Ellie e la città di smeraldo

Ellie e la città di smeraldo

di

Igor Voloshin con Ellie e la città di smeraldo mette in immagini Il mago della città di smeraldo, romanzo con cui nel 1939 il sovietico Aleksandr Melent’evič Volkov “traduceva” per i bambini russi Il mago di Oz di Lyman Frank Baum, di fatto modificandolo e riscrivendolo. Operazione produttiva curiosa, non priva di un certo slancio immaginifico ma irrimediabilmente fiaccata da un’eccessiva rincorsa dell’effetto digitale, che ne impoverisce la portata visionaria.

Ellie è come Dorothy, ma Toto parla!

Ellie non immagina che la sua vita stia per cambiare per sempre, finché un tornado improvviso la solleva da casa e la trascina lontano, insieme al suo inseparabile cagnolino Totoshka. Quando riapre gli occhi si ritrova in una terra magica: il leggendario mondo di Oz, dove le montagne sembrano dipinte e gli animali… parlano. Per tornare dalla sua famiglia, Ellie deve raggiungere la splendida Città di Smeraldo, l’unico luogo in cui il grande Mago potrebbe aiutarla. Lungo il sentiero dorato incontra tre compagni indimenticabili: uno Spaventapasseri, un uomo di latta e un leone codardo, tutti e tre con un grande sogno. Insieme imparano che il coraggio può nascere anche dai passi più incerti e che l’amicizia rende possibile ciò che sembrava impossibile. Ma Oz non è solo meraviglia: una potente strega osserva Ellie, decisa a fermarla prima che arrivi alla Città di Smeraldo. Per superare ogni ostacolo, Ellie dovrà credere in sé stessa, fidarsi dei suoi amici e scoprire che la magia più forte abita dentro di lei. [sinossi]

Toto ora si chiama Totoshka e una volta atterrato sulla testa della strega cattiva con tutta la casa sua e di Ellie/Dorothy si rende conto di poter parlare. Il primo effetto che può suggerire allo spettatore italiano la visione di Ellie e la città di smeraldo di Igor Voloshin, che raggiunge le sale a oltre un anno di distanza dalla sua distribuzione in Russia, è una leggera sensazione di spaesamento, come quando nei sogni ci si accorge di non trovarsi immersi nella realtà perché qualche dettaglio più o meno piccolo è troppo divergente dalla prassi. Qui a cambiare rispetto a Il meraviglioso mago di Oz – perché questo è il riferimento, se ancora non si fosse capito – non è tanto la progressione narrativa, che resta pressoché la stessa, ma appunto tanti piccoli dettagli, a partire dai nomi propri dei personaggi e da quel particolare di un cane che in Kansas abbaia, ma una volta raggiunto Oz può tranquillamente discettare con gli amici e la sua adorata padroncina. Lo spaesamento è d’altronde dovuto al fatto che il libro a cui fa riferimento Voloshin non è quello di Lyman Frank Baum, da cui trasse il celeberrimo capolavoro Victor Fleming sul finire degli anni Trenta, bensì Волшебник Изумрудного города, traslitterabile come Volšebnik Izumrudnogo goroda e che da traduzione letterale sarebbe “Il mago della Città di Smeraldo”; tale testo, che in Italia non ha mai trovato editori interessati a lanciarlo sul mercato, fu redatto dal sovietico Aleksandr Melent’evič Volkov e pubblicato a Mosca e dintorni nel 1939, proprio mentre il film di Fleming iniziava a farsi notare in giro per il mondo. La storia editoriale è quantomai curiosa, perché l’intento iniziale di Volkov era semplicemente quello di tradurre l’originale di Baum, “vecchio” all’epoca di quasi quarant’anni e ancora fuori dalla possibilità dei bambini sovietici; nel progredire del lavoro Volkov iniziò però a porre correttivi al testo, inventando sottotrame e mutando i nomi dei personaggi, fino ad avere sottomano una versione riveduta e corretta di un libro altrui. Tale pratica non era nuova nella terra dei soviet e dei kolchoz, basti pensare a Il compagno Pinocchio con cui nel 1936 Aleksej Nikolaevič Tolstoj traeva ispirazione da Carlo Collodi per “aggiornare” le disavventure del burattino più famoso del mondo con vista sulla lotta di classe e quella al padronato.

È dunque tutt’altro che privo di interesse un film quale Ellie e la città di smeraldo, perché torna a creare un ponte tra l’immaginario statunitense e il folklore russo, due istanze della fabula che non si sono mai trovate molto vicine, fin dai tempi in cui Propp studiava in profondità la morfologia della fiaba. Ecco invece che Voloshin può dare vita a una saga fantasy che si pone in antitesi e prossimità con la rilettura musical del libro di Baum operata dal dittico composto da Wicked e Wicked 2: un’occasione ghiotta, che purtroppo il cinquantaduenne regista nativo di Sebastopoli (suoi, tra gli altri, Lord of the Wind – dedicato all’esploratore e poi prete ortodosso Fedor Konyukhov – e l’horror Medea) dimostra di saper sfruttare solo in minima parte. Se da un lato è davvero apprezzabile la volontà di Voloshin di non dirazzare dal testo di Volkov, che in un modo o nell’altro per ovvie ragioni storiche è disallineato dall’afflato dispotico e capitalista della Russia attuale, dall’altro non si può non evidenziare come nelle avventure di Ellie e dei suoi amici a venire meno sia proprio l’aspetto più spudoratamente meraviglioso e fantastico della vicenda. Nel tentativo di inseguire le direttrici dell’immaginario d’oggigiorno, con un’invadenza insostenibile della computer grafica (per di più non sempre in punta di mouse, per così dire) il regista dimentica per strada ogni possibile deriva artigianale, come se questo potesse rendere meno “internazionale” il messaggio grafico del film: in tal modo però Ellie e la città di smeraldo finisce per accomodarsi in un gran calderone, dove galleggiano e sobbollono le idee del fantasy contemporaneo, sempre più uguali l’una all’altra. L’unicità di Volkov viene meno, e il film di Voloshin non fa che annoverarsi tra i molti prodotti anodini che ogni anno tentano la sorte al botteghino. Anche la stessa lezione che impartisce il film, vale a dire trovare nella verità di sé e degli altri la forza per edificare un futuro di pace, esce ridimensionata da questa ora e tre quarti che per di più rappresenta solo la prima parte di un dittico. Il secondo capitolo, proprio alla maniera di Wicked, si vedrà in Russia nel 2027. Nel frattempo Voloshin se la vedrà con Buratino, traduzione in immagini del Pinocchio passato per le mani di Tolstoj di cui si scriveva dianzi: la speranza è che l’esito sia meno monocorde.

Info
Ellie e la città di smeraldo, un trailer.

  • ellie-e-la-citta-di-smeraldo-2024-igor-voloshin-02.webp
  • ellie-e-la-citta-di-smeraldo-2024-igor-voloshin-01.webp

Articoli correlati

Array
  • In Sala

    Wicked - Parte 2 RecensioneWicked – Parte 2

    di Filtrato soprattutto attraverso lo sguardo di Glinda\Ariana Grande, con Elphaba\Cynthia Erivo che si conferma scelta di cast felicissima, Wicked – Parte 2 si adagia sulle spalle delle due (vale la pena sottolinearlo: magnifiche) protagoniste.
  • In sala

    Wicked RecensioneWicked

    di Nel riscrivere la parabola della Strega Cattiva dell'Ovest, pur scegliendo il lato candido dei teen movie, il film di Jon M. Chu riesce a sfuggire alle sabbie mobili della bolla young\adult, facendo pian piano emergere le profonde crepe dei suoi personaggi.
  • Roma 2022

    lynch/oz recensioneLynch/Oz

    di Lynch/Oz è il tentativo del documentarista svizzero Alexandre O. Philippe di analizzare l'influenza che Il mago di Oz di Victor Fleming ha avuto sia sul cinema di David Lynch che sull'immaginario statunitense nel suo complesso. Alla Festa di Roma nella sezione Freestyle.
  • Cult

    Cuore selvaggio

    di Nel bel mezzo della lavorazione di Twin Peaks David Lynch estrae dal cappello Cuore selvaggio, traendolo da un romanzo di Barry Gifford. Un'opera deflagrante, sudata, umorale e priva di freni inibitori, che scava in profondità nelle ossessioni del regista.
  • Classici

    Il mago di Oz RecensioneIl mago di Oz

    di Restaurato in digitale, il capolavoro di Victor Fleming e della Metro Goldwyn Mayer torna nelle sale italiane grazie alla Cineteca di Bologna. Dorothy, il Kansas, il regno di Oz, lo spaventapasseri, la malvagia strega dell'Ovest...
  • DVD

    I’m Magic

    di Sidney Lumet, il mago di Oz, Diana Ross, Michael Jackson e il "musical al neon" anni Settanta. Impensabili accostamenti per un clamoroso flop al botteghino di fine anni Settanta. Ma I'm Magic mostra imprevedibili linee di coerenza col mondo espressivo di Lumet. In dvd e blu-ray per Pulp Video e CG.