Ben – Rabbia animale
di Johannes Roberts
Johannes Roberts torna alla regia con Ben – Rabbia animale, variante sul tema del kinghiano Cujo (l’animale domestico che contrae la rabbia e attacca la sua stessa famiglia) con protagonista un intelligente scimpanzé: senza perdersi nei fronzoli sovente superflui dell’elevated horror e badando alla sostanza il film riesce a inquietare e intrattenere allo stesso tempo, cogliendo con precisione le distonie contemporanee sull’apparente stato di “pace”.
Meglio libero o selvaggio?
Una vacanza ai tropici va storta quando Ben, lo scimpanzé adottato da una famiglia, diventa improvvisamente violento dopo essere stato morso da un animale rabbioso. [sinossi]
Il principio da cui prende l’abbrivio il nuovo film diretto dall’inglese Johannes Roberts è che Ben, lo scimpanzé che metterà a ferro e fuoco una villa a strapiombo sul mare delle Hawaii e i suoi abitanti, è parte della famiglia. Di più, è un elemento essenziale della stessa, perché riesce a comunicare tramite un sofisticato software creato esclusivamente per lui da una professoressa di linguistica passata a miglior vita, madre di due delle protagoniste e moglie dello scrittore di successo Adam Pinborough, sordomuto. Già da questi primissimi cenni della sinossi di Ben – Rabbia animale si può facilmente comprendere come Roberts sia ben conscio di muoversi non solo nel campo dell’horror “bestiale”, che da sempre attrae frotte di spettatori per la sua promessa di scontro tra la razionalità umana e lo strapotere dell’elemento naturale, ma anche in territori già battuti, quelli dove domina la presenza dei primati, esseri senzienti per antonomasia, filogeneticamente vicini all’uomo. Non si contano dopotutto gli horror che hanno avuto tra i loro protagonisti scimmie e scimmiette, partendo ovviamente dal sommo Monkey Shines romeriano per giungere dalle parti dell’assai meno eccelso Shakma diretto nel 1990 a quattro mani da Tom Logan e Hugh Parks (lì la follia animale era incarnata da un amadriade, un cercopiteco): questo senza tacere dell’orango Link dell’omonimo film di Richard Franklin, e ricordando la dolcissima ed eroica Inga, scimpanzé che svolge il ruolo di assistente per l’entomologo John McGregor in Phenomena di Dario Argento. Tutte opere, quelle succitate, concentrate produttivamente negli anni Ottanta, decennio che vide anche il cinema d’autore più conclamato portare in scena i primati, come ad esempio il Max di Max amore mio di Nagisa Ōshima (con soggetto e sceneggiatura co-scritti insieme al buñueliano Jean-Claude Carrière), e che si aprì idealmente con l’oramai dimenticato Meglio liberi o selvaggi?, grazioso e bizzarro lavoro diretto da James Hill con protagonisti un paio di umani e un nugolo di scimpanzé cresciuti come fossero bambini, vestiti di tutto punto e costretti a tornare nelle foreste africane dalle quali discendono.
Se a questi riferimenti ideali si aggiunge l’evidente collegamento con la struttura narrativa di Cujo, sia il romanzo di Stephen King che l’adattamento cinematografico firmato da Lewis Teague, e si osservano le discendenze dall’imperituro squalo di Steven Spielberg – c’è anche una lunga sequenza in cui Ben “accerchia” i ragazzi che hanno trovato rifugio, almeno parziale, nell’acqua della piscina (luogo topico del cinema di Roberts, se si pensa a un passaggio di The Strangers: Prey at Night) – si comprende come la storia della famiglia Pinborough e dei suoi amici contro l’animale di casa che ha contratto la rabbia tramite il morso di una mangusta non abbia intenzione di muoversi troppo al di fuori dei canoni. Una scelta, per quanto paradossale possa sembrare, che si dimostra la carta vincente: a fronte di una valanga di titoli horror che pretenderebbero di mettere in scena chissà quale elemento di supposta novità rispetto alla prassi, Ben – Rabbia animale si riappropria dei codici del b-movie e li segue in modo ossequioso, senza per questo disperdere un briciolo della propria identità: senza lasciarsi solleticare da digressioni psico-filosofiche Roberts conduce l’agone al centro del proscenio, lavorando in modo interessante sulle geometrie, costruendo una suspense che non viene mai meno, grazie anche alla scelta tutt’altro che banale di non affidarsi alla grafica computerizzata per muovere il pericoloso Ben preferendo lavorare sul trucco scenico, sugli animatronici, su elementi dell’effetto speciale materiali. Questo conferisce al film una truculenza assai meno artefatta, e dunque più angosciante, in grado di far scorrere ben più di un brivido lungo la schiena degli spettatori. Non interessano speculazioni di sorta a Roberts, che si “limita” a confezionare un thriller vecchio stile, secco e puntuto e che colpisce in modo diretto lo spettatore: quel che ne viene fuori è un lavoro inquietante, che rimette sì al centro la famiglia come elemento di “salvezza” ma lo fa convincendo lo spettatore che è sempre nel medesimo luogo (la famiglia) che viene a svilupparsi l’insanità, e prorompe la violenza. Dopotutto, si sa, Alfred Hitchcock amava dire che “i migliori crimini sono domestici”.
Info
Ben – Rabbia animale, un trailer.
- Genere: horror, thriller
- Titolo originale: Primate
- Paese/Anno: USA | 2025
- Regia: Johannes Roberts
- Sceneggiatura: Ernest Riera, Johannes Roberts
- Fotografia: Stephen Murphy
- Montaggio: Peter Gvozdas
- Interpreti: Albert Magashi, Amina Abdi, Benjamin Cheng, Charlie Mann, Gia Hunter, Jessica Alexander, Johnny Sequoyah, Kae Alexander, Miguel Torres Umba, Rob Delaney, Tienne Simon, Troy Kotsur, Victoria Wyant
- Colonna sonora: Adrian Johnston
- Produzione: 18Hz Productions
- Distribuzione: Eagle Pictures
- Durata: 89'
- Data di uscita: 29/01/2026




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