soffermava l’incipit del film contenessero già la vitale voglia di esistere, e di farlo con pienezza, di Antonietta, e con lei di tanti altri nel pieno della terza età che non rinunciano all’oggi, alla propria ricerca di un luogo intimo ed esterno da percepire come proprio. “Io quando morirò non voglio più essere cremata: mi piacerebbe trovare una sepoltura qui in Tunisia, perché è un posto sereno… Qui non mi fa tristezza pensare alla morte, quando sarà sarà”, sentenzia Antonietta di fronte a un figlio che amerebbe cambiare discorso. Più ci si addentra nella visione di Residence Hammamet più ci si rende conto di come si stia assistendo a una danza che Allocca sta dedicando a sua madre, al loro essersi ritrovati, a una nuova vita, a quella che è sempre stata. E ci si riscopre commossi, sinceramente commossi: come solo il più puro cinema popolare, forse, può permettersi.
Info
Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre sul sito di Filmitalia.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Residence Hammamet - Il Maktub secondo mia madre
- Paese/Anno: Italia, Tunisia | 2025
- Regia: Salvatore Allocca
- Sceneggiatura: Elisabetta Abrami, Emiliano Corapi, Salvatore Allocca
- Fotografia: Leone Orfeo
- Montaggio: Elisabetta Abrami
- Colonna sonora: Francesco Cerasi
- Produzione: AT Madera Productions, Own Air
- Durata: 76'



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