Orfeo
di Virgilio Villoresi
Orfeo, il film che segna l’esordio al lungometraggio per l’artista e animatore toscano trapiantato a Milano Virgilio Villoresi, trae ispirazione da Poema a fumetti di Dino Buzzati per ragionare sul mito come immagine, e sul deliquio onirico come viaggio fantasmagorico in un aldilà ideale. L’immaginario delle avanguardie novecentesche, il gusto per l’incrocio tra caos e geometria, una propensione alla cinefilia che non si presta alla mera citazione altrui fanno di questa rilettura della storia tragica e romantica di Orfeo ed Euridice una delle visioni più appaganti del cinema italiano contemporaneo.
Magnetic Attraction
Il giovane pianista Orfeo suona ogni sera in un locale, il Polypus, dove gli capita di incrociare lo sguardo di Eura Storm nel pubblico, e di venirne rapito. L’infatuazione sembra reciproca, ma la ragazza scompare, lasciando Orfeo nella disperazione. La rivedrà soltanto di sfuggita, mentre varca la soglia di un edificio non lontano da casa sua. Nel tentativo di inseguirla, scopre che la porta conduce a un mondo misterioso, presidiato dall’Uomo verde e popolato di creature immaginifiche come la Giacca, che è il diavolo custode dell’aldilà. Tra loro Orfeo si lancia, determinato a ricongiungersi alla sua Eura. [sinossi]
Lo scrittore britannico Julian Barnes, interrogandosi sul mito di Orfeo ed Euridice nel doloroso memoir Livelli di vita, ebbe a scrivere: «È un esempio del rapporto che abbiamo con l’abisso. Orfeo scende nell’oltretomba per riprendersi la moglie morta. Oggi le nostre possibilità di andare in profondità sono minori di una volta: per riportare alla luce possiamo solo scendere dentro i nostri sogni. O nella memoria. Quella metafora ci ha abbandonati. Si può perdere tutto per uno sguardo come fa Orfeo? Forse il mondo esiste per questo, per essere perduto». Ordunque, si può perdere tutto per uno sguardo? Attorno a questa domanda pare soffermarsi Virgilio Villoresi, geniale artista toscano che ha mostrato più volte le proprie peculiarità artistiche soprattutto nel campo dell’animazione, e che dopo un ventennio trascorso nel lavoro sulla breve distanza tra cortometraggi e videoclip sfida ora le convenzioni più fruste della produzione nazionale contemporanea con Orfeo, il suo primo lungometraggio che dopo aver preso parte al fuori concorso della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia approda nelle sale italiane grazie anche al coraggio di Double Line, combattiva casa di distribuzione che quest’anno aveva già avuto modo di portare per la prima volta sul grande schermo in Italia Cure di Kiyoshi Kurosawa. Nel rimettere mano alla tragica storia d’amore tra Orfeo ed Euridice Villoresi schiva sia l’archetipo leggendario che l’opera lirica “seria” ma riformata di Christoph Willibald Gluck, e guarda invece in direzione di Dino Buzzati: fu proprio lo scrittore bellunese, infatti, a dare alle stampe per Mondadori Poema a fumetti, graphic novel ante litteram che vide la luce nel 1969, tre anni prima della morte del suo autore. Nel rileggere in chiave moderna la catabasi di Orfeo – nel testo di Buzzati Orfi –, qui cantante rock dal grande seguito, alla ricerca della sua amata Eura/Euridice fin nelle viscere degli Inferi, l’autore invadeva la pagina disegnata di un numero infinito di ammiccamenti, rimandi all’arte visiva, al cinema, al teatro, alla musica. Il viaggio infernale di Orfi diventava così anche il viaggio dello stesso lettore, in una sovrapposizione di senso che in pochi avrebbero avuto l’ardire di orchestrare ricorrendo a un medium considerato da taluni minore come il fumetto.
È interessante notare come l’atto di Villoresi funzioni quasi à rebours rispetto al testo a cui si approssima: se l’intento di Buzzati era quello di prendere a modello l’arte moderna per rivisitare l’antico, Villoresi sembra infatti intenzionato a muoversi nella direzione opposta e contraria. Già solo l’utilizzo della pellicola, in una grana così orgogliosamente d’antan, propone una riflessione in merito, acuita poi dal profluvio ininterrotto di citazioni che di nuovo non servono a innervare il racconto ma a proporre allo spettatore una comunione d’amorosi sensi, la possibilità di evadere dall’oggi per rintracciare schegge del passato e farle proprie. Così Orfeo non può più essere un esponente del mondo rock, ma si esibisce al pianoforte (non casualmente un W. Tomaschek, strumento tra i più raffinati per gli esecutori del Diciannovesimo secolo) in un locale, il Polypus, che sembra emergere dalla Parigi degli années folles, come i suoi stessi avventori. Tra questi c’è la ballerina di fila Eura Storm, con la quale intreccia una relazione. Quando tutto sembra procedere per il meglio, e il pianista arriva a chiederle di sposarlo durante un periodo in cui i due hanno abbandonato la città per rifugiarsi in una baita in montagna, la donna sparisce nel nulla. Ma forse è entrata in quella strana magione cittadina davanti alla quale Orfeo è cresciuto, e sulle cui apparenze si apre il film: cos’è quella casa, e in quale mondo conduce? Villoresi non è particolarmente attratto dall’idea di scandagliare in profondità la psiche dei suoi personaggi, preferendo l’incedere sotterraneo di Cupido, e ancor più le ombre lunghe rilasciate dalla rappresentazione dell’Ade, e così da un punto di vista strettamente narrativo Orfeo è una fiaba di rara semplicità, suddivisa in pochi capitoli che servono a dettagliare lo spazio-tempo pur survoltato nel quale ci si sta muovendo. Orfeo è innamorato di Euridice e deve trovarla per salvarla dall’aldilà, sic et simpliciter, senza nessuna necessità di aggiungere orpelli o deviazioni, tanto più che il film è narrato dalla voce fuori campo del suo stesso protagonista.
Se a sconvolgere la prassi della visione incorre la straripante vivacità visionaria del regista, che utilizza lacerti di animazione di vario tipo – dal collage al passo uno, dal disegno all’utilizzo di modellini – per rendere materiale il deliquio onirico del protagonista (il film è un live-action), a sorprendere ancora di più è la leggiadria con cui Villoresi riesce a tenere unite istanze artistiche tra loro all’apparenza assai distanti, tra cinema delle origini e la scuola polacca d’animazione, variazioni che sembrano irrompere dai sogni/incubi dei fratelli Quay, di Švankmajer, Jiří Trnka, le avventure immaginifiche di Karel Zeman, il gotico e le avanguardie storiche, tra dada e surrealismo. Un lungo impetuoso ribadire l’urgenza dell’immagine, che rivendica il diritto a desiderare di perdere tutto per uno sguardo, e che sa come il cha cha cha composto da Piero Piccioni per La commare secca di Bernardo Bertolucci possa (e forse debba) convivere con la no wave newyorchese degli indimenticabili Y Pants, o ancora con il post-prog-gotico degli Jacula di In cauda semper stat venenum. In qualche modo, persi in uno spazio fuori dallo spazio percepibile, è come se Orfeo stesse indicando nello sprofondare nell’Ade il senso stesso dell’esistere ancora come arte, come rappresentazione in un tempo che corre a una velocità diversa, e che ha completamente dimenticato – rimosso – i ventiquattro fotogrammi al secondo: ma lo spettatore cinematografico, e il regista, sono proprio come il protagonista del racconto, e non vogliono lasciar andare l’oggetto del loro desiderio, non ne accetteranno mai la dipartita, continuando a inseguirlo in sogno, attraverso i codici del visionario. E quindi Villoresi è come il gufo che intercettano una notte gli innamorati Orfe ed Eura, uno psicopompo che ha il compito di traghettare gli esseri umani tra due mondi, uno materiale e l’altro no, permettendo all’immagine di fungere da ponte, da chiave di volta di ogni speculazione. Erano anni che il cinema italiano non aveva in sorte di imbattersi in un’opera così mesmerizzante, capace di scrivere attraverso le immagini, e non per esse.
Info
Orfeo, il trailer.
- Genere: animazione, fantasy, sentimentale, sperimentale
- Titolo originale: Orfeo
- Paese/Anno: Italia | 2025
- Regia: Virgilio Villoresi
- Sceneggiatura: Virgilio Villoresi
- Fotografia: Marco Depa
- Montaggio: Virgilio Villoresi
- Interpreti: Aomi Muyock, Giulia Maenza, Luca Vergoni, Vinicio Marchioni
- Colonna sonora: Angelo Trabace
- Produzione: Fantasmagoria
- Distribuzione: Double Line
- Durata: 74'
- Data di uscita: 27/11/2025





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