Cena di classe

Cena di classe

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Alla sua quarta regia in solitaria, e alla sesta in generale, Francesco Mandelli con Cena di classe cerca e in gran parte trova il punto d’incontro tra Il grande freddo, Compagni di scuola e Una notte da leoni. Ne viene fuori una commedia divertente e agrodolce sul tempo perduto, sulle illusioni adolescenziali, ma anche sull’ultima possibilità di una rivalsa collettiva per una generazione mandata allo sbando.

Una notte da compagni di scuola

Cena di Classe racconta una storia che riunisce un gruppo di ex compagni di liceo a diciassette anni dalla maturità. Il loro incontro avviene in occasione del funerale di un vecchio amico, evento che riapre ferite, ricordi e nostalgie mai del tutto dimenticate. Complice l’alcol e il ritrovamento di un vecchio video dei tempi del liceo, la serata prende una piega del tutto inaspettata. Gli ex compagni, spinti dal desiderio di rivivere la magia e l’incoscienza dell’adolescenza, decidono di introdursi clandestinamente nella loro vecchia scuola. Quella che nasce come una rimpatriata malinconica e goliardica si trasforma molto presto in una straordinaria avventura totalmente fuori controllo, con conseguenze imprevedibili e risvolti decisamente da codice penale. Tra risate, rimorsi e conti in sospeso, il film gioca con la nostalgia generazionale per raccontare, in chiave ironica, il confronto tra ciò che si sognava di diventare e ciò che si è davvero diventati. [sinossi]

Sul finire di settembre del 1983 usciva nelle sale statunitensi Il grande freddo, secondo lungometraggio da regista per Lawrence Kasdan, che incentrava la sua narrazione su un ritrovo di ex compagni di classe del college durante il Sessantotto per via del suicidio di uno di loro, di cui si vedono solo i polsi tagliati e ricuciti. Cinque anni più tardi, durante il Natale del 1988, il pubblico italiano accorreva a frotte al cinema per vedere Compagni di scuola, agrodolce commedia diretta da Carlo Verdone nella quale si racconta una rimpatriata di liceali a quindici anni di distanza dal diploma di maturità. Il 5 giugno 2009, invece, sempre negli Stati Uniti viene distribuito Una notte da leoni di Todd Phillips, picaresca e survoltata avventura vissuta da tre trentenni durante l’addio al celibato di un loro amico, che è scomparso d’improvviso nel nulla dopo una notte di bagordi, droghe e alcol a fiumi. Unendo i puntini temporali e geografici tra questi tre film ci si trova di colpo davanti a Cena di classe, quarta regia in solitaria (e sesta in assoluto) per Francesco Mandelli, colui che a fine anni Novanta divenne celebre tra i presentatori di MTV in qualità di “nongiovane” per poi dare vita un decennio più tardi insieme a Fabrizio Biggio a I soliti idioti, pastiche nonsense che dopo aver mietuto successo in televisione è anche approdato sul grande schermo con ben tre film prodotti tra il 2011 e il 2023. Assumendo in prima persona il peso del concetto di reunion, Mandelli decide di svolgere in questa sua nuova sortita dietro la macchina da presa il ruolo del protagonista “in absentia”, visto che è suo il cadavere ben riposto nella bara attorno al quale si ritrovano gli otto protagonisti di Cena di classe, vale a dire Andrea Pisani, Annandrea Vitrano, Beatrice Arnera, Francesco Russo, Giulia Vecchio, Herbert Ballerina, Nicola Nocella e Roberto Lipari; il film, accompagnato dalla voce fuori campo del personaggio di Mandelli – che all’epoca della scuola sognava di diventare un regista –, ha un incipit che vaga nel passato, in quel 2008 che segnò la loro (scolastica) maturità. Un video dell’occupazione del liceo che serve a presentare tutti i protagonisti, portato a termine ricorrendo alla tecnica del de-aging digitale: quelle singole personalità, ça va sans dire, saranno riconoscibili con qualche trauma in più anche quando l’azione si sposterà nel contemporaneo.

Se l’escamotage cui ricorre la nutrita schiera di sceneggiatori (oltre a Mandelli e a Lipari e Pisani – a loro volta in scena – hanno contribuito alla scrittura Ignazio Rosato e Tiziana Martini, quest’ultima storica collaboratrice di Volfango De Biasi; lo spunto viene dalla canzone omonima dei Pinguini Tattici Nucleari) è dunque proprio lo stesso alla base de Il grande freddo – a proposito di filiazioni: Kasdan guardava con insistenza dalle parti di The Return of the Secaucus 7, splendido esordio di John Sayles che nel 1980 già rimetteva insieme vecchi amici del college – con coloro che furono compagni di classe “costretti” a rivedersi perché uno di loro è venuto a mancare, e il tono da commedia amarognola sul disfacimento delle illusioni di gioventù spinge in modo così plateale l’occhio verso il succitato film di Verdone al punto da sgraffignarli una gag, con un Nicola Nocella irriconoscibile agli occhi degli amici che rifà il verso al Pier Maria Fabris interpretato nel 1988 da Fabio Traversa e apostrofato con l’oramai celeberrimo “Guardate com’eri, guardate come sei… Me pari tu’ zio”, il film compie il vero e proprio scarto quando introduce all’interno del fitto ordito l’impianto rocambolesco di Una notte da leoni. Infatti, dopo aver festeggiato la memoria dell’amico scomparso cenando in pizzeria e aver deciso, un po’ alticci e coadiuvati dal bidello della scuola, di fare un ultimo ingresso notturno clandestino nell’istituto, gli otto poco più che trentenni si risvegliano alle prime luci dell’alba tra la palestra e la biblioteca, con un duplice problema da affrontare: non solo nel liceo domina il più totale caos, ma qualcuno ha fatto sparire la salma dalla camera ardente e l’ha nascosta proprio lì, tramando un gioco di indovinelli con i protagonisti. Inizia dunque un conto alla rovescia che mette insieme la necessità di ritrovare il cadavere in tempo per il funerale previsto per il primo pomeriggio ma anche di lasciare l’edificio prima che scatti la campanella con l’inizio delle lezioni. Ovviamente la ricerca permetterà agli otto di aprirsi con maggiore onestà agli altri – c’è chi mente sulla propria situazione sentimentale, chi sul lavoro che svolge e via discorrendo – ma anche di riscoprire un senso di rivalsa collettivo, quello che animava l’occupazione di diciassette anni prima.

Se la scrittura dei personaggi è abbastanza semplice, adagiata su tipizzazioni canoniche, Cena di classe mette in mostra un ritmo sostenuto ma anche una volontà di non lasciarsi dominare solo dall’aspetto più prettamente demenziale della vicenda, trovando l’occasione per tentare un discorso, seppur facile, su una società che ha mandato al macello le ultime generazioni, partendo da Genova 2001 (Mandelli recitava in Ora o mai più di Lucio Pellegrini) per arrivare alla crisi dei subprime del 2008 (il regista aveva un ruolo anche in Generazione 1000 euro di Massimo Venier) e quindi all’oggi. Non è casuale che nel comporre il cast si notino due generazioni ben distinte, nonostante nella finzione siano tutti coetanei: Mandelli, Ballerina e Nocella sono nati tra il ’79 e l’81, mentre gli altri a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primissimi Novanta, con l’eccezione di Beatrice Arnera che è del 1995. Se questo dislivello anagrafico non pesa durante la visione il senso che acquista è paradossalmente “politico”, elemento che mancava del tutto al film di Phillips. Quel che ne viene fuori è una commedia non priva di qualità, ben gestita all’interno di uno spazio – il liceo – che non trova una sua forte consuetudine nel sistema produttivo nazionale: il resto lo fa uno script divertente e strutturato con intelligenza nonostante qualche evidente forzatura e lo stato di forma di un cast composito ma assai ben amalgamato, cui si aggiungono i vari Giovanni Esposito (il bidello) e Ninni Bruschetta (il preside), oltre alla giovane Giulia Melillo (la figlia di una delle protagoniste) già vista in Favolacce dei fratelli D’Innocenzo. Il finale pare suggerire la possibilità di un sequel, sempre sull’onda del riferimento a Una notte da leoni, ma l’impressione è che sarebbe meglio lasciare tutto in quest’ora e quaranta, senza ripetere una formula che si riprodurrebbe quasi sicuramente con stanchezza.

Info
Cena di classe, un trailer.

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