Ti uccideranno

Ti uccideranno

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Kirill Sokolov dirige con Ti uccideranno una sorta di evoluzione dei videogame sparatutto di fine anni Novanta, dimostrando in modo fin troppo plateale i propri riferimenti cinefili e spruzzando qua e là un vaghissimo sentore di lotta di classe, così blando da risultare più fastidioso che pertinente. Un giocattolo visivo anche divertente ma che non ha mai il coraggio, purtroppo, di prendersi sul serio.

L’horror è una cosa seria

La giovane Asia Reaves, da poco uscita di prigione, riesce a farsi assumere in qualità di domestica in un elegante grattacielo di New York. Ben presto Asia scopre che il grattacielo è legato a una misteriosa setta satanica che opera nell’ombra da un secolo, e che ora la minaccia apertamente. C’è però un dettaglio che sfugge ai membri della sanguinaria setta: Asia si è fatta assumere proprio perché è consapevole di ciò che dovrà affrontare, ed è preparata a combattere in ogni modo possibile e immaginabile. [sinossi]

Potrà apparire pleonastica come affermazione, ma l’horror è una cosa seria. Lo è se si parla degli albori del genere, con i vampiri di Friedrich Wilhelm Murnau e Tod Browning, o dei film della maturità, dei grandi cicli produttivi di Roger Corman e Hammer o dell’horror politico post-Vietnam; ma anche del gotico italiano – e padano nello specifico –, degli incubi d’acciaio e urbani giapponesi e asiatici nel complesso. Perfino le discese nel maelström dell’assurdo e al limitar dell’autoprodotto di Sam Raimi e Peter Jackson non possono essere ridotte a stupidaggini, o semplici giochini con cui sollazzarsi. C’è una serietà nel maneggiare il genere che serve a superare lo stupore del soprannaturale, ad accettarne le conseguenze, a credere fino in fondo a quel che sta prendendo corpo sullo schermo. Nella assai poco anarchica e al contrario molto preimpostata struttura produttiva contemporanea si sta creando una spaccatura sempre più evidente tra due approcci antitetici all’horror: da un lato si assiepa chi vuole dirigere il grande film d’autore, e desidera con tanta veemenza non farsi scambiare per qualcuno che maneggia il genere da inventare un neologismo, vale a dire “elevated horror”; dall’altro chi invece non ha molto di più di qualche ideuzza ludica da mettere sul piatto, e si accontenta di quello. Una dicotomia che sta già mostrando la corda, come in qualche misura testimonia in modo paradigmatico Ti uccideranno, il film diretto dal trentasettenne Kirill Sokolov, nato in quel di Leningrado nel lontano 1989 e alla prima regia hollywoodiana dopo i russi Muori papà… muori! (2018) e Otorvi i vybros, noto in occidente come No Looking Back (2021). Sokolov ha molte frecce nella sua faretra visionaria, e sa senza dubbio toccare le corde giuste per intrattenere il pubblico, ma l’impressione è che nel suo racconto di vendetta e massacro non riesca mai a scendere in profondità, preferendo una superficie magari luccicante ma a un lungo andare quasi del tutto priva di interesse.

In molti, fin dalla sua prima apparizione al SXSW di Austin (il secondo grande appuntamento cinematografico dell’anno per gli Stati Uniti, in ordine cronologico, dopo il Sundance Film Festival) hanno snocciolato nel corso delle loro recensioni i nomi di Sam Raimi e Quentin Tarantino, e si tratta di riferimenti del tutto evidenti: del primo riprende le folli angolazioni della trilogia di Evil Dead, come suggerisce la soggettiva di un bulbo oculare – solo per portare un esempio concreto –, mentre del secondo ci si affida almeno in parte alla struttura narrativa dei due Kill Bill. Se nel dittico venuto alla luce tra il 2003 e il 2004 Beatrix Kiddo nota come “la Sposa” (nome in codice Black Mamba) spuntava una lista di persone da eliminare per vendicarsi dei “colleghi” che l’avevano tradita e ridotta in fin di vita mentre era incinta della sua bambina, in Ti uccideranno Asia Reaves ha come unico scopo quello di far fuori chiunque si frapponga tra sé e l’amata sorella Maria, tenuta prigioniera in un lussuoso grattacielo nel cuore di New York da una setta secolare di adoratori di Satana. New York, i satanisti, ma anche le direttrici arcigne… Ecco spuntare fuori altri evidenti riferimenti, da Rosemary’s Baby (ci sono anche due personaggi che si chiamano Woodhouse, lo stesso cognome della coppia protagonista del capolavoro di Roman Polański) a Suspiria di Dario Argento: ma sono incalcolabili gli ammiccamenti, le citazioni, i rimandi più o meno subliminali a opere del passato, quasi che Sokolov abbia tra gli intenti quello di passare in rassegna la storia del cinema horror e action sciorinando il maggior numero di titoli possibili. Peccato che tale vena cinefila non trovi poi nel racconto un proprio senso, attestandosi a sua volta nel mero campo del ludus. Se però è vero che il gioco è bello quando dura poco non ci vuole molto affinché la struttura da sparatutto ideata in fase di sceneggiatura dallo stesso cineasta insieme ad Alex Litvak inizi a stancare, nonostante il profluvio di trovate visive che prendono corpo in scena.

Non che giunga in soccorso la spruzzatina di odio di classe che il film lancia al pubblico, ancora una volta però fermandosi alla fase della lallazione, senza essere in grado di articolare alcun tipo di discorso: i ricchi sono brutti, sporchi e cattivi, e ce ne si può facilmente fare una ragione perché tanto Sokolov non proverà in nessuna maniera a sviscerare in modo meno da abbecedario il discorso, che è faticoso poter considerare anche solo vagamente “politico”. Quando poi è direttamente Satana a entrare in gioco sopraggiunge anche un po’ di confusione, al punto che lo stesso regista non sembra più in grado di gestire completamente la creatura cui ha dato vita sotto il profilo della messa in scena. Se la domanda è se ci si può divertire durante la visione di Ti uccideranno, tra una mattanza e l’altra la risposta è senza dubbio sì, ed è probabile che questa sgangherata opera riesca anche ad alimentare un piccolo culto con il passare del tempo; se però ci si chiede quale sia il senso, al di là del mero gingillo, di un lavoro simile, ecco che i dubbi iniziano ad alimentarsi. La forza cinetica non manca, così come la verve attoriale di una convinta e convincente Zazie Beetz, che è anche l’unico motore dell’azione, ma sotto l’elegante vestito ordito da Sokolov l’impressione è che davvero non ci sia nulla da vedere. Dopotutto quando è il film per primo ad autodenunciarsi come “scherzo” è difficile per gli altri prenderlo sul serio. E anche il gioco più sciocchino, se non lo si prende sul serio, finisce ben presto per essere abbandonato.

Info
Ti uccideranno, un trailer.

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