Sorry, Baby
di Eva Victor
Sorry, Baby, l’esordio registico dell’attrice Eva Victor presentato alla Quinzaine des cinéastes a Cannes 2025, si pone sotto il segno di un trauma movie in forma di commedia indie. Una “storia di una donna” che, a parte alcuni schematismi, rinuncia a un attacco frontale al patriarcato per concentrarsi invece su un unico personaggio, quello della sua protagonista, incarnata dalla stessa Victor: scelta che si pone, allo stesso tempo, come punto di forza e di debolezza del film.
Sopravvissuta
Agnes (Victor) è una giovane e brillante docente universitaria. Quando succede “la cosa brutta”, il suo mondo va in pezzi, ma tutto accade improvvisamente e senza clamore, quasi in punta di piedi. Ci vorrebbe tempo, ma la vita va avanti. Almeno per tutti gli altri.[sinossi]
Cinque anni nella vita di una giovane donna, studentessa universitaria, poi professoressa nello stesso istituto, un college di letteratura. Cinque anni articolati in cinque capitoli, in forma circolare (infatti tecnicamente sono quattro, dato che il film inizia e finisce con lo stesso capitolo), che ruotano tutti attorno al buco nero di un trauma – e alla difficoltà di guarirne nel tempo: perché il tempo guarisce, sì, ma mai in maniera lineare – che ne ha segnato l’esistenza. Presentato alla Quinzaine des cinéastes a Cannes 2025,Sorry, Baby è, potremmo dire, un “one-woman movie”, nel senso che Agnes/Eva Victor – attrice, oltre che sceneggiatrice e regista esordiente –, è fulcro e focus dell’intero progetto, inesorabilmente indie in termini di concept, sviluppo e stile. Nel bene e nel male. Eva Victor rinuncia al classico film di denuncia frontale del patriarcato per focalizzarsi sui processi interni che s’innescano nel corpo e nella psiche di una donna vittima di violenza. Una sopravvissuta, come si dice oggi. Agnes – lo scopriamo più avanti nel corso del film (impossibile girarci intorno) – è stata stuprata da una persona che si trova non solo in una posizione di potere, ma verso la quale nutriva fiducia, ammirazione e forse anche attrazione. Tradita, dunque, oltre che stuprata. Una situazione che nel film è posta in maniera chiara e inequivocabile, nonostante la struttura a incastri di cui si è detto. La mancanza di frontalità, climax ed enfasi si pone dunque nel segno del cinema indie, nel rifiuto dei diktat da film di denuncia mainstream, prediligendo i micro-eventi quotidiani, le atmosfere ovattate e amaro-ironiche. Tuttavia, Sorry, Baby non riesce a evitare, a tratti, un certo schematicità di ritorno, come si evince dal modo in cui la regista conduce alcuni segmenti narrativi: ad esempio il confronto con il ponziopilatismo delle figure istituzionali del college, o quello con il dottore distaccato e quasi sprezzante (poco più di una macchietta/cliché) che la esamina in pronto soccorso.
In Sorry, Baby compaiono tre figure maschili che corrispondono ad altrettante tipologie: l’intellettuale in crisi nonché stupratore, un uomo di mezza età di estrazione popolare (vende sandwich a una stazione di servizio), ma ovviamente saggio e rassicurante, con cui la donna si ritrova a parlare mentre è nel pieno di un attacco di panico; infine, un coetaneo single, gentile e rispettoso, ma anche un po’ intimorito e confuso a contatto con la personalità e il comportamento enigmatico di Agnes. Parimenti, tra i personaggi femminili troviamo l’amica del cuore, Lydie, lesbica, ex compagna d’università, la moglie di lei, diffidente e forse anche gelosa, e un’altra compagna di college, anempatica e livorosa, dunque non certo una “sorella”. Dunque, se questa “equa” distribuzione di ruoli e generi può sembrare atta a sventare un’impressione di manicheismo, di fatto, a livello narrativo, non fa che rafforzarla, dal momento che si tratta di personaggi appena abbozzati, dei quali fondamentalmente scopriamo poco o nulla. Persino il micino che campeggia nel poster del film, protagonista di una delle scene più tenere e commoventi, si fa poi presenza quasi accessoria e fantasmatica. La verità è che, dall’inizio alla fine, in Sorry, Baby, tutto ruota attorno ad Agnes. Eva Victor, indubbiamente brava e carismatica, finisce per sembrare un filo narcisista nel cannibalizzare la sua stessa creatura, anche in termini puramente quantitativi, ovvero i primi piani che riserva a se stessa, rispetto agli altri attori/personaggi. Si dirà – a ragione – che l’ottica scelta è precisamente quella del percorso soggettivo e interiore, di un profondo dolore in cerca di guarigione, della tendenza a rimuovere l’accaduto, dell’estrema problematicità del nominarlo, persino (da un punto di vista psicologico il film è indubbiamente accurato e inattaccabile), e che è quindi inevitabile che sia posta una certa distanza tra la protagonista e il resto del mondo. Rimane tuttavia l’impressione di un film accuratamente scritto, nel senso di “calcolato”, che non lascia nulla al caso. A forza di scegliere la reticenza e il fuori campo – in maniera anche ammirevole, a tratti, come nella scena dello stupro, ripresa dall’esterno della casa con un’inquadratura fissa e le luci del giorno e della notte che si succedono – a rimanere nell’inquadratura è sempre e solo lei. A essere maliziosi, viene quasi il sospetto che Sorry, Baby sia stato concepito come star vehicle di Eva Victor da parte della stessa Eva Victor: alla quale auguriamo comunque una carriera in ascesa, dato che il talento di certo non le manca.
Info
Sorry, Baby, il trailer.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Sorry, Baby
- Paese/Anno: USA | 2025
- Regia: Eva Victor
- Sceneggiatura: Eva Victor
- Fotografia: Mia Cioffi Henry
- Montaggio: Alex O'Flinn, Randi Atkins
- Interpreti: Alison Wachtler, Celeste Oliva, Chhoyang Cheshatsang, Cody Reiss, Conor Patrick Sweeney, E. R. Fightmaster, Eva Victor, Hettienne Park, John Carroll Lynch, Jonathan Myles, Jordan Mendoza, Kelly McCormack, Liz Bishop, Louis Cancelmi, Lucas Hedges, Naomi Ackie, Natalie Rotter-Laitman, Priscilla Manning
- Colonna sonora: Lia Ouyang Rusli
- Produzione: Big Beach Films, High Frequency Entertainment, PASTEL, Tango Entertainment
- Distribuzione: I Wonder Pictures
- Durata: 104'
- Data di uscita: 15/01/2026




Quinzaine des Cinéastes 2025, il programma