Uscite in sala 27 novembre 2025
Se si esclude l’imperdibile appuntamento di lunedì 1 dicembre con uno dei classici della filmografia di Charlie Chaplin, la settimana offre soprattutto l’occasione di imbattersi nel visionario esordio di Virgilio Villoresi; con lui lo straziante documentario sulla fotoreporter palestinese Fatma Hassouna, uccisa con quasi tutta la sua famiglia dai militari israeliani, il nuovo lavoro di Lynne Ramsay, il dramma borghese di Ludovica Rampoldi, le gag di Zootropolis 2 e l’opera prima di Mara Fondacaro.
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ORFEO
di Virgilio Villoresi
Erano anni che il cinema italiano – ed europeo – non si trovava nelle condizioni di imbattersi in un’opera così in grado di lavorare sul misterico, giocano con il surrealismo e le altre avanguardie storiche. Un flusso d’ingegno ininterrotto che lascia a bocca aperta, in questo viaggio all’inferno che riprende sia il mito che soprattutto Poema a fumetti di Dino Buzzati: chiunque potrà rintracciare in questo sublime oggetto cinematografico onirico riferimenti ad altre opere, e all’arte in generale, ma sarebbe superfluo perdersi in questi rimestii mentali. Godersi invece la prossimità con l’immagine pura, la sua potenza, il suo senso, è merce rara. Da non perdere.
Il giovane pianista Orfeo suona ogni sera in un locale, il Polypus, dove gli capita di incrociare lo sguardo di Eura Storm nel pubblico, e di venirne rapito. L’infatuazione sembra reciproca, ma la ragazza scompare, lasciando Orfeo nella disperazione. La rivedrà soltanto di sfuggita, mentre varca la soglia di un edificio non lontano da casa sua. Nel tentativo di inseguirla, scopre che la porta conduce a un mondo misterioso, presidiato dall’Uomo verde e popolato di creature immaginifiche come la Giacca, che è il diavolo custode dell’aldilà. Tra loro Orfeo si lancia, determinato a ricongiungersi alla sua Eura. [sinossi]
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PUT YOUR SOUL ON YOUR HAND AND WALK
di Sepideh Farsi
Impossibile non provare una profonda e continua fitta al cuore in questo lavoro che omaggia Fatma Hassouna, fotoreporter palestinese uccisa con buona parte della sua famiglia dall’esercito israeliano mentre Sepideh Farsi girava il film. Tra le opere, di finzione o documentarie, dedicate al genocidio patito dal popolo palestinese per mano israeliana si tratta con ogni probabilità della più convincente. E sinceramente straziante.
Il film racconta la vita a Gaza durante l’invasione militare israeliana attraverso le videochiamate tra Farsi e la fotoreporter palestinese Fatima Hassouna, che documenta con coraggio la realtà quotidiana di una popolazione assediata. Attraverso un racconto intimo e potente, il film diventa l’archivio della resistenza di Fatima, uccisa in un attacco aereo insieme a nove membri della sua famiglia, mentre la realizzazione del film era ancora in corso. Un caso che ha scosso le coscienze in tutto il mondo. [sinossi]
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DIE MY LOVE
di Lynne Ramsay
A volte il suo nuovo film dà l’idea di essere un po’ troppo paratattico, andando a parare là dove ci si aspetta che vada, ma con coraggio Lynne Ramsay mostra la violenza e la pulsione sia di morte che masochistica rispetto a un evento quasi inconcepibile da trattare come tale, ossia il fatto che diventare genitori possa essere un incubo e che “mettere al mondo” sia qualcosa di orribile, per cui punire e punirsi. Per niente banale.
Una donna soffre di depressione post-partum e rischia di cadere in uno stato di follia. [sinossi]
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WAKE UP DEAD MAN – KNIVES OUT
di Rian Johnson
E niente, Netflix continua a fare un po’ come gli pare, tra uscite fantasma (questo risulta a disposizione solo in 9 sale in tutta Italia), nessun dato riscontrabile su biglietti venduti ecc. e un totale menefreghismo nei confronti di un sistema cui pure si appoggia per ottenere vantaggi. Questo nuovo appuntamento con la saga di Knives Out sarà presto sul piccolo schermo, per gli abbonati alla piattaforma. Qui lo si cita solo per dovere di cronaca.
Il detective Blanc dovrà svelare un nuovissimo mistero di omicidio in un ambiente ancora sconosciuto, circondato da un nuovo colorato cast di sospetti. [sinossi]
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LO SCHIAFFO
di Frédéric Hambalek
L’idea di partenza del film di Hambalek non è affatto male, ma al di là di questo poco altro viene naturale citare di un lavoro prevedibile, semplicistico e soprattutto che non ha il coraggio di argomentare più di tanto o di scendere in profondità nella materia trattata. Ci si accontenta poi di un finale non stupido. Peccato.
Julia e Tobias scoprono che la loro figlia Marielle ha improvvisamente sviluppato capacità telepatiche e riesce a vedere e sentire tutto ciò che fanno. Ciò porta a situazioni che vanno dall’imbarazzante all’assurdo, man mano che vengono rivelate scomode verità. [sinossi]
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BREVE STORIA D’AMORE
di Ludovica Rampoldi
Ludovica Rampoldi, sceneggiatrice di meritata fama, esordisce alla regia con un lavoro ultra-borghese, che però non aggiunge nulla alla crisi della coppia e dei valori, e non osa mai di andare più in là del compitino, per quanto eseguito in maniera diligente. Un lavoro sufficiente, e nulla più.
Questa è la storia di due coppie. I trentenni Lea e Andrea, e i cinquantenni Rocco e Cecilia. Quattro personaggi i cui destini collidono la sera in cui Lea conosce Rocco in un bar e inizia con lui una relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo. Un tradimento come tanti, in apparenza, che prende una piega imprevista quando Lea comincia a infilarsi nella vita di Rocco, fino a coinvolgere i rispettivi compagni in una resa dei conti finale. [sinossi]
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ABOUT LUIS
di Lucia Chiarla
Thriller etico imperniato sulle contraddizioni del politicamente corretto e dell’efficientismo a ogni costo, il film di Lucia Chiarla (regista italiana che da oltre vent’anni vive e lavora a Berlino) sconta qualche rigidità e schematismo nella sua costruzione ma mantiene un buon passo narrativo, evocando qualche credibile interrogativo sulla società contemporanea. Interessante.
Stoccarda: Jens fa il tassista, spesso di notte, ed è nella sua vettura che lo deve raggiungere la moglie Costanze, per parlare vis à vis o fare l’amore. Questo equilibrio già precario entra definitivamente in crisi quando vengono a sapere che il loro figlio Luis viene bullizzato a scuola. Il motivo: il suo zaino è decorato da unicorni e percepito come “femminile”. [sinossi]
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ZOOTROPOLIS 2
di Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush
È invece un divertimento per tutta la famiglia il ritorno in scena dei colleghi d’indagine Judy e Nick, per un poliziesco antropomorfo e animato che ha il compito anche di risollevare in parte le amare sorti del botteghino nazionale. Vista la qualità dovrebbe esserne in grado.
Judy e Nick si trovano sulle tracce di un grande mistero quando Gary De’Snake arriva a Zootropolis e mette sottosopra la città. Per risolvere il caso, i due, sotto copertura sono costretti ad avventurarsi in nuove e inaspettate aree di Zootropolis, dove la loro continua collaborazione viene messa alla prova come mai prima d’ora. [sinossi]
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BOBÒ
di Pippo Delbono
Un film di Pippo Delbono è sempre da tenere in grande considerazione, anche quando – come qui – si “limita” a un omaggio intimo e personale a Bobò, colui che fu uno dei suoi attori principali. Un grande afflato sentimentale che non contrasta con il classico approccio di Delbono alla materia umana, alla carne, alla vita e alla morte.
Omaggio di Pippo Delbono all’amico e collaboratore Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, che fu un artista presente in tanti dei suoi spettacoli teatrali. Dagli albori del loro rapporto, quando Delbono nel 1995 lo incontrò per la prima volta nel manicomio di Aversa dove aveva trascorso decenni, e attraversando poi un numero smisurato di esperienze condivise sul palco preziosamente catturate nei tanti materiali d’archivio, si delinea una comunicazione atipica ma profondamente affettuosa, e un riconoscimento delle qualità uniche di un performer come pochi altri: “sordomuto, microcefalo e analfabeta”, ma capace di incantare tra danza e recitazione. [sinossi]
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IL PRIMO FIGLIO
di Mara Fondacaro
Mara Fondacaro esordisce con un horror intimo, che ragiona sulla gravidanza da una prospettiva non usuale, e che dimostra soprattutto di avere a che fare con una giovane regista non solo dalle idee estremamente chiare, ma in grado di mettere in campo uno sguardo proprio, personale, non compromissorio. Da non sottovalutare, anche se potrebbe non essere facile trovarlo in sala.
Ada è una docente di filosofia incinta. Con il compagno Rino si trasferisce in una villa immersa nella natura e comincia ad allestire la stanza per il piccolo che arriverà. Per la coppia è il secondo figlio, dopo che il primo, Andrea, è tragicamente morto qualche anno prima. Ada sembra aver superato il trauma, ma le ultime settimane di gravidanza la riportano al ricordo del figlio perduto e poco alla volta la fanno scivolare in uno stato di paranoia e terrore. Ada si convince che Andrea è tornato e che è venuto per impedire la nascita di un altro bambino. Sempre più scollegata dalla realtà, Ada mette in pericolo la propria vita e quella che porta dentro. [sinossi]
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RICARDO E LA PITTURA
di Barbet Schroeder
Ritratto documentario dell’amico pittore Ricardo Cavallo che diventa per il regista Barbet Schroeder l’occasione per discettare con l’amico di storia dell’arte, dei discepoli del Maestro, del ruolo della natura, ma soprattutto per instaurare un dialogo tra cinema e pittura. Sempre un piacere, in ogni caso, ritrovare sulla propria strada lo sguardo di Schroeder.
Il regista Barbet Schroeder traccia il ritratto dell’amico Ricardo Cavallo, pittore argentino da decenni trapiantato in Francia, in un piccolo paesino di Finistère, in Bretagna. Dall’incontro tra i due amici nella casa del pittore, dalle loro conversazioni in una cucina o in uno studio, tra dipinti e libri di pittura, oppure all’aria aperta, nel cortile dove Cavallo allestisce le sue grandi composizioni o in riva al mare, dove il pittore dipinge dentro una grotta, nascono conversazioni sull’arte, l’ispirazione, il rapporto con la natura, il piacere di insegnare ai bambini. [sinossi]
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I CENTO PASSI
di Marco Tullio Giordana
Da lunedì 1 dicembre torna in sala il film che lanciò definitivamente il nome di Marco Tullio Giordana nell’empireo del cinema italiano: se si esclude l’importanza di portare sullo schermo una storia tragica come quella di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia perché comunista e incapace di mantenere l’omertà diffusa, il film testimonia tutti i pregi e i molti difetti dell’estetica di Giordana, tra eccessi di retorica, utilizzo scomposto della musica, e una regia mai davvero in grado di scavare al di sotto della superficie.
Alla fine degli anni Sessanta a Cinisi, un piccolo paese siciliano, la mafia domina e controlla la vita quotidiana oltre agli appalti per l’aeroporto di Punta Raisi e il traffico della droga. Il giovane Peppino Impastato entra nel vortice della contestazione piegandola, con originalità, alle esigenze locali. Apre una piccola radio dalla quale fustiga con l’arma dell’ironia i potenti locali fra i quali Zio Tano (Badalamenti). Peppino verrà massacrato facendo passare la sua morte per un suicidio. [sinossi]
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LA FEBBRE DELL’ORO
di Charlie Chaplin
Inutile invece stare anche qui a sottolineare quanto sia imperdibile l’appuntamento (sempre dall’1 dicembre) con uno dei molti capolavori chapliniani, in un restauro digitale già ammirato a bocca aperta il primo giorno dell’edizione 2025 di Cannes. Tutto il resto, davvero, passa in secondo piano.
Un omino, cercatore d’oro solitario, affronta i rischi e i pericoli dell’algido Klondike per trovare la ricchezza. Incontra prima il temibile Black Larsen per poi instaurare un sodalizio con il robusto Giacomone in cui si imbatte accidentalmente cercando un rifugio in una baracca di legno. I due dovranno cercare di sopravvivere insieme alla fame e al freddo. Quando l’omino si recherà nel paese vicino ci troverà l’amore. [sinossi]
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Questo giovedì esce anche Oi vita mia (2025) di Pio D’Antini, Amedeo Grieco, mentre venerdì 28 tocca a The Encampments – Gli accampamenti (2025) di Kei Pritsker, Michael T Workman, e da lunedì 1 dicembre trovano spazio anche Caravaggio a Roma – Il viaggio del Giubileo (2025) di Giovanni Piscaglia, Sognando rosso (2025) di Christopher M. Armstrong, Manish Pandey. Buone visioni!

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