Buone feste! 2025
Tornano i consigli dei film da rivedere durante le festività natalizie: un modo per ricordare e condividere il cinema più o meno recente con amici, parenti, conoscenti, o anche perfetti sconosciuti. Buone feste! 2025 è anche l’augurio della redazione di Quinlan ai nostri lettori, e a chiunque viva la settima arte come una parte indispensabile della propria esistenza. Grandi classici o piccoli cult, da vedere mentre si digeriscono pandoro e panettone.
Certo, il panettone, il pandoro, la tombola, le partite a carte, i regali, le visite ai parenti, il whamageddon o come diavolo si chiama, l’albero e il presepe. Ma cosa sarebbe il Natale senza il cinema? È il cinema, soprattutto quello popolare, ad aver saputo raccontare le mille sfumature della più importante festa della cristianità nel modo, in questo vero erede della splendida letteratura ottocentesca. E allora come ogni anno sulle pagine di Quinlan tornano i consigli dei film da vedere o rivedere durante questo periodo dell’anno. Ma perché limitarsi a questo? Sono anche film da consigliare ad altri, da condividere, elementi di visione da far conoscere ai nostri amici, a cugini, zie, nipoti, alle famiglie con cui condividiamo il pianerottolo, e via discorrendo. Buone feste! 2025 permette una cavalcata giorno dopo giorno nell’immaginario più disparato e anche contraddittorio, com’è giusto che sia. Buone letture, buone visioni… E buone feste!
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Acto da Primavera
di Manoel de Oliveira, 1963
Snodo essenziale della cinematografia (non solo) portoghese, vertiginoso esperimento di etnofiction, presa di posizione anti-salazariana, Acto da Primavera getta una luce fecondissima sulla relazione tra estetica e politica. Uno dei più arditi capolavori di Manoel de Oliveira.
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Ai nostri amori
di Maurice Pialat, 1983
Maurice Pialat riflette su giovinezza, innocenza e tempo della vita adottando un passo narrativo da qui ed ora, secondo il quale realizzazione, narrazione e fruizione tendono a coincidere. Primo folgorante ruolo da protagonista per la sedicenne Sandrine Bonnaire.
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Alto, biondo e… con una scarpa nera
di Yves Robert, 1972
Alto, biondo e… con una scarpa nera di Yves Robert si srotola lungo una classica catena di equivoci visivi e sonori affidati a un linguaggio moderno, astratto e stilizzato, e a una comicità raffreddata che esalta mimica e fisicità attoriale con richiami al cinema delle origini.
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Amici miei
di Mario Monicelli, 1975
Nel cinquantennale della sua uscita nelle sale, Amici miei di Mario Monicelli si riconferma un inossidabile caposaldo del nostro cinema, di inarrivabile potenza nel raccontare la patetica meschinità fuori tempo massimo di una precisa idea di maschio italiano.
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Un amore rinnovato
di John Hughes, 1988
In Un amore rinnovato John Hughes sposta lo sguardo dall’adolescenza, suo terreno d’indagine abituale, al suo immediato dopo: non più il rito di passaggio come promessa, ma la vita giovane che s’irrigidisce in routine, denaro, periferia, responsabilità.
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Le armonie di Werckmeister
di Béla Tarr, 2000
Settimo lungometraggio per il grande schermo per Béla Tarr, Le armonie di Werckmeister (sceneggiato dal fedele sodale László Krasznahorkai) rappresenta il centro dell’esplorazione metafisica della condizione umana portata avanti dal cineasta ungherese.
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The Blank Generation
di Ivan Kral, Amos Poe, 1976
The Blank Generation, che Ivan Kral (membro del Patti Smith Group) e Amos Poe dirigono nel 1976 secondo la filosofia DIY – do it yourself –, è uno dei primi e più potenti ritratti della comunità punk statunitense. Con Television, Ramones, Talking Heads…
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Casablanca
di Michael Curtiz, 1942
Classico dei classici, Casablanca di Michael Curtiz è un entusiasmante e fluidissimo concentrato dei generi più popolari del cinema americano. Noir, gangster movie, film di guerra, melodramma, spy story, venature di commedia e qualche sprazzo di musical.
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Casco d’oro
di Jacques Becker, 1952
Casco d’oro di Jacques Becker è un melodramma popolare dagli accenti attenuati e distesi, che rilegge una materia narrativa da tradizionale groviglio passionale (con qualche venatura operistica) secondo un approccio moderno e mai declamatorio.
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Cercando la Garbo
di Sidney Lumet, 1984
Cercando la Garbo utilizza la struttura della commedia sentimentale per affrontare un territorio fragile: il modo in cui si reagisce alla fine imminente quando la realtà diventa insopportabile. Il film racconta il tentativo di sottrarre la morte alla sua brutalità.
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Cercasi Susan disperatamente
di Susan Seidelman, 1985
Primo film da protagonista per la popstar Madonna in una produzione di ampia distribuzione, Cercasi Susan disperatamente di Susan Seidelman è una commedia post-femminista calata in un’atmosfera di divertito disimpegno anni Ottanta.
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Chi ha incastrato Roger Rabbit
di Robert Zemeckis, 1988
Rivoluzionaria rappresentazione del rapporto tra “umano” e “animato”, Chi ha incastrato Roger Rabbit indicò negli anni Ottanta una via possibile all’immaginario, così estrema da non essere percorsa se non in occasioni del tutto eccezionali.
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La commare secca
di Bernardo Bertolucci, 1962
Splendida opera prima di Bernardo Bertolucci realizzata a soli ventun anni e tratta da un soggetto di Pier Paolo Pasolini, La commare secca prosegue la riflessione del poeta/cineasta friulano intorno ai concetti di società moderna e cultura premoderna.
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Dimmi addio
di Alfred L. Werker, 1947
Film anomalo e a lungo trascurato, Dimmi addio occupa un punto singolare nella storia del noir americano, con il fatalismo del genere che incontra il fantastico. Ne emerge un noir morale, più interessato alla costruzione della colpa che al suo esito.
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Ecce Bombo
di Nanni Moretti, 1978
Quarantasette anni fa, con Ecce Bombo, Nanni Moretti abbandonava l’autoproclamata autarchia per entrare a pie’ pari nel cinema industriale: lo faceva senza rinunciare a un’oncia della propria poetica e dell’approccio non didattico alla costruzione dell’immagine.
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El sur
di Víctor Erice, 1983
Secondo dei quattro lungometraggi che compongono la filmografia di Víctor Erice, El sur, del 1983, torna a molte tematiche del primo film del regista, Lo spirito dell’alveare, di dieci anni prima, a partire dallo sguardo sulla Spagna rurale.
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Execution of Czolgosz with Panorama of Auburn Prison
di Edwin S. Porter, 1901
Execution of Czolgosz with Panorama of Auburn Prison, diretto nel 1901 da Edwin S. Porter, può apparire come un’opera di prammatica degli albori del cinema. In realtà la fusione tra immagini documentarie e create ex novo in studio ne mostra la forza sperimentale.
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La furia dei Baskerville
di Terence Fisher, 1959
Già con una trentina di regie alle spalle Terence Fisher affronta sul finire degli anni Cinquanta con La furia dei Baskerville uno dei romanzi più celebri dedicati da sir Arthur Conan Doyle a Sherlock Holmes. Eccezionale il cast, capitanato da Peter Cushing e Christopher Lee.
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Ho servito il re d’Inghilterra
di Jiří Menzel, 2006
Ho servito il re d’Inghilterra, che Jiří Menzel trasse dalle pagine del romanziere Bohumil Hrabal, è il penultimo film diretto dal grande cineasta ceco venuto poi a mancare nel 2020. Rivisto a quasi venti anni di distanza mantiene la sua forza sarcastica.
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Images
di Robert Altman, 1972
Girato nel periodo più fertile e creativo della carriera di Robert Altman, Images è un horror psicologico che porta tracce dell’indefesso lavoro sui codici di genere esercitato dall’autore lungo tutta la sua attività. Con una magnifica Susannah York.
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L’Inferno
di Francesco Bertolini, Giuseppe de Liguoro, Adolfo Padovan, 1911
L’Inferno è uno dei primi tentativi del cinema muto italiano di ampliare il suo pubblico, dotandosi di una patente artistica e ricorrendo, perciò, nientemeno che alla prima cantica del Poema del sommo poeta fiorentino. Immaginifico e coraggioso.
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Lui portava i tacchi a spillo
di Bertrand Blier, 1986
Anarcoide e provocatorio, elegante e grevissimo, Lui portava i tacchi a spillo di Bertrand Blier riflette su sessualità, crisi identitarie e declino del maschio, seguendo un passo da farsa e pochade divertita ed estetizzante, con un trio di attori in splendida forma.
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Merletto di mezzanotte
di David Miller, 1960
Film di suspense basato sullo stratagemma narrativo del gaslighting, Merletto di mezzanotte di David Miller propone una Doris Day in veste inusuale di attrice drammatica, alle prese con minacce di morte tramite inquietanti vocette e sconcezze telefoniche.
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Mudar de Vida
di Paulo Rocha, 1966
Tra suggestioni melodrammatiche, etnofiction e increspature moderniste, Paulo Rocha approfondisce il rinnovamento del cinema portoghese conducendolo al cospetto della Storia. Ne risulta Mudar de Vida, opera seconda di difficile classificazione.
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The Opening of Misty Beethoven
di Radley Metzger, 1976
Vertice assoluto della Golden Age of Porn, esaltazione del clima culturale del cosiddetto porno chic, The Opening of Misty Beethoven è indubbiamente il più riuscito tra i film hard di Radley Metzger, firmati con lo pseudonimo di Henry Paris.
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Orgasmo
di Umberto Lenzi, 1969
Primo di una serie di film girati da Umberto Lenzi con Carroll Baker come protagonista, stavolta affiancata da Lou Castel, Orgasmo propone un’idea di sexy/giallo/thriller che si dimostrò di grande successo negli anni della sua realizzazione.
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Passaggio per il Paradiso
di Cary Medoway, 1985
In Passaggio per il Paradiso, dimenticato film diretto da Cary Medoway nel 1985, il fantastico non è un ornamento, ma un dispositivo morale: l’aldilà come stazione d’attesa, la “burocrazia” celeste come ironia che maschera un’idea severa di responsabilità.
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Perceval le Gallois
di Éric Rohmer, 1978
Tra i pochi film di derivazione letteraria e di ambientazione storica di Éric Rohmer, Perceval le Gallois tratto nel 1978 dal testo di Chrétien de Troyes, appare anche a distanza di quasi cinquant’anni come il più radicale, il più teatrale, il più straniante.
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I ragazzi del coro
di Robert Aldrich, 1977
Tratto con approccio divergente dal romanzo di Joseph Wambaugh, I ragazzi del coro di Robert Aldrich è una commedia satirica sulla polizia americana, caratterizzata da una cinica e aggressiva carica dissacratoria che sfida continuamente i confini del rappresentabile.
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Saludos amigos
di Aa.Vv., 1942
Nel pieno del secondo conflitto mondiale Walt Disney compie un viaggio in Sud America con una parte della sua squadra di lavoro per rinsaldare i rapporti con la parte “latina” del continente, che in quegli anni guardava con simpatia alla Germania nazista.
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Il sentiero dei ricordi
di Steven Kampmann, William Porter, 1988
Il sentiero dei ricordi rifiuta le scorciatoie della nostalgia e della catarsi. Non trasforma la memoria in merce, né il lutto in lezione edificante; sceglie, piuttosto, una forma di cinema che lavora per durata, per ritorni intermittenti, per ferite che non cercano spiegazioni.
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Smarrimento
di Léonide Moguy, 1939
Je t’attendrai (Smarrimento) del russo naturalizzato francese Léonide Moguy è un film che mette in scena la guerra senza concederle lo spettacolo del combattimento: la sposta nel quotidiano, nelle relazioni, nelle micro-giurisdizioni familiari e comunitarie.
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South Park – Il film: Più grosso, più lungo & tutto intero
di Trey Parker, 1999
Nel 1999 Trey Parker e Matt Stone riuscirono a portare sul grande schermo le volgarità, i peti e la scorrettezza priva di filtri dell’animazione televisiva South Park, in un film delirante che recita nel sottotitolo Più grosso, più lungo & tutto intero.
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Tartaruga ti amerò
di John Irvin, 1985
Tartaruga ti amerò, che Harold Pinter scrive per John Irvin adattando il romanzo di Russell Hoban, è un film che affida la propria forza a un’idea semplice e radicale: la libertà non nasce da un atto eroico, ma da una decisione minima, testarda, quasi laterale.
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Toy Story
di John Lasseter, 1995
Assurto a classico dell’animazione, il film di John Lasseter non è solo il primo passo cinematografico della Pixar e il primo capitolo di un fortunato franchise, ma è un vero e proprio spartiacque, almeno in parte paragonabile all’inarrivabile Biancaneve disneyano.
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Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa
di John Lasseter, Ash Brannon, Lee Unkrich, 1999
Terzo lungometraggio della Pixar, secondo capitolo del franchise, Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa è un sequel davvero fuori dell’ordinario. Ovvero, straordinario. Un po’ come Il padrino – Parte II o il secondo capitolo della trilogia di Guerre stellari.
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Trás-os-Montes
di António Reis, Margarida Cordeiro, 1976
Trás-os-Montes è, sull’orlo del sublime, il capolavoro con cui António Reis e Margarida Cordeiro s’immergono nell’etnofiction per dar voce a un mondo che muore. Cinema Novissimo, che fa tabula rasa di tutto ciò che l’ha preceduto, e segna una rivoluzione nel linguaggio.
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Vacanze in Val Trebbia
di Marco Bellocchio, 1980
Girato nell’estate del 1978 a Bobbio Vacanze in Val Trebbia resta a distanza di quarantacinque anni dalla sua prima proiezione pubblica un’opera semisconosciuta e spesso considerata minore all’interno della filmografia di Marco Bellocchio.
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Victim
di Basil Dearden, 1961
Fra i primi titoli ad affrontare con franchezza la questione omosessuale in una regolare dimensione produttiva e distributiva, Victim di Basil Dearden sposa il noir a denuncia sociale e mélo, dove la posta in gioco è la mera libertà dell’individuo.
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La volpe folle
di Tomu Uchida, 1962
Kolossal storico nell’epoca Heian, La volpe folle del 1962 appartiene all’ultimo decennio della filmografia di Tomu Uchida. In questa opera confluiscono la maestria dell’autore del cinema di genere storico, la sua impronta culturale cinese e la sua mitizzazione del Monte Fuji.
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Buone feste! 2024