Roger Corman 100

Roger Corman 100

Roger Corman 100. Compie un secolo il più rivoluzionario, ostinato, divertito e appassionante dei maestri della produzione indipendente di ogni tempo, che ha cambiato per sempre le abitudini dell’immaginario statunitense, passando dall’horror alla fantascienza, dal western al dramma politico, dal noir al thriller. Un viaggio per omaggiare una figura fondamentale del secondo Novecento.

È una splendida coincidenza quella che vuole che il centenario di Roger Corman, nato il 5 aprile del 1926 a Detroit da William Corman e Anne Martha High, cada proprio il giorno di Pasqua. In qualche modo si tratta a tutti gli effetti di una risurrezione, senza per questo voler apparire blasfemi: il cinema statunitense, che sta attraversando una delle crisi più gravi del suo immaginario, potrebbe (ri)aprire gli occhi sulla filmografia di Corman, sia per quanto concerne il cineasta – una cinquantina di titoli diretti, tutti nell’arco di una quindicina d’anni eccezion fatta per Frankenstein oltre le frontiere del tempo, anno domini 1990 – che, e ancor più, per quel che riguarda il suo lavoro da produttore. Francis Ford Coppola, Stephanie Rothman, Peter Bogdanovich, Monte Hellman, Martin Scorsese, Jonathan Demme, Paul Bartel, Penelope Spheeris sono solo alcuni dei nomi che hanno potuto muovere i primi passi nel cinema statunitense grazie a Corman, senza dover sottostare alle rigide regole hollywoodiane, e un discorso non troppo dissimile si potrebbe portare avanti per schiere di sceneggiatori, direttori della fotografia, montatori e perfino interpreti – si pensi ad sempio a Jack Nicholson. Con Roger Corman 100 Quinlan allestisce un omaggio, corposo per quanto purtroppo non esaustivo, che intende tracciare una linea visibile sul ruolo svolto da questo straordinario pensatore – ed economo – del cinema, non solo a ridosso dell’industria più ricca della settima arte ma anche verso chiunque si sia avvicinato all’immagine in movimento da una prospettiva “indipendente”, con il termine da declinare in tutte le sue possibili varianti. L’invito per i lettori di Quinlan, oltre a seguire il nostro speciale, si allarga al recupero e alla revisione dei film che costellano la sua filmografia, e magari al recupero di quel testo spassoso e dirimente che è How I Made a Hundred Movies in Hollywood and Never Lost a Dime, edito anche in Italia da La Nave di Teseo con il titolo fedelmente tradotto (Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un centesimo) e scritto a quattro mani con Jim Jerome.
Quando dieci anni fa, nel 2016, Giampiero Raganelli ebbe l’opportunità di incontrare e intervistare Roger Corman a Locarno, quest’ultimo fece un paio di riferimenti al cinema europeo, con cui raramente viene messo in relazione, relazione che invece sarebbe interessante approfondire. Ecco i due passaggi: “Mi piace molto il cinema europeo, infatti ho distribuito i film di Fellini, Truffaut, Bergman, Schlondorff, Resnais e anche di registi di altre aree del mondo, per esempio Kurosawa. È quello che è successo quando ho fondato la mia compagnia, la New World: distribuivamo solo exploitation film, molti dei quali erano prodotti da noi stessi. La compagnia ebbe un gran successo immediatamente, e questi film mi piacevano molto. Ingmar Bergman aveva appena girato Sussurri e grida, che era disponibile per la distribuzione negli USA e la mia impressione era che questo tipo di film non avesse una distribuzione adeguata negli USA. Spesso erano distribuiti dai maggiori studios, ottime case di distribuzione, ma che non credo capissero come si doveva fare a distribuire quel tipo di film. Erano più bravi a distribuire i loro film mainstream. Altre volte erano distribuiti da piccole compagnie, solo per una nicchia di spettatori, che non erano compagnie solide e non erano capaci di ottenere i giusti termini contrattuali con le sale cinematografiche. Noi invece eravamo forti abbastanza per ottenere questi termini di contratto, così feci un’offerta per il film di Bergman e me lo aggiudicai e fu il maggior successo di pubblico in America per Bergman, quindi altri registi europei e i loro rappresentanti si rivolsero a noi”; e ancora: “C’era una serie di film tedeschi che mi piacciono, come Il gabinetto del dottor CaligariNosferatu. Inoltre, nel periodo in cui lavoravo, mi piaceva il lavoro di un regista italiano, Mario Bava. Faceva film horror molto belli”. Mille di questi anni, signor Corman.

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Un secchio di sangue
di Roger Corman, 1959

Primo capitolo di una trilogia di black comedy per Roger Corman, Un secchio di sangue è il sardonico e spietato ritratto di una comunità di artisti sgangherati e alternativi in cui è facile vedere una trasposizione della factory stessa del re dei b-movie.

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Il pozzo e il pendolo
di Roger Corman, 1961

Di tutti i film della corposa serie dedicata alla rivisitazione della letteratura di Edgar Allan Poe, Il pozzo e il pendolo non è solo il più noto, amato e imitato ma anche quello che in qualche maniera sembra muoversi in modo autonomo rispetto agli altri.

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L’odio esplode a Dallas
di Roger Corman, 1962

Unico film di Roger Corman a essere andato in perdita, L’odio esplode a Dallas è stato realizzato dal re dei b-movie in contemporanea con i primi film del ciclo di Poe, passando da quell’orrore gotico all’orrore reale del segregazionismo.

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I racconti del terrore
di Roger Corman, 1962

Nel centenario della nascita di Roger Corman, I racconti del terrore riemerge come uno dei punti più felici della sua stagione dedicata alla letteratura gotica di Edgar Allan Poe, e insieme anche come una dichiarazione di poetica in miniatura.

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I maghi del terrore
di Roger Corman, 1963

Nel pieno del suo ciclo tratto da Edgar Allan Poe, Roger Corman nel 1963 si diverte a realizzare I maghi del terrore, liberissima rilettura della poesia Il corvo che chiama a raccolta tre icone dell’horror del livello di Vincent Price, Peter Lorre e Boris Karloff.

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La città dei mostri
di Roger Corman, 1963

La città dei mostri, venduto all’epoca dell’uscita nelle sale come uno dei molti adattamenti di Roger Corman dei racconti di Edgar Allan Poe, trae al contrario ispirazione da un altro maestro dell’orrore letterario statunitense, Howard Phillips Lovecraft.

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L’uomo degli occhi a raggi X
di Roger Corman, 1963

Il regista e produttore Roger Corman ha già al suo attivo una nutrita filmografia di creature mutanti post-atomiche e incubi gotici, quando realizza, con L’uomo dagli occhi a raggi X, il suo film più teorico sul cinema, la visione, i limiti della scienza.

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La tomba di Ligeia
di Roger Corman, 1964

Ultimo degli adattamenti cormaniani da Edgar Allan Poe, La tomba di Ligeia chiude la serie nel segno della libertà stilistica e di un massimo di apertura narrativa. Un gotico ben piantato nella tradizione del fantastico britannico che combina ottimamente orrore e romanticismo.

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Info
Il canale YouTube ufficiale di Roger Corman.

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