Tšeka komissar Miroštšenko
di Paul Sehnert
Il più antico lungometraggio estone sopravvissuto, Tšeka komissar Miroštšenko, film del 1925 di Paul Sehnert, è sia celebrativo dell’indipendenza del paese baltico, nella Repubblica di Estonia, che una satira della confinante Russia bolscevica, che a breve avrebbe inglobato lo staterello. Con gli ingredienti del melodramma e degli intrighi del potere, il film rivendica l’autonomia della nazione e descrive il paese vicino come governato da un apparato burocratico corrotto. Salvato dall’oblio con un restauro del 2012, Tšeka komissar Miroštšenko è stato proiettato al Tallinn Black Nights Film Festival 2025.
Nascita di una nazione
Nella Russia sovietica degli anni Venti, la giovane Agnes, sua madre, l’amico d’infanzia Karl Raudsepp – oggi ingegnere – e la sua fidanzata Erna figurano tra gli estoni in attesa dell’autorizzazione a rimpatriare in Estonia. Il sentimento reciproco che lega Karl e Agnes accende in Erna una gelosia tanto feroce da indurla a presentare una falsa denuncia contro Agnes alla Čeka, la polizia rivoluzionaria sovietica. Il commissario Miroščenko e l’agente segreto Hewelyn, colpiti dalla bellezza di Agnes, ormai prigioniera della Čeka, ne restano irresistibilmente attratti. Entrambi decidono che la giovane deve appartenere a loro. [sinossi]
Correva l’anno 1925: da pochi anni l’Estonia aveva raggiunto l’indipendenza, a seguito della guerra conclusasi nel 1918, con il nome di Repubblica di Estonia, durata poi fino al 1940 quando il paese baltico venne inghiottito dall’URSS. A celebrare la nuova nazione, venne realizzato il film Tšeka komissar Miroštšenko, a opera del regista tedesco Paul Sehnert, film che risulta il più antico lungometraggio estone sopravvissuto, a lungo rimasto negli scaffali per essere rispolverato con un restauro nel 2012. Ora, nel suo centenario, Tšeka komissar Miroštšenko è stato presentato nella sezione Old Gold: Classic Films Come to Life del 29° PÖFF. Il contesto storico del film riguarda il rimpatrio degli estoni riparati in Russia a seguito della diaspora, rimpatrio gestito, e spesso ostacolato, con burocrazia quando non repressione, dalle autorità della giovane Unione Sovietica nata con la Rivoluzione d’ottobre. L’organismo che se ne occupava era la Čeka, ovvero “Commissione straordinaria di tutte le Russie per combattere la controrivoluzione, la speculazione e l’abuso di potere”, un corpo speciale di polizia, antesignano del KGB, che ha operato fino al 1922, dopo la sua degenerazione come centro di potere sfuggito alle autorità. Il comando della Čeka descritto nel film, capitanato dal bello e dannato commissario Miroštšenko, è oggetto di satira feroce nel film, centro di burocrazia, vizio e corruzione, emblema di una generale critica al paese confinante, di cui la neonata repubblica baltica temeva, a ragione, l’espansionismo. La Russia bolscevica, o semplicemente la Čeka, non è messa in discussione per l’ideologia marxista su cui si fonda, quanto per il palese tradimento di quei valori.
Sono infatti considerevoli tutti gli ambienti d’ufficio, non solo quello del corpo di polizia ma anche quello del dipartimento economico, grondati di simboli del socialismo, ritratti di Marx o di Lenin, come scritte di slogan quali «Lavoratori di tutto il mondo unitevi» o grafici di probabili programmi quinquennali di sviluppo. Davanti a questi segni iconici gli impiegati sono immersi in un’ovattata burocrazia piuttosto che a giocare a carte. Memorabile la scena in cui Miroštšenko sbaciucchia la sua fidanzata davanti al quadro di Marx. Ma quegli spazi sono anche teatro di corruzione e intrighi, stupri (quello compiuto dall’ispettore nei confronti di Agnes è inequivocabile) delazioni e punizioni in un’atmosfera sulla città che è quella di uno stato di polizia, dove vige una sorta di legge marziale e si eseguono arresti arbitrari e torture. Il contrasto è anche quello con la povera gente che fa la fila per la distribuzione della legna, oppure i venditori sul ciglio della strada. I poveri sono gli estoni. In alcuni momenti alcune tra le rare carrellate del film, mostrano le tendopoli adibite ai profughi del paese baltico. Tšeka komissar Miroštšenko si apre con un’iris, l’occhio di bue cinematografico, su una cittadina russa, dove si svolgeranno le vicende del film. In realtà il film è evidentemente girato in Estonia, nella località di Narva. Per illustrare i temi sopracitati, Paul Sehnert crea un melodrammone incentrano sulla femme fatale estone, Agnes, che tutti gli uomini bramano. Un mélo in cui intrecciano i sordidi giochi del potere di cui sopra. Ma il film di genere deve avere il suo happy end con matrimonio, donna gelosa che spara, e la redenzione del demoniaco Mirostsenko che si para davanti a fare da scudo, immolandosi così per la felicità degli sposi. E vissero felici e contenti in una repubblica indipendente.
Info
Tšeka komissar Miroštšenko sul sito del POFF.
- Genere: drammatico, melodramma
- Titolo originale: Tšeka komissar Miroštšenko
- Paese/Anno: Estonia | 1925
- Regia: Paul Sehnert
- Sceneggiatura: Nikolai Root
- Fotografia: Rudolf Unt
- Interpreti: Alfred Hindrea, Eduard Pütsep, Ella Silber, Kaljo Raag, Lea Jürisson, Leonid Puhov, Mihkel Lepper, Niina Ormus, Valentine Vassiljeva
- Produzione: Eesti National Film
- Durata: 105'




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