Anaconda

Anaconda

di

Jack Black, Paul Rudd, Steve Zahn e Thandie Newton sono i protagonisti di questo bizzarro reboot/remake/sequel di Anaconda, l’horror bestiale diretto nel 1997 da Luis Llosa: peccato che al film manchi il respiro comico e l’esuberanza anarcoide su cui un progetto di questo tipo dovrebbe basare gran parte della sua efficacia.

Alle (ri)prese con la bestia

Doug (Jack Black) e Griff (Paul Rudd) sono migliori amici fin dall’infanzia e hanno sempre sognato di rifare il loro film preferito di tutti i tempi: il “classico” cinematografico Anaconda. Quando una crisi di mezza età li spinge a buttarsi finalmente nell’impresa, partono per le profondità dell’Amazzonia per iniziare le riprese. Ma le cose si fanno serie quando appare improvvisamente una vera anaconda gigante, trasformando il loro set caotico e comico in in una trappola mortale. Il film che muoiono dalla voglia di girare? Potrebbe letteralmente ucciderli. [sinossi]

Che grande corpo anarchico è quello che agita nelle paludi della comicità moderna Jack Black, tra i nipotini irrequieti dell’irraggiungibile John Belushi quello che più di tutti ha osato mettersi in gioco in strutture produttive tra loro difformi, accontentandosi del meccanismo industriale oppure solleticando le frenesie autoriali di registi tra loro assai distanti per ipotesi, formazione, ambizioni (si possono citare distrattamente i vari Peter Jackson, Michel Gondry, Tim Robbins, Richard Linklater, Gus Van Sant). Si sarebbe potuto declinare l’incipit anche al passato, perché l’impressione è che il succitato “grande corpo anarchico” sia stato e più non sia al presente, forse anche perché la follia insubordinata del cinema hollywoodiano sta venendo sempre meno, scomparendo dal proscenio anno dopo anno per lasciare il posto a prodotti levigati e solo all’apparenza non proni alla prassi. In tal senso Un film Minecraft di Jared Hess e questo Anaconda di Tom Gormican paiono muoversi in una direzione assai simile, partendo da pretese che non solo non trovano solida rappresentazione al termine della visione ma vengono continuamente svilite e negate. La presenza di Black diventa dunque un’illusione, lo specchietto per le allodole, il modo per ingannare un pubblico che vorrebbe forse solo riappropriarsi delle frenesie di School of Rock e Be Kind Rewind e si trova invece imprigionato in una contemporaneità loffia, sconfitta in partenza, depauperata di ogni riottosa indisciplina visionaria. Nelle mani del Ben Stiller del glorioso Tropic Thunder – nel quale Black si calava in uno dei suoi ruoli più riusciti, che pareva quasi resuscitare la breve ma indimenticabile partecipazione giovanile a un altro classico schizoide e inclassificabile, vale a dire Mars Attacks! di Tim Burton – o dei fratelli Farrelly, o di Kevin Smith, Anaconda sarebbe divenuto il territorio ideale per una sardonica mostra delle atrocità dell’immaginario di Hollywood, delle sue distonie, e dunque anche in una ricognizione divertita ma non per questo meno acuta del rapporto con lo spettatore.

L’occasione poteva essere ghiotta, con l’idea beota ma vincente di un gruppo di amici senza arte né parte – oltre a Black ecco Paul Rudd, Steve Zahn e Thandie Newton – che per una bizzarra concatenazione di eventi si ritrova a girare nella foresta amazzonica un remake a bassissimo costo di Anaconda, il film del 1997 diretto da Luis Llosa che contribuì a rendere famosa Jennifer Lopez. Si guarda evidentemente dalle parti del già citato Tropic Thunder, ma anche di Zack & Miri – Amore a… primo sesso, la commedia di Kevin Smith in cui Seth Rogen ed Elizabeth Banks si improvvisavano autori e produttori di un porno per sopperire alla mancanza di pecunia per coprire le bollette di gas e luce; paradigmi di un cinema beffardo, del tutto disinteressato ad accettare la prassi, e ad assecondare l’idea precostituita di messa in scena. A Gormican, che scrive Anaconda insieme allo sceneggiatore televisivo Kevin Etten (e la struttura da piccolo schermo purtroppo si fa ampiamente largo durante la visione), non può bastare rintracciare ispirazione in canovacci oramai dimenticati nell’industria a stelle e strisce dell’immagine, ma la sua messa in scena è raffazzonata, quasi che replicasse a mo’ di copia carbone l’amatorialità esibita dai protagonisti, a loro volta incapaci di confrontarsi perfino con un prodotto tutt’altro che nobile come il film di Llosa e i suoi innumerevoli sequel. Manca il ritmo slapstick, in Anaconda, manca la vis citazionista – ci si accontenta di camei di Ice Cube e Jennifer Lopez: francamente un po’ poco –, manca completamente il corpo eclettico cantato appunto in anni passati da Black o presente nelle opere più deliranti della factory di Judd Apatow (si sta pensando al “demenzial-catastrofico” Facciamola finita di Evan Goldberg e Seth Rogen, per esempio). Nonostante le premesse Anaconda è una commediola esangue per famiglie, al punto che le morti sono lasciate al fuori campo, e non si osa mai davvero mettere a soqquadro l’ordine morale dominante: per quanto non siano certo quelle le intenzioni un film a suo modo reazionario, conservatore, che non sa trasmettere divertimento e finisce per annoiare come il compagno di classe delle elementari troppo loquace la cui volgarità non sa ergersi al di sopra di un mesto “pupù”. Anche l’anaconda, inteso come animale in scena, fallisce completamente il suo obiettivo, oggetto della CGI più frusta e priva di inventiva. Così Jack Black e i suoi sodali assumono le forme di animali ingabbiati, depotenziati, ammansiti e in questo privati del benché minimo fascino.

Info
Anaconda, un trailer.

  • anaconda-2025-tom-gormican-02.webp
  • anaconda-2025-tom-gormican-03.webp
  • anaconda-2025-tom-gormican-01.webp

Articoli correlati

Array
  • In sala

    Un film Minecraft

    di La domanda da cui è partita la produzione di Un film Minecraft è basica: può il videogioco di maggior successo di vendite della storia non trasformarsi in un campione del box office? Al di là di come andrà l'avventura economica, il film di Jared Hess non ha spessore.
  • Roma 2018

    il mistero della casa del tempo recensioneIl mistero della casa del tempo

    di Eli Roth dirige con Il mistero della casa del tempo il suo primo film ad altezza bimbo, mettendo in scena un fantasy non privo d'ironia e che si muove come un'altalena, tra intuizioni brillanti e momenti di stanca. Con Jack Black e Cate Blanchett.
  • Archivio

    I fantastici viaggi di Gulliver

    di La feroce allegoria anti-sociale del romanzo di Swift scompare completamente nella trasposizione cinematografica di Rob Letterman. Non resta che ammirare il vero effetto speciale del film: l'irresistibile Jack Black.
  • Archivio

    Tropic Thunder RecensioneTropic Thunder

    di Tra irresistibili citazioni, crisi d'identità degli attori, pesanti ironie sui produttori e poderose frecciate allo star system, Tropic Thunder regala sequenze memorabili e molti motivi per farsi quattro risate...
  • Archivio

    School of Rock RecensioneSchool of Rock

    di Dewey Finn è uno squattrinato musicista privo di successo che sogna di diventare un dio del rock. Un giorno, fingendosi il suo coinquilino, ottiene un posto da supplente in una delle più rigide, rinomate e ricche scuole elementari della sua città...