Eric Faden e i film giapponesi di carta
Dal 2019 è in corso il Japanese Paper Film Project, un’operazione iniziata presso la Bucknell University di Lewisburg in Pennsylvania, curata dal docente Eric Faden, con l’obiettivo di archiviare in digitale il patrimonio superstite dei film di carta giapponesi. Dal 2023 tutta l’attività è stata trasferita in Giappone. Si trattava di filmini domestici sviluppati su carta invece che su celluloide, molto diffusi nelle abitazioni nipponiche tra il 1932 e il 1938, quando venivano prodotti in quantità. Per le visioni domestiche venivano utilizzati proiettori epidiascopici, in grado di proiettare materiali sia opachi che trasparenti. Questi apparecchi riflettevano la luce da una striscia di pellicola opaca in una lente che poi proiettava l’immagine su uno schermo. I filmini su carta si potevano acquistare nei grandi magazzini ma anche ordinare per posta. Avevano una lunghezza di 15, 30 o 45 metri e una durata compresa tra uno e tre minuti; alcuni film erano però spalmati su più rulli. I proiettori erano azionati a mano e quindi non c’era una velocità di proiezione predefinita. Si trattava di film sia d’animazione che girati dal vero (duplicati da fonti in celluloide), in bianco e nero o a colori. La loro diffusione riflette la lunga tradizione di pre-cinema che ha avuto il Giappone, come l’importanza della carta come materiale artistico, dalla tradizione degli emakimono, i rotoli narrativi dipinti su carta, al kamishibai, il teatro di carta per bambini. Pensiamo solo all’uso della carta fatto dal pioniere dell’animazione Noburō Ōfuji. Eric Faden, l’ideatore del progetto, ha curato una selezione di film su carta per la 44ª edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. Stupisce la gran varietà delle opere proiettate, di animazione o live action, a colori o in bianco e nero. Ci sono film d’animazione basati su leggende del folklore popolate da creature mitologiche come i tanuki e i kappa o i demoni oni. Immancabile un adattamento della saga dei 47 ronin, dalle infinite trasposizioni. Si intitola Limited Express Chushingura ed è un film d’animazione a colori, a carattere comico dove l’ambientazione di epoca Edo è combinata con l’uso di apparecchiature moderne. C’è poi un film di propaganda, d’animazione, che ricostruisce la vicenda reale di una crisi di ostaggi verificatasi in Cina nel 1934. Il che ci riporta da un lato all’uso dell’animazione nella propaganda giapponese, come sarebbe stato poi con i film di Momotarō, così come al fatto che anche le fantasmagorie cinematografiche hanno trattato temi di scottante attualità come il film di Méliès sull’Affare Dreyfus. Straordinaria in tutte le opere la visibilità della grana della carta in proiezione, testimonianza di un supporto materico anche più consistente della celluloide stessa. Abbiamo incontrato Eric Faden durante le Giornate del Muto. Foto (©)Valerio Greco.
Mi puoi parlare del progetto Japanese Paper Film Project. Come è nato e come procede?
Eric Faden: Negli anni ’30, in Giappone, era molto comune avere pellicole da 35 mm in casa. Tutte queste pellicole erano in nitrato. Quindi potenzialmente molto infiammabili. Le case giapponesi tradizionali sono fatte di legno e carta, e così il rischio di incendio era molto alto. Le pellicole di carta furono create come una sorta di alternativa. Certo anche la carta brucia, ma non come il nitrato. Quindi, i film su carta vennero commercializzati come un’alternativa più sicura alla pellicola in nitrato. Tre società produssero i film dal 1932 al 1938. Smisero di produrli perché nel 1938 il governo giapponese, a causa degli sforzi bellici della Seconda guerra sino-giapponese, e in vista della Seconda guerra mondiale, vietarono la produzione di prodotti domestici in metallo. Di conseguenza, queste tre aziende non poterono più realizzare proiettori. E a quel punto, la produzione di pellicole cartacee si fermò. Il mio interesse è nato perché ero in Giappone per un altro progetto di ricerca. E sono andato al Toy Film Museum di Kyoto. Mentre ci stavo lavorando, il direttore del museo, Yoneo Ota, mi mostrò delle pellicole cartacee. E disse: «Il progetto a cui stai lavorando va bene, ma quello su cui dovresti davvero lavorare sono queste pellicole, perché nessuno le ha viste negli ultimi 80 o 90 anni, perché la carta è così delicata che i proiettori la sminuzzano». Quindi, avevano questa collezione di film, ma non avevano mai visto di cosa si trattasse o che aspetto avessero. Così ho avviato il Japanese Paper Film Project, con l’obiettivo di costruire una sorta di scanner e un software per computer che potessero scansionare e rianimare le pellicole su carta, in modo da poterle guardare digitalmente sullo schermo.
Puoi raccontarmi qualcosa sul processo tecnico della digitalizzazione? È difficile, credo, partire dalla carta.
Eric Faden: È stato davvero difficile, perché abbiamo dovuto costruire una macchina tutta nostra, un sistema hardware/software denominato Kyōrinrin, prendendo nome da uno yokai giapponese, un fantasma del folklore che protegge i rotoli perduti o mai letti. Speravamo che un normale scanner per pellicole potesse scansionare le pellicole. Lo usi e tutto fatto. Ma poiché le pellicole di carta sono di fatto realizzate a mano, ci sono molte anomalie e imprecisioni in ogni fotogramma. Quindi, uno scanner per pellicole tradizionali non poteva funzionare. Abbiamo dovuto costruire una macchina e un software apposito. Il funzionamento della macchina è questo: cattura la pellicola di carta in movimento, perché è troppo faticoso per la pellicola fermarla e riavviarla, fermarla e riavviarla. Quindi, la pellicola di carta si muove continuamente. E poi la fotografiamo con una macchina fotografica ad altissima velocità. E poi abbiamo un software che analizza ciò che abbiamo scansionato per trovare un fotogramma. E prende uno di quei fotogrammi e lo mette da parte. E prende il fotogramma buono successivo e lo mette da parte. E questo riassembla il film in un film stabile e guardabile.
Affascinante vedere la grana della carta, più o meno accentuata.
Eric Faden: Sì, puoi vedere la carta. Mi piace molto perché con la pellicola di celluloide e con il digitale, dimentichiamo che esiste un mezzo. C’è qualcosa. Entriamo in quel mondo e basta. Ma in queste proiezioni di carta ci viene costantemente ricordato, praticamente a ogni fotogramma, che questo è sia un altro mondo, sia un pezzo di carta fisico e tattile che crea questa illusione per te. Vi è qualcosa di molto affascinante in questo.
Molto interessante è stato l’accompagnamento musicale, una combinazione tra la tradizione giapponese e quella occidentale. Da qui l’idea di mescolare o creare una sorta di combinazione tra musica occidentale e giapponese, usando il violoncello e il koto, il tradizionale strumento musicale cordofono nipponico.
Eric Faden: Adoro questa combinazione. I musicisti con cui lavoro si chiamano Yoko Reikano Kimura e Hikaru Tamaki. E la loro musica si muove continuamente tra il Giappone e l’Occidente. A volte il violoncello suona in modo molto giapponese, a volte il koto suona in una scala musicale occidentale. Credo che renda i film accessibili in un modo interessante, introducendo al contempo il pubblico a un genere musicale non necessariamente familiare al pubblico occidentale. Quindi, adoro questa combinazione.
Per questo programma alle Giornate del Cinema muto, hai fatto una selezione di film. Come hai lavorato in tal senso?
Eric Faden: Per questo programma ci siamo concentrati molto sulla ricerca di una vasta gamma di tutti i diversi generi cinematografici esistenti. Volevamo mostrare alcuni film d’animazione, alcuni film live-action, persino i film disegnati a mano. Una delle cose che mi ha davvero sorpreso delle pellicole cartacee è che mi aspettavo che si trattasse di un solo tipo di film. E invece a ogni pellicola che scansionavamo ci dicevamo: «Oh, questo è un tipo di film completamente diverso. Oh, questo film è per adulti, questo è per bambini». Sono rimasto davvero sorpreso da quanto fossero eclettici i film.
Il progetto è terminato o ancora in corso?
Eric Faden: No, non credo nemmeno che siamo in dirittura d’arrivo. Ci sono molti, moltissimi film. Abbiamo scansionato circa 300 film. Il programma presentato alle Giornate era di 29 film. Sappiamo che ci sono circa 140 film unici. Ne abbiamo 300, ma molti di questi sono duplicati o ripetizioni. E dei 140, ne abbiamo scansionati circa 120 unici. Quindi, siamo molto vicini a ottenere l’intera collezione. Ma abbiamo ancora molta strada da fare e ci sono ancora molti film da elaborare. Credo che la digitalizzazione dei film richiederà ancora un anno o due. E spero che riusciremo a trovare gli ultimi 20 film che finora non abbiamo trovato.
I film live-action, con scene di combattimenti di samurai, sono estratti da film di genere jidaigeki?
Eric Faden: Sì, venivano girati su pellicola e poi trasferiti su carta. In alcuni casi non sappiamo di che film si tratti perché i titoli sono stati tagliati o sono stati rinominati. In altri casi, sappiamo di quale si tratta, quando si può leggere il titolo all’inizio. Era un fenomeno molto popolare in Giappone per le pellicole in celluloide. Venivano trasformate in quelle che venivano chiamati film giocattolo. Nelle nostre lingue il termine “giocattolo” ha la connotazione di qualcosa di infantile. Ma in giapponese significa semplicemente qualcosa che si trova in casa, non necessariamente per i bambini. Per molti cinema giapponesi era troppo costoso rispedire i film in Europa o negli Stati Uniti. Quindi, l’ultima fonte di profitto per un cinema era quella di tagliare le pellicole in cortometraggi da vendere al pubblico. Crediamo che i film live-action siano probabilmente copie di film giocattolo venduti al pubblico come brevi frammenti. In alcuni casi, abbiamo dei film su carta con riprese dal vivo, sopravvissuti, ma dei quali la pellicola di celluloide originale è andata perduta. Quindi, in alcuni casi, abbiamo gli ultimi frammenti sopravvissuti di questi film, il che è incredibile.
Molti film su carta avevano una colonna sonora abbinata su disco di 78 giri. Avete trovato anche registrazioni delle narrazioni dei benshi?
Eric Faden: Oltre a scoprire queste pellicole di carta, abbiamo notato che alcune avevano un codice proprio all’inizio del film. Non eravamo sicuri di cosa fosse. Un ricercatore giapponese con cui lavoriamo ci ha detto che è un riferimento a un disco con la colonna sonora. Abbiamo trovato alcuni dischi e abbiamo messo insieme la traccia audio con quella video. Quasi tutte le colonne sonore hanno musica, effetti sonori e benshi che vanno di pari passo. Tra i film qui presentati il benshi si sente in Animal Olympics, The Phantom Doublot e Limited Express Chushingura.



Giornate del Cinema Muto 2025
Giornate del Cinema Muto 2025 – Presentazione