Dracula – L’amore perduto

Dracula – L’amore perduto

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Il vulcanico cineasta francese Luc Besson non resiste alla tentazione di portare a termine una propria versione della storia del conte Dracula, scegliendo di discostarsi sia dal film di Francis Ford Coppola – da cui pure attinge per una parte dell’immaginario – che da buona parte delle reinterpretazioni cinematografiche del testo di Bram Stoker. Il risultato è diseguale, sovente prossimo al trash e pur nondimeno divertente e soprattutto vivo (o almeno non-morto). In Grand Public alla Festa del Cinema di Roma.

Un’anima d’annata

In principio era la Transilvania, attorno alla metà del XV secolo. Il principe Vlad, dopo avere brutalmente subito la perdita della splendida moglie tanto amata, maledice Dio. In quel momento eredita una oscura, eterna maledizione: diventare il vampiro Dracula – una condanna a trascinarsi nei secoli. Il nostro sfida il destino e la stessa morte, guidato da una sola ed unica speranza: ritrovare l’amore perduto. [sinossi]

Non si è mai vista una storia dedicata al più famoso vampiro di tutti i tempi principiare da una lunga, tenera e partecipe scena d’amore, e forse era necessario per provare a mutare in minima parte prospettiva che sul proscenio si presentasse un cineasta sempre orgogliosamente autonomo come Luc Besson, che con Dracula – L’amore perduto firma la sua ventesima regia di lungometraggio. Contrariamente a quanto si poteva presumere dai trailer diffusi fin dall’estate, questa versione di Besson del romanzo di Bram Stoker non si muove davvero in linea con l’operazione che oltre trent’anni fa condusse in porto Francis Ford Coppola, e che di fatto slegava la belluina sete di sangue del demone notturno dalla pura esibizione di forza mostruosa per ricondurla nell’alveo del “sentimento”, con il principe transilvano animato nella sua spietata azione dall’amore secolare per la moglie morta mentre lui si trovava sul campo di battaglia. Certo, il regista francese si diverte a omaggiare Coppola: mette a sua volta al centro la storia d’amore, per esempio, ma anche da un punto di vista di trucco e parrucco qua e là occhieggia al collega d’oltreoceano, e non disdegna qualche rimando fotografico. Ma il gioco delle comparazioni termina qui: semmai questo Dracula – L’amore perduto, che viene presentato in Grand Public alla Festa del Cinema di Roma pochi giorni prima della sua distribuzione nelle sale, somiglia in qualche maniera allo sbilenco ma vitalissimo (e in stereoscopia!) Dracula che nel 2012 portò a termine Dario Argento, in quella che finora è la sua penultima regia. I due film hanno in comune l’idea che per rappresentare questa figura immortale – in tutti i sensi – sia necessario tornare al cinema, e lavorare l’immagine non in una forma mortuaria e tombale, come fanno molti “imitatori” del classico, ma lasciandosi travolgere da un vitalismo anche naif quando non dichiaratamente trash. Che Besson non fosse un regista “timido” di fronte all’immaginario è cosa risaputa fin dai suoi esordi, e qui si lascia volentieri prendere la mano, armonizzando alcune scelte stilistiche molto raffinate – a partire dalle timbriche fotografiche – con sequenze che strizzano l’occhio alla commedia demenziale (si prenda l’intera scena che culmina con la decapitazione di una vampira che dapprima si lamenta di aver ricevuto una pallottola in pieno petto – ovviamente senza morire – e poi continua a strangolare il prete anche dopo che la testa le è stata separata dal corpo).

È probabile che molti cultori di Stoker storceranno il naso – fu così anche all’epoca di Coppola, d’altronde –, così come i fan sfegatati della messa in scena del vampirismo come qualcosa di “serioso” non potranno che guardare con disprezzo allo strizzare di un muride già mortalmente inforchettato, o a una schiatta di gargoyle ubbidienti che sembrano provenire da un fantasy di serie B. Verso il termine poi Besson da un lato omaggia la conclusione del Dracula di John Badham, ma dall’altro pare quasi voler inserire il finale che David O. Selznick aveva pensato per Rebecca, e che Alfred Hitchcock rifiutò senza mezzi termini affermando che fosse rozzo, privo di classe e dozzinale. Ed è vero, solo che nel contesto bessoniano finisce per funzionare, o almeno per risultare perfettamente credibile all’interno di una narrazione ben più survoltata di quanto fosse possibile immaginare. Dracula qui spruzza profumo per confondere le sue prede, e i suoi avversari arrivano addirittura a prendere d’assalto il castello con baionette, pistole e cannoni pur di sconfiggerlo. Anche la parte iniziale, dove il gioco di rispecchiamenti con Coppola si fa più evidente, è assai meno contemplativa e ieratica e ben più votata all’azione bellica; Besson si muove agilmente sul terreno che gli è più congeniale, e arriva a piegare anche le regole del racconto – le storie di Dracula si possono quasi considerare un sottogenere a sé stante all’interno della grammatica orrorifica e vampiresca nello specifico – alla propria idea di divertissement, un crogiolo di generi e di intuizioni tra loro anche ossimoriche che riescono miracolosamente a rimanere in piedi, nonostante tutto. In questo gran ballo di corte carnascialesco Caleb Landry Jones si presta alla bisogna in modo eccellente, ferino e sconfitto a un tempo. Con lui un cast mediamente in forma, dove a spiccare è una spiazzante e indimenticabile Matilda De Angelis, tale Maria de Montebello nativa di Bologna e amorevolmente dedita al culto del mordicchiare il collo altrui. È probabile, forse persino inevitabile, che Dracula – L’amore perduto vada incontro a un riscontro critico deludente, con lo scuotere delle teste magari accompagnato da qualche risolino compiaciuto, come a sottolineare la mediocrità che prende corpo sullo schermo. Una reazione comprensibile, in fin dei conti, ma che non deve obnubilare la vista al punto da non rendersi conto di quanto amore per il cinema passi da questo bizzarro oggetto che non vuole far paura, e in effetti non ottiene quel risultato. Un’opera volutamente fuori dai canoni, ricca di saliscendi, con un’ispirazione solo a tratti convincente, ma vivissima. O almeno non-morta, e di questi tempi è già tanto.

Info
Dracula – L’amore perduto, un trailer.

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