El sur
di Víctor Erice
Secondo dei quattro lungometraggi che compongono la filmografia di Víctor Erice, El sur, del 1983, torna a molte tematiche del primo film del regista, Lo spirito dell’alveare, di dieci anni prima. L’esplorazione della vita e del mondo da parte di una bambina, una Spagna rurale e arcaica, un mondo che non esiste più, che porta le cicatrici della guerra civile, dove si sente il peso del franchismo. Un racconto pervaso dia un forte senso del mistero, immerso in un’atmosfera magica e fiabesca.
Soy Estrella
Nel 1957, Estrella, una giovane ragazza che vive con la famiglia in una grande casa rurale, chiamata “La Gaviota”, nel nord della Spagna, si risveglia apprendendo che suo padre Agustín è scomparso. Sette anni prima, egli lavorava come medico ed era anche un rabdomante. La ragazza è cresciuta affascinata da suo padre che però faticava a comprendere, dato il suo distacco emotivo dalla famiglia. Crescendo, Estrella ha iniziato a scoprire il passato del padre e le circostanze che hanno forgiato la sua personalità. [sinossi]
L’attrice Irene Rios ha fatto solo quattro film, la sua non è stata una carriera fortunata. Lo dice lei stessa, in un carteggio epistolare, ad Augustin con cui ebbe una relazione in età giovanile, che ora la sta cercando. Questo nel film El sur, secondo lungometraggio di Víctor Erice, regista che pure ha realizzato solo quattro lunghi in una carriera di oltre cinquant’anni. Nelle sue opere torna spesso il cinema, come momento metariflessivo. Qui abbiamo l’attrice cercata, i poster, le sale con tante locandine come quella di L’ombra del dubbio di Hitchcock. «Sono consapevole che quello che avviene nei film non è reale» è la frase con cui esordisce Augustin all’inizio della sua corrispondenza epistolare. Una figura di celluloide che fa parte, per il protagonista, di una tensione al passato, ai vecchi amori a tutto ciò che rappresenta il Sud della Spagna, anelito e agognato punto di fuga, dalla vita mediocre del Nord. Il film precedente, di dieci anni prima, Lo spirito dell’alveare, iniziava con la proiezione all’aperto, in un pueblo sperduto, del Frankenstein di James Whale, tra i momenti esperienziali dei bambini del villaggio sulla morte. L’ultimo film di Erice, Cerrar los ojos, del 2023, è una gigantesca scatola cinese sul cinema e sul cinema di Erice stesso, raccontando di un regista ritiratosi a vita agreste dopo che l’attore di un suo film era misteriosamente scomparso durante le riprese, cosa che determinò la fine della lavorazione del film. In quello che si configura come un epitaffio, un corto circuito tra cinema, arte e vita, Erice richiama a un suo progetto mai concluso, il film “El embrujo de Shangai” tratto da Juan Marsé. Anche El sur ha avuto problemi produttivi e alla fine si tratta di un film incompiuto. La sceneggiatura del film è tratta dall’omonimo racconto della scrittrice Adelaida García Morales, all’epoca compagna di Erice, scomparsa nel 2014. Nel film manca la parte finale della novella, il viaggio verso sud della protagonista, alla scoperta dell’origine dei segreti dell’infelicità del padre. Per imposizione del produttore Elías Querejeta che bloccò le riprese, impedendo quelle del viaggio verso un sud che nel film rimane solo un simbolico anelito, ufficialmente per mancanza di fondi. Erice aveva concepito un film di due ore e mezza in luogo dell’un’ora e mezza abbondante di durata del film compiuto. El sur segue quindi, di dieci anni, Lo spirito dell’alveare e i richiami a quel film seminale sono tanti, così come anche l’ultimo film, Cerrar los ojos, dialoga letteralmente con il primo, con scene che riprendono altre scene, a partire dalla battuta d’esordio del personaggio interpretato da Ana Torrent, «Soy Ana», la stessa battuta finale del film di cinquant’anni prima pronunciata dalla stessa attrice a sei anni. El sur è ancora un’esplorazione del mondo, della vita e della morte, nella storia esperienziale di una bambina di otto anni, Estrella, e della stessa sette anni dopo, adolescente, nei due livelli temporali del film. Ancora in una dimensione rurale, in quella dimora di campagna chiamata La Gaviota (il gabbiano). Qui il ritratto è quello della Spagna rurale degli anni Cinquanta, in luogo di quella degli anni Quaranta del film precedente, appena uscita dalla guerra civile, le cui ferite non sono ancora rimarginate nel decennio successivo, quello di El sur. L’accenno a quei fantasmi del paese avviene nella scena della prima comunione di Estrella, quando la nonna, arrivata per l’occasione, racconta alla ragazzina che il nonno era franchista mentre il padre Agustín un repubblicano. Il suo racconto alla bambina cerca di essere neutrale. La nonna poi è profondamente religiosa mentre Agustín non entra in chiesa per la prima comunione della figlia. Una frattura famigliare profonda, metafora del paese intero.
La prima scena di El sur richiama l’ultima di Lo spirito dell’alveare, dove Ana pronunciava il suo ultimo discorso inondata da un fascio di luce proveniente dalla finestra. El sur comincia con Estrella, diciassettenne a letto, mentre ascolta la voce spaventata della madre, fuori campo, che si allarma per la scomparsa del padre. La ragazza non sembra stupita e rimane a letto. In quel momento è illuminata solo da una fioca luce che entra da una finestra sulla destra, secondo un pattern visivo che ricorre nel film. La scena si illumina gradualmente fino a far comparire l’immagine di un arazzo sullo sfondo. Tutto il film sembra illuminato con luce naturale, da finestre o da candele, restituendo un’atmosfera di chiaroscuro che rimanda a quel mondo antico di campagna, fatto di vedere e non vedere e che è il contraltare dell’opacità narrativa del film, costruito su elissi, andirivieni temporale, fuori campo, detto e non detto. Solo accennata visivamente è per esempio la morte del padre. Fino a quel grande fuori campo non voluto, imposto, del viaggio a Sud. Il Sud rimane una voragine visiva e narrativa, la tensione cui tutto converge, la vita, il rimosso, i segreti. Finanche quella banderuola segnavento sul tetto della casa con la sagoma di un gabbiano, uccello tipicamente marino, rivolta a sud. Le città della Spagna meridionale sono oggetto delle cartoline d’epoca, in un film che abbonda di immagini sospese secondarie, l’esposizione dei ritratti fotografici o il film al cinema, entrambi in bianco e nero. El sur trasmette un forte senso di un mondo del passato, ammantato di mistero. Il chiaroscuro fotografico corrisponde a una scarsa trasparenza narrativa. Centrale è la figura del padre, Agustín, ambiguo, evanescente, dal passato tormentato e misterioso, che assomma su di sé il sapere scientifico, in quanto medico, e quello magico, taumaturgico, in quanto rabdomante. Capace di vedere ciò che non si vede, le malattie, come la falda acquifera sotto un campo, anche determinandone la profondità esatta. Il cinema di Erice si iscrive tutto in questa dialettica tra vedere e non vedere, aprire o chiudere gli occhi («Cerrar los ojos», chiudi gli occhi, è il titolo dell’ultimo film e la frase di Ana alla fine di Lo spirito dell’alveare, film peraltro girato con il direttore della fotografia Luis Cuadrado in quel momento cieco). Ed è una grande metafora della sua arte il documentario El sol del membrillo (Il sole della mela cotogna che segue il pittore Antonio López che aspetta quelle poche ore dell’anno in cui potrebbero esserci le condizioni di luce naturale giuste per ritrarre su tela una mela cotogna. I film di Erice sono delle mele cotogne, indice di un rigore artistico assoluto, di un’arte che contempla solo le condizioni di perfezione.
Info
El sur, un trailer.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: El sur
- Paese/Anno: Francia, Spagna | 1983
- Regia: Víctor Erice
- Sceneggiatura: Víctor Erice
- Fotografia: José Luis Alcaine
- Montaggio: Pablo González del Amo
- Interpreti: Aurore Clément, Chus Lampreave, Francisco Merino, Germaine Montero, Iciar Bollain, Jesús Nieto, José García García Morilla, José Luis Fernández 'Pirri', José Vivó, Lola Cardona, María Massip, Maria Caro, Omero Antonutti, Rafaela Aparicio, Sonsoles Aranguren
- Colonna sonora: Enrique Granados, Luis de Pablo
- Produzione: Chloe Productions, Elías Querejeta P.C.
- Durata: 93'





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