Lake of the Dead

Lake of the Dead

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Caposaldo del genere horror norvegese, e considerato da una votazione di critici quale uno dei cinque film più importanti della cinematografia nazionale, Lake of the Dead (De dødes tjern) è un mystery intellettuale del 1958, firmato dal regista Kåre Bergstrøm. Guardando a Clouzot, il film si basa sull’inquietante fascino della natura, del lago coperto di ninfee, della baita nel bosco, mentre i personaggi fanno discettazioni con citazioni letterarie, ragionando su razionalità e ignoto, sul fantastico e sulla psicanalisi freudiana. Alla Fantamaratona del Bergamo Film Meeting 2026.

C’è del marcio in Norvegia

Agosto 1958: Liljan Werner con altri suoi cinque amici decide di partire da Oslo e di recarsi in visita al fratello Bjørn, ritiratosi nella sua baita in riva al lago in una foresta dell’Østerdalen. Ma una volta arrivati sul posto, i sei protagonisti trovano la baita disabitata e il cane di Bjørn morto in riva al lago. Secondo un’antica leggenda tramandata dagli abitanti della zona, il luogo dove risiede la baita è maledetto a causa di una tragedia familiare avvenuta moltissimi anni prima, in cui un uomo si gettò nel lago dopo aver ucciso la sorella e l’amante. In molti credono che il fantasma dell’assassino si aggiri ancora per la zona e che chiunque risieda nella baita, venga posseduto da una strana sensazione di morte che conduce al suicidio. I sei amici cominciano ad indagare sulla misteriosa scomparsa di Bjørn, ma dovranno fare i conti con la maledizione. [sinossi]

«Lui è così… scandinavo. È deprimente, mio Dio. Insomma, tutto quel Kierkegaard. Un pessimismo adolescenziale»: è una celebre battuta di Mary, il personaggio di Manhattan interpretato da Diane Keaton. Il riferimento è a Bergman e riassume quello stereotipo di cupezza, di angoscia esistenziale, sentimenti che siamo soliti abbinare alla cultura nordica, che incarniamo nel grande filosofo danese, ma anche in grandi drammaturghi come Ibsen o Strindberg, oltre che al grande cineasta. Pervaso da quella stessa sensibilità è il film horror norvegese del 1958 Lake of the Dead (De dødes tjern) di Kåre Bergstrøm, proposto ora nella Fantamaratona della 44ª edizione del Bergamo Film Meeting. Il film rappresenta il primo horror norvegese, per decenni rimasto l’unica opera di quel genere nel paese scandinavo. L’horror norvegese è rinato attorno agli anni Dieci del duemila, peraltro con opere che condividono certe caratteristiche, quali l’uso della natura e del folklore, di quel capostipite. Proprio all’inizio di Lake of the Dead, lo scrittore, in procinto di scriverlo, chiede alla moglie se sia il caso di citare Ibsen. Lei risponde negativamente ma lui ribatte che la sua ambizione è quella di non scrivere semplicemente una detective novel e che non si considera un modesto autore di genere. Non c’è dubbio che Lake of the Dead si muova nel solco tracciato dal grande drammaturgo norvegese così come dal collega svedese Strindberg che pure sarà citato nel film. L’horror per Kåre Bergstrøm non rappresenta semplicemente un canovaccio di stilemi ma è usato per esprimere un’inquietudine esistenziale. Il paesaggio naturale del film, rappresentato da quell’immagine del lago coperto di ninfee, virato in scala di grigi che evita qualsiasi sensazione pittorica alla Monet, e della foresta, è un paesaggio mentale inquietante, mentre la dimensione sovrannaturale è espressione della psiche dei personaggi. Lo spettro di Gråvik che aleggia nel film, espressione del folklore ma anche di traumi della memoria, si avvicina a quelli di Ibsen (Spettri) e Strindberg (La sonata degli spettri), mentre l’impianto fortemente onirico del film è accumunabile a Il sogno del secondo autore.

Si è detto del prologo che mette in scena lo scrittore Bernhard Borge insieme alla moglie, in procinto di scrivere il romanzo che poi scaturirà a breve nella scena in treno che rivedrà ancora il romanziere e la moglie sul vagone con altri personaggi, in partenza per la loro avventura. Il nome Bernhard Borge combacia proprio con lo pseudonimo usato dallo scrittore André Bjerke, l’autore del romanzo da cui Lake of the Dead è stato tratto. E Bjerke stesso è uno degli interpreti del film, nella parte del critico letterario Gabriel Mørk, uno dei membri della compagnia. All’interno del film, già configurato come narrazione di uno scrittore, ci sono spesso ulteriori narrazioni interne, in forma di flashback o sogni o visualizzazione di scritti come il diario. Diari che possono essere sospetti, con scritture diverse, copiati, falsificati passando dal resoconto della realtà alla finzione. Il regista spinge sulla metanarrazione e riflette sulla narratologia. E tende alla letteratura nel mettere in scena un gruppo di intellettuali con le loro continue citazioni, che spaziano, oltre ai succitati Ibsen e Strindberg, a Oscar Wilde, Conan Doyle, Cervantes. Citazioni che spesso accompagnano le vicende dei personaggi che si snodano in quella tipica baita scandinava in legno con la vegetazione sul tetto, che incarna il topos della casa sperduta nel bosco, della fabula come del genere horror. Il bosco e il lago hanno un forte significato psicanalitico come smarrimento e profondità della psiche. Centrale nel film il personaggio di Kai Bugge, lo psicologo investigatore che ricorre nei romanzi di Bjerke nella cui figura l’autore traspone tutta la sua fiducia nella psicoanalisi freudiana. La natura fornisce uno spettacolo bello quanto inquietante. Non mancano una scena con i lampi e momenti notturni e crepuscolari. Tutto questo in un film dove si parla di deja vu e interpretazione dei sogni, avvengono episodi di sonnambulismo o presunti tali, i sogni combaciano con le leggende portando nel territorio dell’incesto. Sempre con i ragionamenti teorici dei protagonisti, tra razionalità, tavole pitagoriche, sovrannaturale, il film crea una sospensione dell’incredulità che lo fa decollare al fantastico, nella categoria del fantastico meraviglioso di Todorov. Tra i punti di riferimento di Kåre Bergstrøm sul fantastico non deve mancare I diabolici di Clouzot di qualche anno prima. Lake of the Dead riesce a essere tutto questo senza mai risultare sterile. Il regista ha cercato di tracciare una via norvegese all’horror rimanendo inascoltato. Nel 2001 il film è stato giudicato uno dei cinque migliori film norvegesi di tutti i tempi da una giuria di 101 critici.

Info
Lake of the Dead, un trailer.

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