The Day She Returns
di Hong Sangsoo
Primo film dell’anno per Hong Sangsoo, The Day She Returns rappresenta l’ennesimo capitolo nella filmografia del regista sul rapporto tra vita e cinema, sulle interazioni reciproche tra le due dimensioni, sulla strettissima distanza che le separa. Sempre minimalista, in bianco e nero e con poche sobrie inquadrature, il regista sudcoreano mette in scena una famosa attrice che si racconta in tre interviste dalle quali ricavare un nuovo, ulteriore film. Il tutto all’insegna di bevute di birra. A Panorama della Berlinale 2026.
Interviste davanti a una birra
Dopo essersi sposata, ha smesso di recitare. Poi, dopo aver divorziato, ha ripreso e ha recitato in un film indipendente. Ora il film sta per uscire e lei sta rilasciando interviste per promuoverlo. Giunta alla mezza età, presenta il suo volto al mondo come attrice per la prima volta dopo molto tempo. Fa tre interviste a intervalli di 30 minuti e cerca di rispondere a ogni domanda nel miglior modo possibile. Più tardi, quello stesso giorno, la sua coach di recitazione le chiede di rimettere in scena quelle interviste. Ma ogni volta che arriva alle parti cruciali, per qualche motivo non riesce a ricordare nulla. È stanca e vuole tornare a casa. Sua figlia la sta aspettando. [sinossi]
Una delle poche certezze della vita è il film di Hong Sangsoo alla Berlinale, il primo dell’anno visto che tradizionalmente ne arriverà, almeno, un secondo in qualche altro festival, nel semestre successivo. L’ultimo film del regista sudcoreano è presentato stavolta a Panorama, uno strappo rispetto alla sua presenza fissa in concorso dove pure ha fatto incetta di orsi d’argento. Non la prima volta, comunque, già Grass era a Forum e In Water a Encounters. Ancora un’operina minimale, un filmetto sobrio, in bianco e nero, con poche inquadrature nella ricerca di una purezza che eviti qualsiasi ricercatezza formale, è questo ultimo lavoro, The Day She Returns (il titolo originale è Geunyeoga doraon nal). Il film è diviso in cinque parti, le prime tre rappresentano tre interviste fatte da tre giornaliste a un’attrice nota e dalla lunga carriera, che è tornata a recitare, dopo 13 anni di assenza dalle scene, in un film indipendente. Ancora una volta il gioco di ripetizioni di Hong Sangsoo si manifesta nella reiterazione di alcune domande e risposte alle tre giornaliste. Complessivamente ci viene fornito un quadro della situazione dell’attrice, il suo matrimonio e il divorzio, la figlia di undici anni con cui vive. Si comprende che l’assenza dalle scene è coincisa con la durata di questa unione. Si fanno riflessioni sulla vita e sul cinema. E su come quest’ultimo sia cambiato. La donna è tornata davanti la macchina da presa per un film indipendente. Prima faceva film di successo che ora, come fa presente una delle giornaliste, si possono recuperare in streaming o in download.
L’attrice all’inizio denuncia i suoi problemi di vista, guardando una pianta, che si intravede molto offuscata, fuori dalla finestra. Enunciati così due cardini della poetica di Hong Sangsoo, l’annebbiamento visivo e il mondo vegetale verso cui tendere. L’inquadratura che riprende le due donne, l’attrice e, di volta in volta, una delle tre giornaliste, è sempre la stessa, un campo medio obliquo delle due signore dalle parti opposte del tavolo. In un film qualsiasi si alternerebbe con il relativo controcampo, con i due soggetti in posizione speculare, ma Hong Sangsoo rifiuta la grammatica del cinema, facendo solo alcuni zoom, il primo dei quali gratuito, e allargando a volte un po’ il campo. Rimane una situazione indefinita, non si vede il contesto, non ci sono altre immagini del locale dove avvengono le interviste. Lo sappiamo dalle parole dell’attrice stessa: è un ristorante tedesco dalla cucina raffinata che usa ingredienti di prima qualità. Gestito da una coppia mista, lei coreana, lui tedesco. Tutto questo richiama le digressioni europee del regista, spesso in Germania, mondo cui guarda per il cinema, con i modelli francesi, nonché per i festival cui è ospite, Berlinale in primis, come mostrato in Introduction, o luogo di rifugio dalla meschinità della patria, dove per esempio era fuggita, anche nella realtà, la protagonista di On the Beach at Night Alone.
Ancora un film minimalista, un’operina semplice, con cinque parti ognuna delle quali contiene una sequenza principale e a volte un’altra. Non ci sono mai più di due personaggi inquadrati, e tra loro c’è sempre l’attrice, e sono sempre in un unico campo. L’inquadratura per Hong Sangsoo potrebbe anche finire nel vuoto, nel nulla o apparentemente tale, come quando, alla fine del segmento 3, indugia su un cassonetto rovesciato, mentre i due personaggi, prima in scena, sono andati via. E i protagonisti non hanno un nome, ad aumentare la sospensione, l’indefinitezza in cui aleggia la storia. Ai due personaggi nel quadro se ne aggiunge un terzo, la cui presenza è percepibile dalla voce, rimando a un demiurgo esterno, il regista in un film sul cinema, mentre poi comparirà l’addetto stampa che organizza le interviste, che vediamo in un dialogo con l’attrice, all’aperto, tra due macchine parcheggiate. Singolarmente nel film non compaiono stavolta né Kwon Haehyo, di solito l’alter ego di Hong Sangsoo nel film, né Kim Min-hee che rappresenta la donna del regista. Nella quarta parte l’attrice si incontra con la sua coach, seduta di fianco, inquadrate frontalmente, che le suggerisce di fissare quella giornata di interviste, in una nuova sceneggiatura per un reenactment (un processo di fissazione del reale che ricorda l’insegnante di francese che interroga le sue allieve e ne riporta le risposte sui suoi taccuini in A Traveler’s Needs / Una viaggiatrice a Seoul), che verrà provato, recitandone le battute, nell’ultimo segmento insieme a un’attrice giovane, sempre viste frontalmente, sedute su due sedie, nell’ulteriore moltiplicazione della ridondanza hongsangsooiana.
Il giochino di specchi, l’operina sempre più stilisticamente sobria diventa l’ennesimo avvitamento di Hong Sangsoo sul suo stesso cinema, nel suo stesso film, in una moltiplicazione di matrioske dove cinema e vita si contaminano a vicenda. Si parte dalla vita, vero, ma si tratta di quella di un’attrice, che fa già parte del mondo della settima arte. Ancora il regista sudcoreano si profonde, nelle parole della protagonista, in un’esaltazione delle piccole cose della vita, della saggezza quotidiana, spicciola. Si parla di felicità, di natura. Meglio lasciandosi andare davanti a un boccale di birra tedesca alla spina, la bevanda alcolica scelta per questo film, cui si passa rapidamente dopo due insignificanti caffè. Certo la vita è fatta anche di amarezze, come il divorzio e a volte si devono fare cose che non piacciono per il vero amore. Attraverso l’attrice, Hong Sangsoo dispiega la sua filosofia cinematografica, con un messaggio che dice che non devono esserci messaggi. Bisogna lasciarsi andare al fluire del film, senza pensare. Bisogna smetterla con le interpretazioni, si passa il tempo inutilmente inseguendole. A volte si ripensa ai film del passato, quelli classici, cambiando opinione, oscillando come sulle montagne russe. Non sa dire, l’attrice, cosa sia un bel film. Non esiste l’assoluto nell’arte come nella vita. Lei, del resto, ha fatto film molto diversi. Si parte dalla vita, quindi, per passare al cinema, in un processo di distillazione che comporta però un continuo e reciproco travaso. Nel reenactment l’attrice ha compreso anche quei dettagli, come il divorzio, che aveva chiesto alla giornalista di non riportare. È la sincerità di Hong Sangsoo davanti al cinema. E, alla fine, le due attrici non ricordano le battute, le dimenticano, si perdono. Si rischia che quel tentativo di fissare la vita nel cinema svapori nel nulla, bisognava cogliere l’attimo. In fondo i film per Hong Sangsoo sono come le canzoni per Vasco Rossi, come teorizzava in Una canzone per te: «Ma le canzoni son come i fiori nascon da sole e sono come i sogni e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più».
Info
The Day She Returns sul sito della Berlinale.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Geunyeoga doraon nal
- Paese/Anno: Corea del Sud | 2026
- Regia: Hong Sangsoo
- Sceneggiatura: Hong Sangsoo
- Fotografia: Hong Sangsoo
- Montaggio: Hong Sangsoo
- Interpreti: Cho Yunhee, Park Miso, Song Sunmi
- Colonna sonora: Hong Sangsoo
- Produzione: Jeonwonsa Film
- Durata: 84'



What Does That Nature Say to You
By the Stream
Una viaggiatrice a Seoul
In Water
Walk Up
The Novelist’s Film
Introduction
The Woman Who Ran
Hotel by the River
Grass
The Day After
La caméra de Claire
On the Beach at Night Alone
Yourself and Yours
Intervista a Hong Sangsoo
Right Now, Wrong Then
Hill of Freedom
Nobody’s Daughter Haewon
The Day He Arrives
Oki’s Movie
Night and Day