Mamma, ho perso l’aereo
di Chris Columbus
Enorme successo del periodo natalizio 1990-91 e generatore di diversi sequel, scritto e prodotto da John Hughes, Mamma, ho perso l’aereo di Chris Columbus propone un rapido e superficiale intrattenimento per tutta la famiglia, sorretto a una classica struttura da quest e coming of age con ritmi e messa in scena da cartoon con attori in carne e ossa. Protagonista, la baby star Macaulay Culkin. Riproposto in sala dal 4 al 10 dicembre grazie a Nexo Studios.
Kevin, Gaspare e Orazio
Chicago. Fra i figli più piccoli di un numeroso nucleo familiare in partenza natalizia per Parigi, continuamente bistrattato un po’ da tutti, l’ottenne Kevin viene dimenticato a casa da solo. Convinto di aver fatto sparire la sua famiglia per una sorta di incantesimo, il bambino si gode la solitudine facendo disordine, creando confusione e mangiando porcherie, in piena libertà rispetto alle rigide regole imposte dagli adulti. La madre, accortasi della tremenda dimenticanza, tenta ogni strada per ritornare a casa appena atterrata a Parigi, mentre Kevin inizia a poco a poco a occuparsi delle faccende domestiche. E deve vedersela, poi, con una coppia di ladri goffi e maldestri, Harry e Marv, che stanno svaligiando le case del quartiere, lasciate vuote per le vacanze di Natale. [sinossi]
Fenomeno di successo e di costume in occasione delle festività natalizie del 1990-91, Mamma, ho perso l’aereo (Chris Columbus, 1990) si è rapidamente trasformato in un classico moderno, particolarmente adatto a una riproposizione sotto l’albero. Tornerà nelle sale italiane, infatti, dal 4 al 10 dicembre prossimi per la distribuzione di Nexo Studios, e l’opportunità è buona per una revisione a distanza di trentacinque anni dalla sua prima apparizione. Gli incassi furono stratosferici su entrambi i lati dell’Atlantico, e il decenne Macaulay Culkin divenne un’immediata celebrità, la baby star più pagata al mondo, fino a conquistare addirittura una candidatura ai Golden Globe per miglior attore protagonista in una commedia – le successive traversie di Culkin, economiche e personali, sono abbastanza note. Il film sembra nascere come pura strenna natalizia, ambientato nel periodo delle Feste, distribuito fra novembre e gennaio, e avvolto in un registro zuccheroso adatto a tutta la famiglia. Com’è Natale negli Stati Uniti, in nessun altro luogo al mondo. La Chicago in cui si svolge la vicenda è manieratamente punteggiata di neve, luci, casette di Santa Claus, decorazioni domestiche, musichette e canzoncine tradizionali, calze appese, e chi più ne ha più ne metta. Non è casuale, del resto, il comparto creativo dal quale il film vide la luce. Le disavventure del piccolo Kevin, dimenticato a casa dalla famiglia in partenza per Parigi, occupano infatti la terza regia di Chris Columbus, che si era fatto le ossa come sceneggiatore in ambiente produttivo spielberghiano con Gremlins (Joe Dante, 1984), I Goonies (Richard Donner, 1985) e Piramide di paura (Barry Levinson, 1985). Altra fondamentale impronta creativa è quella di John Hughes, che per Mamma, ho perso l’aereo scrive soggetto e sceneggiatura, incontrando di nuovo, peraltro, Macaulay Culkin e John Candy (qui convocato per poco più di un cameo), già protagonisti di Io e zio Buck (John Hughes, 1989), realizzato l’anno precedente e distribuito in Italia soltanto a seguito dell’enorme successo del film di Columbus.
Da tale magma creativo, al quale contribuiscono con vene spielberghiane pure le musiche di John Williams, prende forma un film che affida buona parte della sua espressività al mondo del cartoon americano. Solo in casa per qualche giorno, il piccolo Kevin dà sfogo all’innato desiderio di trasgressione dell’infanzia, felice di poter sporcare, fare confusione, creare disordine, mangiare cibo-spazzatura in piena libertà, senza l’assillo di genitori che richiamano continuamente ai buoni comportamenti. Dovrà poi difendersi da due maldestri ladri di appartamenti (divertenti le prove di Joe Pesci e Daniel Stern), secondo gli schemi di una sfida fra Davide e Golia, in cui il bambino, oggettivamente più debole, può affidarsi soltanto all’astuzia e alla fantasia dell’infanzia di fronte all’inevitabile vantaggio fisico degli adulti. Bambino intelligente vs. adulti stupidi: la sfida con i ladri è giocata tutta su questa dicotomia, e adotta schemi espressivi in tutto pertinenti al cartoon, fin dalla definizione fisiognomica dei due ladri, uno alto e uno basso, entrambi goffi e stolti, memori in modo piuttosto evidente dei Gaspare e Orazio di La carica dei 101 (Reitherman, Luske e Geronimi, 1961) – un’apparizione delle loro ombre nella cornice di una porta a vetri, in particolare, pare una vera e propria citazione diretta. E si ravvisa peraltro un altro inside joke di tutt’altro accento che rinvia al cinema classico, il nome di Harry Lime di uno dei ladri, che rimanda immediatamente al protagonista wellesiano di Il terzo uomo (Carol Reed, 1949). Del resto, è lo scaltro utilizzo di un finto classico del cinema noir (il fittizio Angels with Filthy Souls, le cui sequenze sono state girate appositamente per il film) a mettere più volte in fuga le minacce esterne alla casa. È un gioco ingenuo, senza particolari doppifondi, condotto da Columbus con le convenzioni della tradizione. La battaglia finale fra Kevin e i ladri, poi, è fatta di gag, baruffe e capitomboli in tutto debitori dell’estetica dell’animazione americana. Nessuno si fa male, i personaggi sembrano di gomma e si rialzano illesi, pronti a subire l’ennesima ritorsione dell’indomito Kevin. Fra i marchingegni a cui Kevin fa ricorso verso il finale appare anche un escamotage che sembra provenire direttamente dal cinema di Indiana Jones e dei Goonies, sulle orme di un avventuroso sentimento cinematografico comune a tutta un’epoca statunitense.
Più attinente all’universo spielberghiano/hughesiano, e riletta alla luce dell’approccio fortemente edulcorato del cinema di Columbus, è d’altra parte la riflessione tenuta sottotraccia sulla solitudine dell’infanzia. Bistrattato un po’ da tutto il numeroso parentado, Kevin subisce anche l’umiliazione massima di trovarsi dimenticato a casa, convinto oltretutto di aver fatto sparire la propria famiglia dopo aver espresso alla madre, stizzito, il desiderio di non rivedere più nessuno di loro. In bilico sul pensiero magico pertinente all’universo dei bambini, Kevin sperimenta sulle prime l’entusiasmo della libertà, per poi provare anche lo smarrimento della solitudine nelle lunghe ore passate in casa senza il conforto e la protezione degli adulti. Spielberg e Hughes non sono nuovi a tali riflessioni. Il cinema di John Hughes si è magari più concentrato sull’età dell’adolescenza. Con Mamma, ho perso l’aereo il focus narrativo scende qualche anno in giù sull’asse della vita, collocando il piccolo Kevin davanti a una sfida di classica quest e coming of age. È un personaggio che cambia, Kevin, come tanto piace alla convenzionale narrazione americana, affrontando una serie incessante di prove e tramutandosi da piccolo lamentoso a roccioso difensore della propria casa. Fare la spesa, fare il bucato, imitare la vita dei grandi. La sfida principale è quella di crescere, rapidamente e inaspettatamente, trovandosi a gestire il peso dell’indipendenza e autosufficienza. La sfida è diventare adulto, superare paure, nel volgere di una manciata di giorni. Così, il sottoscala dell’abitazione, luogo di atavici spaventi trasfigurati dalla fantasia infantile, si riallinea a poco a poco a oggetto di visioni realistiche e mature. Così, soprattutto, i due estremi dell’esistenza umana s’incontrano e si capiscono. Un altro babau, infatti, è l’anziano vicino di casa, considerato una sorta di mostro e scoperto poi nel suo dolore e nella sua umanità durante un incontro in chiesa. Vecchi e bambini si comprendono, condividono lo stesso sentimento di solitudine e abbandono. Si alleano, infine, per difendersi dalla cattiveria del mondo, in primis da genitori e figli indifferenti e un po’ crudeli, forti della propria confortevole indipendenza fisica ed emotiva.
Sia chiaro, tali venature malinconiche si aprono in modo fortemente convenzionale all’interno di un film fatto puramente per piacere e compiacere il pubblico. È un film letteralmente per tutte le età, Mamma, ho perso l’aereo. Diverte i bambini per il passo da cartoon, per il gusto avventuroso e per un ovvio e immediato moto di immedesimazione. Diverte gli adulti per l’invincibile nostalgia nei confronti del proprio passato di bambino. Non problematizza troppo ciò che racconta, e pure l’incontro di Kevin con il vecchio s’inscrive in uno schema collaudato, prevedibile e sdolcinato, di redenzione e lieto fine. A vederlo oggi, Mamma, ho perso l’aereo si delinea come pura convenzione statunitense agli albori degli anni Novanta. È un cinema che garantiva incassi vertiginosi, dando lustro a un’industria, una professionalità e un talento per il commercio senza pari al mondo, almeno all’altezza temporale della sua realizzazione. Suscita molta curiosità, semmai, l’esito della sua riproposizione al cinema. Di questi tempi è impresa ardua portare masse di spettatori in sala, e pure le produzioni di più spiccata vocazione commerciale incontrano non poche difficoltà. Magari Kevin e le sue ingenue avventure saranno di nuovo una strenna natalizia, pronta a divertire anche gli scafatissimi bambini di oggi. Chissà, chissà, chissà. Nel cast, intanto, disperso nell’ampio parentado narrato vi è un bambino ancora più piccolo, Kieran Culkin, fratello minore di Macaulay, che alla lunga distanza avrà un destino cinematografico assai più fortunato. Appena otto mesi fa ha vinto l’Oscar a migliore attore non protagonista per la bella prova di A Real Pain (Jesse Eisenberg, 2024).Kieran non ha perso l’aereo, ma si direbbe che ha preso il treno giusto.
Info
Un trailer di Mamma, ho perso l’aereo.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Home Alone
- Paese/Anno: USA | 1990
- Regia: Chris Columbus
- Sceneggiatura: John Hughes
- Fotografia: Julio Macat
- Montaggio: Raja Gosnell
- Interpreti: Alan Wilder, Angela Goethals, Anna Slotky, Bill Erwin, Billie Bird, Catherine O'Hara, Daiana Campeanu, Daniel Stern, Devin Ratray, Gerry Bamman, Gerry Becker, Hillary Wolf, Hope Davis, Jedidiah Cohen, Jeffrey Wiseman, Jim Ortlieb, Joe Pesci, John Candy, John Heard, Kenneth Hudson Campbell, Kieran Culkin, Kristin Minter, Larry Hankin, Macaulay Culkin, Matt Doherty, Michael C. Maronna, Michael Guido, Ralph Foody, Ray Toler, Roberts Blossom, Senta Moses, Terrie Snell, Virginia Smith
- Colonna sonora: John Williams
- Produzione: 20th Century Fox, Hughes Entertainment
- Distribuzione: Nexo Studios
- Durata: 103'
- Data di uscita: 04/12/2025



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