L’intérêt d’Adam
di Laura Wandel
Secondo lungometraggio per la filmmaker belga Laura Wandel, L’intérêt d’Adam conferma il suo interesse per i temi dell’infanzia e del disagio infantile anche nel confronto con un certo disagio del mondo adulto. Un’opera claustrofobica dove non si vede via d’uscita, dove tutti i personaggi, a parte l’infermiera protagonista, non escono bene, non la madre, non il padre ma nemmeno le istituzioni sociali, fredde e burocratiche. In concorso all’El Gouna Film Festival 2025.
Adam non vuole morire
Adam, 4 anni, è ricoverato in ospedale per malnutrizione a seguito di una decisione del tribunale. Lucy, la caposala, autorizza la madre di Adam a restare accanto al figlio oltre l’orario di visita stabilito dal giudice. Ma la situazione si complica quando la donna, ancora una volta, rifiuta di lasciare il bambino. Nell’interesse del piccolo, Lucy farà tutto il possibile per aiutare questa madre in difficoltà. [sinossi]
Nel suo secondo lungometraggio, L’intérêt d’Adam (Adam’s Sake è il titolo internazionale), presentato nella Feature Narrative Competition dell’8° El Gouna Film Festival, dopo essere stato il film d’apertura della Semaine de la critique di Cannes, la regista belga Laura Wandel torna a occuparsi della condizione infantile, torna a un’opera chiusa in un’istituzione anche fisicamente opprimente come era l’edificio scolastico del precedente film, Il patto del silenzio – Playground. Stavolta ci troviamo in un istituto pediatrico dove una caporeparto fa di tutto, anche oltre il suo semplice dovere professionale, per salvare la vita a un bambino di quattro anni, Adam, da problemi di malnutrizione causati da una madre estremamente problematica. Con lo stesso sguardo etologico dell’opera precedente, la regista affronta uno stato di disagio. Ma abbassando l’età dei suoi protagonisti – qui bambini piccoli, talvolta neonati – Laura Wandel sposta il fuoco: il malessere non nasce più soltanto dall’infanzia, ma si rivela come un riflesso del mondo adulto, di cui i più piccoli diventano inevitabilmente le vittime. Non si salva nessuno nel film, a parte l’infermiera Lucy, la protagonista, che dovrà comunque trasgredire le regole. Non la madre, su cui torneremo, facilmente ascrivibile a categorie di instabilità mentale, avvicinabile a forme di fanatismo come quelle dei no-vax o dei Testimoni di Geova, che non accetta la dieta che i pediatri prescrivono al figlio; non il padre che non ha tempo di curarsi del figlio perché, dice, lavora 12 ore al giorno. Ma soprattutto non si salvano le istituzioni, i servizi sociali che facilmente possono togliere la potestà genitoriale, ma agendo in modo freddo e burocratico, così come quei protocolli che impediscono alla madre di dormire in clinica con il suo bambino, per potergli stare vicino, nonostante supplichi per poterlo fare.
Il rapporto morboso, comunque di affetto vero per quanto possessivo, che lega la madre ad Adam, che arriverà a scappare con lui, portandolo via dalla clinica, inseguita da Lucy, è il nucleo del film, anche grazie alla sfaccettata caratterizzazione della donna, spaurita, smarrita, nell’interpretazione di Anamaria Vartolomei, che si raffronta con Léa Drucker che dà il volto a Lucy. E proprio su quel rapporto genitoriale intenso quanto patologico che si innesca la questione morale cui il film, inevitabilmente, porta. Si può liquidare così facilmente una passione materna così intensa anche quando questa fa rischiare la vita al bambino? Sarà proprio il piccolo con una sorprendente lucidità – che ancora connota lo sguardo della regista verso l’infanzia, verso i bambini come soggetti attivi e non come oggetti – a dichiarare l’affetto per la madre ma a capire di non voler morire. Il film comunque finisce con una chiusura tranchant, che dà poco spazio alla speranza. C’è una purezza nel cinema di Laura Wandel che si esprime in un’opera secca, breve, essenziale, di un’ora e un quarto, senza colonna sonora. Un film pervaso di un senso claustrofobico in quelle sale e corridoi ospedalieri in cui si muove la macchina a mano inseguendo o anticipando Lucy. Non sono ambienti del tutto asettici come un ospedale qualsiasi, ci sono delle decorazioni, dei disegnini per compiacere ai bambini che sono i pazienti di quel reparto. Ma sono illustrazioni prive di gusto e fantasia, messe lì senza crederci, da burocrati. Una purezza di regia che ricorda l’epoca di Dogma, senza però schemi rigidi cui obbedire, o i connazionali Dardenne, evidentemente il cinema con cui si è formata la regista. Come quel cinema, Laura Wandel non è mai consolatoria, cercando sempre di interrogarsi sull’intimità dei rapporti umani nel silenzio delle istituzioni.
Info
L’intérêt d’Adam sul sito della Semaine de la Critique.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: L'intérêt d'Adam
- Paese/Anno: Belgio, Francia | 2025
- Regia: Laura Wandel
- Sceneggiatura: Laura Wandel
- Fotografia: Frédéric Noirhomme
- Montaggio: Nicolas Rumpl
- Interpreti: Alex Descas, Anamaria Vartolomei, Jules Delsart, Laurent Capelluto, Léa Drucker
- Produzione: Dragons Films, Les films de Pierre, Les Films du Fleuve, Lunanime
- Durata: 78'


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