Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco

Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco

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Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco è il sequel di Ne Zha, diretto sempre da Jiaozi nel 2019, ma è il primo film del dittico cinese a trovare una distribuzione in Italia, arrivata a seguito dello straripante successo ottenuto in patria (oltre un miliardo di dollari). Si tratta di un roboante fantasy che cerca un connubio tra estetica e intrattenimento per famiglie, non sempre trovandolo, ma tracciando qualche traiettoria interessante; l’animazione cinese continua comunque a mostrare potenzialità non ancora sfruttate a dovere.

Due corpi in uno

Ne Zha, un bambino demone cresciuto dagli umani, stringe un’alleanza con il principe dei draghi Ao Bing in una battaglia epica per proteggere i loro clan. Dopo lo scontro, i due corpi rischiano di andare in pezzi. Per salvare Ao Bing, Ne Zha parte per un viaggio pericoloso alla ricerca di un elisir, scoprendo una cospirazione destinata a scatenare una guerra tra bene e male. Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco prosegue le avventure del giovane demone Ne Zha, che dopo un sacrificio porta in sé lo spirito del suo amico Ao Bing. Intraprende così un epico viaggio per ricostruire i corpi, utilizzando il Loto dai Sette Colori. Affrontando pericoli e scoprendo tradimenti, dovrà combattere forze oscure per salvare ciò che gli è caro. [sinossi]

Il maggiore incasso di tutti i tempi per un film di animazione. Così passerà alla storia, almeno per qualche tempo, 哪吒之魔童闹海, cioè a dire Nézhā zhī mótóng nàohǎi (letteralmente “Ne Zha: Il demone bambino sconfigge il re drago), secondo capitolo di quella che potrebbe trasformarsi molto rapidamente nella saga animata di maggior successo al botteghino: se in Italia e nella stragrande maggioranza del mondo questo film non è arrivato con il titolo Ne Zha 2 è perché il capostipite Ne Zha – in originale 哪吒之魔童降世, Nézhā zhī mótóng jiàngshì, che equivale a “La nascita del demone bambino Ne Zha” – nonostante l’enorme successo registrato in patria nel 2019 faticò a farsi largo all’estero anche a causa delle restrizioni dovute alla pandemia da COVID-19, fermandosi così a “soli” ottocento milioni di dollari globali, euro più euro meno. Il fatto che questa nuova avventura si attesti oltre i due miliardi di dollari a livello internazionale fa sì che non ci sia più l’occasione di snobbare l’opera di Jiaozi, nome d’arte dietro cui si cela il quarantacinquenne Yang Yu, che guardando dalle parti di Hollywood ha pensato fosse idea non poi così peregrina trasformare l’enorme calderone di miti e leggende mandarine in una sorta di universo cinematografico a sé stante, di cui le scorribande folli del demone bambino Ne Zha e del principe dei draghi Ao Bing non rappresentano con ogni probabilità che i primissimi vagiti. Se il film del 2019 serviva a Jiaozi e alla sua squadra di animatori per testare le potenzialità di una mitopoiesi cinese in grado di contrastare e sopravanzare le produzioni statunitensi, ecco che in questo secondo capitolo ci si può già trovare in medias res, senza più bisogno di spiegazioni, o di introduzioni. Il ritmo del racconto si fa così rutilante fin dai primissimi istanti, con una trama che affastella ipotesi una dopo l’altra tra combattimenti, corpi in fusione/disfacimento, divinità crudeli, allenamenti per migliorare le proprie tecniche, alleanze e amicizie fraterne, immortalità che in fin dei conti non è così certo siano tali.

Pur prendendo ispirazione dai grandi classici della letteratura cinese, tra 封神演義 (Fengshen Yanyi, “la canonizzazione degli dei”) attribuito a Xu Zhonglin e Lu Xixing, e l’ancor più celeberrimo Il viaggio in occidente (西遊記, 西游记, Xīyóu Jì, Hsiyu-chi) che si presume sia opere dell’erudito Wú Chéng’ēn, Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco aggiorna quei racconti folkloristici a una modernità del linguaggio e della rappresentazione, in un’operazione produttiva per niente dissimile da quella compiuta da Walt Disney quando decidette di prendere a modello le fiabe del retroterra culturale europeo. Jiaozi è ben consapevole della necessità di competere da un punto di vista estetico, e non c’è dubbio che il suo film contenga sequenze mirabili, sia per la capacità del regista di mettere ordine al caos gestendo con mano sicura passaggi che potrebbero apparire maggiormente farraginosi in fase di narrazione, sia per l’alta qualità artistica di alcuni disegni, a dimostrazione anche di una professionalità sempre crescente in Cina sotto il profilo dell’animazione, già testimoniata nel corso degli ultimi anni. Semmai meno convincenti appaiono alcune scelte tanto narrative quanto stilistiche: Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco contiene passaggi demenziali che poco si allineano alle potenzialità epiche del racconto, e che appaiono zavorrati, incapaci di far spiccare davvero il volo al film. Politicamente è invece interessante come Jiaozi, dopo aver suggerito nel primo film una sorta di ribellione al divino, presenti qui un neanche troppo velato incitamento a combattere chi detiene il potere in una forma non dialettica: è evidente che la Cina ha intenzione di rappresentarsi come un’entità aperta, multi-sfaccettata, dialogante con l’altro e non in aperta contrapposizione. In quest’epoca di guerre “sparse” il racconto di due entità che devono ricostruirsi per poter esistere ancora acquista un sottotesto non arduo da interpretare, ma anche per questo più interessante. Al di là di tutto l’impressione è che l’animazione cinese si stia preparando all’agone con le principali realtà produttive internazionali, tanto occidentali quanto del vicinissimo oriente – Giappone e Corea del Sud. Sarà davvero un’ascesa?

Info
Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco, un trailer.

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