Ricardo e la pittura
di Barbet Schroeder
Un ritratto documentario dell’amico pittore Ricardo Cavallo, Ricardo e la pittura diventa per il regista Barbet Schroeder l’occasione per discettare con l’amico di storia dell’arte, dei discepoli del Maestro, del ruolo della natura, ma soprattutto per instaurare un dialogo tra cinema e pittura.
Il mio cinema per Ricardo Cavallo
Barbet Schroeder traccia il ritratto dell’amico Ricardo Cavallo, che consacra la propria vita alla pittura. Da Buenos Aires al Finistère, passando per Parigi, questo film ci invita a immergerci nella storia della pittura, ma anche a scoprire la vita di un uomo che, con semplicità e umiltà, alla pittura si è dedicato anima e corpo, tanto da trasmettere la propria passione ai bambini del suo paese. [sinossi]
Nella sua lunga carriera cinematografica, Barbet Schroeder si è cimentato più volte con i ritratti documentari di personaggi controversi, intervistati, mostrandone il punto di vista. Da Général Idi Amin Dada : Autoportrait, sul dittatore ugandese, a The Charles Bukowski Tapes, sullo scrittore e poeta maledetto, a L’avvocato del terrore sull’avvocato di terroristi, dittatori e criminali Jacques Vergès, a Koko, il gorilla che parla, su un gorilla dello zoo di San Francisco che comunica con gli umani con il linguaggio dei segni. Più vicino a quest’ultimo, per la purezza del personaggio, per il discorso sui linguaggi, in questo caso artistici, è il nuovo documentario del regista, Ricardo e la pittura (Ricardo et la peinture è il titolo originale del documentario di produzione franco-svizzera), ora nelle sale italiane dopo essere stato presentato fuori concorso a Locarno 2023. L’anziano regista segue e dialoga con l’amico pittore e artista plastico Ricardo Cavallo, di origine argentina, trasferitosi in Francia nel 1976 e poi in Bretagna, a Saint-Jean-du-Doigt. Su di lui Schroeder aveva già realizzato il corto Exposition Ricardo Cavallo à Kerguéhennec nel 2014. Ricardo e la pittura segue, e intreccia tra loro, vari percorsi attorno alla figura dell’artista. C’è il Ricardo Cavallo ossessionato dalla sua arte, dal perseguire progetti estremi, un po’ come quell’Antonio López García protagonista di Il sole della mela cotogna di Victor Erice. Seguiamo all’inizio l’artista avventurarsi in una grotta marina, cui si arriva con un percorso accidentato, per dipingere l’interno di quella meraviglia naturale con l’obiettivo di creare una fantasmagoria pittorica in un luogo senza figure umane. Schroeder lo inquadra insieme con la sua tela e la sua tavolozza. Prima da davanti in modo che non si veda ciò che sta dipingendo sul quadro, poi stacca per inquadrare solo quella parete rocciosa, l’oggetto della pittura, e quindi finalmente riprende il pittore all’opera da dietro, in modo da avere nella stessa inquadratura sia il modello che il quadro stesso, evidenziando lo scarto tra la realtà naturale, già di per sé bellissima, e l’interpretazione artistica. Uno scarto che poi si accentua quando il pittore scompone la tela nelle sue placche, secondo il suo personalissimo progetto artistico. Con questa successione di inquadrature Schroeder dialoga con Cavallo e la sua arte con i mezzi del cinema, la propria arte. E peraltro realizza una composizione dell’immagine che richiama il complesso gioco di Las Meninas di Velázquez, pittore idolatrato da Cavallo che lo nominerà altre volte durante il film, anche se non per questa opera. Un altro percorso è quello di Cavallo storico dell’arte che discetta dei suoi pittori preferiti, da Caravaggio a Monet, da Delacroix a Seurat, da Picasso al succitato Velázquez. C’è poi il Cavallo maestro con i suoi allievi della scuola di pittura, l’école de Bleimor, i dipinti dei quali hanno la stessa dignità, si vedono interrompendo il flusso filmico con le didascalie della stessa grafica, di quelli dei grandi della storia dell’arte. C’è poi il Cavallo che si immerge nella natura, da cui trae ispirazione, per esempio dagli alberi secolari del Bois de Boulogne di Parigi. A mediare tra arte e natura è ancora Monet, da cui Cavallo ha cercato di copiare anche il giardino anche per come si inserisce nel paesaggio. L’arte appare un concetto fluido che pervade anche l’arte vinicola dell’amico viticoltore, anche nelle sue botti di quercia, una trasformazione di un elemento della natura quale gli alberi, che si armonizzano nell’antica cantina. L’arte per Cavallo assume anche una connotazione mistica in quanto creazione, e resurrezione: «Se non creiamo veramente, distruggiamo».
Ricardo e la pittura ricrea così una fittissima rete di opere d’arte, ma anche di letteratura, che si incrociano nel pensiero del dotto Cavallo. Spetta a Barbet Schroeder inserire anche la dimensione cinema come ulteriore forma d’arte che dialoga e si confronta con la pittura di Cavallo e di conseguenza con tutti i suoi referenti artistici. Proprio come Monet applicava la pittura all’architettura gotica della Cattedrale di Rouen, peraltro ritraendola in 50 quadri a olio in modo da coglierne le differenze cromatiche a seconda dell’insolazione nelle diverse ore del giorno. Un modo, peraltro, di contemplare la dimensione tempo, non prevista per la pittura a differenza del cinema. La stessa tecnica delle placche di Cavallo, ovvero le sue grandi composizioni composte da tavolette dipinte sul posto, en plein air, e poi assemblate in atelier con un effetto mosaico, può registrare tempi e distanze diversi, perché le placche sono dipinte in momenti diversi, con luci diverse, da posizioni diverse. La qualità è anti fotografica ma il processo di assemblaggio può ricordare il montaggio cinematografico. L’artista trova delle soluzioni peculiari, per distinguere la sua pittura dalla fotografia, come quando realizza il quadro di grandi dimensioni di un cavallo usando come modello un cavallino in miniatura proveniente dalla sua collezione di animaletti. Una pittura che parte da una scultura per un risultato che mantiene un’ambiguità che la fotografia non permetterebbe. Quel dipinto potrebbe ritrarre una statua di equino in miniatura, come in effetti è, oppure una statua più grande così come un cavallo reale. L’opera è illustrata da Cavallo in un’inquadratura dove sono accostati il quadro con gli animaletti resi in dimensione reale e quello con il cavallo grande. Poi si vede anche la telecamera. Nel suo dialogo con l’artista, e nel dialogo tra cinema e pittura, Barbet Schroeder si mostra spesso in scena, oltre a esibire elementi del profilmico, come microfoni, videocamere, ciak. L’occhio del cinema sulla pittura segue diversi approcci. Quasi sempre il quadro citato è un’immagine fissa, ripresa nella sua totalità. Ma a volte Schroeder usa le tecniche dei critofilm di Ragghianti, muove lo sguardo sul quadro isolandone dei close-up. Schroeder e Cavallo osservano La morte di Sardanapalo di Delacroix: proprio mentre il secondo ammira la forza centrifuga di quel dipinto, la ripresa parte da un dettaglio per poi allargarsi all’intero quadro sottolineando la presenza di elementi esterni, fuori campo. In questo scambio continuo, Ricardo e la pittura mostra come lo sguardo del cinema e quello della pittura non si limitino a osservare il reale, ma lo reinventino insieme.
Info
Il trailer di Ricardo e la pittura.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Ricardo et la Peinture
- Paese/Anno: Francia, Svizzera | 2023
- Regia: Barbet Schroeder
- Fotografia: Victoria Clay-Mendoza
- Montaggio: Julie Lena
- Colonna sonora: Hans Appelqvist
- Produzione: Bande a Part Films, Les Films du Losange
- Distribuzione: Satine Film
- Durata: 106'
- Data di uscita: 27/11/2025



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