Filmlovers!
di Arnaud Desplechin
Atto d’amore verso la sala cinematografica, il buio in cui a essere illuminato è solo lo schermo, Filmlovers porge ad Arnaud Desplechin l’occasione di riportare ancora una volta in vita Paul Dedalus, l’alter-ego che lo accompagna da oramai un trentennio. Il film, dopo la proiezione fuori concorso a Cannes 2024, approda in sala in occasione dei 130 anni della prima proiezione pubblica, il 28 dicembre 1895 nel Salon indien du Grand Café di Parigi.
Tempo e movimento
Filmlovers! è un’opera che si muove tra documentario, racconto autobiografico e finzione cinematografica, seguendo il giovane Paul Dedalus, alter ego di lunga data del regista, già protagonista dei suoi film I miei giorni più belli e I fantasmi d’Ismael. Attraverso Paul, Desplechin costruisce una sorta di romanzo di formazione dello spettatore: un percorso fatto di prime visioni, di scoperte estetiche, di sale buie e luminose rivelazioni. Le sue esperienze si intrecciano con testimonianze di altri amanti del cinema — registi, critici, spettatori comuni — in un flusso di immagini e parole che alterna ricordi, inchiesta, sogno e riflessione. [sinossi]
“Tempo. Movimento. Tempo e movimento”. Parte da qui, dal concetto di tempo e spazio, la riflessione che Arnaud Desplechin dedica al cinema, ponendo la questione da una prospettiva speculativa assai personale, intima, e inseguendo dunque una volta di più quel rapporto del tutto proprio con l’esterno-da-sé, che fin dai primissimi film contraddistingue lo sguardo eternamente melanconico perché conscio del tempo passato del regista francese. In Filmlovers! (in Italia si è scelto di optare per il titolo internazionale, in luogo dell’originale Spectateurs!: può sembrare una disquisizione capziosa, ma a dire il vero appare più “preciso” il riferimento agli spettatori, invece che ai cinefili, categoria più peculiare, meno di massa, per tentare di cogliere il senso più profondo di questo lavoro) Desplechin torna a Paul Dedalus, il suo alter ego che vide la luce per la prima volta nel 1996 in Comment je me suis disputé… (ma vie sexuelle) per poi tornare in Racconto di Natale (2008) e quindi ne I miei giorni più belli – Trois souvenirs de ma jeunesse, 2015. Dedalus, come l’alter ego di James Joyce in Ritratto dell’artista da giovane e soprattutto in Ulisse. Dedalus, come il mitologico costruttore del labirinto del Minotauro a Creta. Anche per Desplechin tutto torna a sé, al proprio luogo mitico dell’infanzia, quella Roubaix divenuta anno dopo anno sempre più grigia, sconfitta, non più contemporanea; anche la sala cinematografica non è più un luogo d’oggi, e anche per questo Desplechin vi torna. Il suo, pur avendo il vero a rafforzarne gli argini, non è un documentario, e pur ospitando le riflessioni del regista stesso e di altri non è un film-saggio. È un atto d’amore, semmai, un atto d’amore verso l’esperienza privata e collettiva nella sala, di fronte al grande schermo, che si tramuta in una delle tante memorie della mia giovinezza di cui è costellata la filmografia di Desplechin. Un amore che parte da un atto semplicissimo, naturale, eppure allo stesso tempo così stratificato, denso di sottotesti: guardare. Filmlovers! Non si apre sull’immagine di un film, o sulle parole di qualcuno, ma sul piccolo Dedalus che esce dal portone di un palazzo per alzare gli occhi verso il cielo, guardando però dentro un view-master. Una dichiarazione d’intenti dolce, perché contiene evidentemente una memoria del passato, ma anche priva di compromessi: la verità è sempre filtrata attraverso un mezzo quando arriva a essere vista. Il cinema dunque, nella sua evidente finzione, è già l’assoluta verità.
“Spesso mi chiedo, quando vado al cinema, perché sento come se stessi ricordando la mia vita?”, chiede a un certo punto una ragazza a una signora conosciuta in un bar, e che sta leggendo The World Viewed: Reflections on the Ontology of Film (il saggio che Stanley Cavell diede alle stampe nel 1971). La risposta è basica, ma affatto semplicistica: “Lei va al cinema, quindi è la sua vita. Il film che guarda diventa parte della sua esperienza”. I film, sic et simpliciter, “fanno parte dei ricordi della vita, esattamente come i ricordi reali”. Anche per questo, e non per il semplice gusto di enumerare nomi e titoli, Desplechin chiede a un numero spropositato di persone di parlare di ciò che rappresenta per loro il cinema, di tornare sui film della vita, quei film di cui si conoscono a memoria non solo le battute ma forse anche gli stacchi di montaggio, l’angolazione della macchina da presa, le timbriche cromatiche. Non si tratta di un mero gioco cinefilo, atto a decrittare e a propagandare la grandeur della settima arte, ma del tentativo – l’ennesimo all’interno del cinema di Desplechin – di aprirsi alla memoria, di evitare che questa risulti a conti fatti puro edonismo onanistico ma possa tramutarsi in un ponte dialettico tra le parti. Cinema che parte da prima dell’esistenza stessa del cinema, visto che Filmlovers! si apre sulle immagini progressive della Contruction de la Tour Eiffel lavorate tra il 1888 e il 1889 da Théophile Féau: l’immagine e il tempo, l’idea del movimento, sono la parte definitiva e determinante del moderno, della società novecentesca. Anche Desplechin è un uomo del Novecento, e così ovviamente il suo Paul Dedalus, che non vorrebbe abbandonare la proiezione di Fantomas nonostante sua sorella sia impaurita, e che in sala, al buio, trova un proprio modus vivendi, in qualche modo sovrapponendo il proprio respiro ai rumori meccanici del proiettore, quella macchina delle meraviglie che contiene l’immagine, e dunque consente di vedere. Dopotutto la domanda “Cosa accade alla realtà quando la proiettiamo?” è la questione attorno a cui ruota l’homo videns, evoluto o involuto che sia. Desplechin risponde con un atto d’amore assoluto, di devozione, non sapendosi trattenere di fronte alla ri-proiezione – da Godard a Coppola, da La tigre di Eschnapur a La fanciulla cavaliere errante, e via discorrendo – perché in quei fotogrammi c’è non la sua vista, ma la sua vita. Nel mezzo, come a rammentare e rammentarsi che l’immagine è sempre il mistero di un racconto, inserisce lacerti di un’infanzia adolescenza forse vera forse romanzata, forse vera perché infine romanzata. Un film per cinefili? Più esatto parlare di un film per spettatori, per un pubblico che non ha timore di spalancare gli occhi, in un’eterna sensazione di estatica sorpresa, quando il buio si fa vita.
Info
Filmlovers! sul sito del Festival di Cannes.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Spectateurs!
- Paese/Anno: Francia | 2024
- Regia: Arnaud Desplechin
- Sceneggiatura: Arnaud Desplechin
- Fotografia: Noé Bach
- Montaggio: Laurence Briaud
- Interpreti: Clément Hervieu-Léger, Dominique Païni, Françoise Lebrun, Kent Jones, Louis Birman, Margaux Mussano, Marilou Poujardieu, Mathieu Amalric, Micha Lescot, Milo Machado Graner, Olga Milshtein, Salif Cissé, Salomé Rose Stein, Sam Chemoul, Sandra Laugier, Shoshana Felman
- Colonna sonora: Grégoire Hetzel
- Produzione: Arte France Cinéma, CG Cinéma, Hill Valley, Scala Films
- Distribuzione: Academy Two
- Durata: 98'
- Data di uscita: 28/12/2025




Deux pianos
Fratello e sorella
Tromperie – Inganno
Roubaix, une lumière
I fantasmi d’Ismael
I miei giorni più belli
Jimmy P.
Racconto di Natale