Mr Nobody Against Putin

Mr Nobody Against Putin

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Il reale valore di un lavoro come Mr Nobody Against Putin non risiede in un impianto narrativo e cinematografico costruito ad arte in modo fin troppo evidente – e sovrabbondante di retorica – ma nella fredda sentenza delle sue immagini amatoriali, che raccontano meglio di qualsivoglia “narrazione” la degenerazione del sistema putiniano in direzioni fascistoidi.

Dispacci dal luogo più inquinato della Terra

Mentre la guerra riscrive la vita quotidiana di una scuola, un insegnante filma in segreto ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto: il film è una testimonianza urgente su come l’educazione possa trasformarsi durante ogni guerra, e sul coraggio di opporsi al potere anche quando si pensa di non contare nulla. [sinossi]

È un percorso à rebours quello che propone Mr Nobody Against Putin, il documentario che si è fatto notare nel corso dell’ultimo anno a partire dalla programmazione all’interno del Sundance Film Festival 2025 fino ad arrivare alla vittoria del Premio Oscar dello scorso marzo; si inizia infatti quando oramai il dado è tratto, e Pavel Talankin – per gli amici “Pasha” – si sta preparando ad abbandonare la Russia per trasferirsi in Europa. Pavel riceve le informazioni dettagliate che dovrà seguire al momento della partenza, con la speranza ovviamente che tutto fili liscio e che l’uomo, insieme alle sue preziose riprese svolte nel corso di oltre due anni, riesca nell’obiettivo di lasciare Karabaš – nella zona degli Urali – sano e salvo. A quel punto il film compie un salto indietro nel tempo sul finire del febbraio 2022, vale a dire il momento in cui il Presidente della Federazione Russa Vladimir Vladimirovič Putin annuncia l’inizio dell’invasione del territorio ucraino, da lui ribattezzato “Operazione speciale”: il punto di vista che Talankin assume è quello dell’altezza del suo sguardo, insegnante del laboratorio video di una scuola superiore nonché addetto alle riprese in occasione di eventi particolari. Ecco dunque che la documentazione può permettersi non solo una prospettiva privilegiata – operare dentro una scuola – ma anche il diritto “legale”, in quanto parte del compito da svolgere all’interno della società. È questo l’elemento che rende un’operazione produttiva “a posteriori” come quella in questione degna di un reale interesse. Passo dopo passo, giorno dopo giorno, ripresa dopo ripresa, Talankin ha il diritto di documentare l’escalation non solo della guerra ma anche e soprattutto dei modi in cui questa viene propagandata agli studenti, riportando dati del tutto inesatti – si veda a mo’ di esempio l’invettiva del preside nei confronti della Francia, dove il caro benzina sarebbe esploso a tal punto da rendere impossibile muoversi in automobile.

In realtà Mr Nobody Against Putin funziona e raggiunge il suo obiettivo quando si lascia che le immagini lavorino da sole, svelando lo schema putiniano che muove le sue informazioni all’interno dell’istituto scolastico perseguendo la stessa volontà del fascismo, preparando giovane carne da macello – e il fratello di una delle studentesse partirà proprio per il fronte, senza poi fare ritorno – gridando al valore della patria, ovviamente, e della difesa del territorio. Il grottesco e tragico viluppo nel quale si impantana la “libertà” non ha bisogno di sovrastrutture: bastano e avanzano per coglierne la possanza i dispacci, le circolari interne, le richieste di adeguamento da parte del personale didattico alle direttive ministeriali, l’indottrinamento, i canti collettivi cui sono costretti gli studenti, anche i più piccoli. Il documentario funziona quando si tiene a debita distanza dal desiderio di diventare “cinema”, preferendo la sua natura slabbrata e autoprodotta di pura e semplice testimonianza. Testimonianza del potere della propaganda, ancor più prezioso perché non è facile per lo spettatore che vive al di fuori della Russia averne contezza di questi tempi, e perché permette la dialettica, lo strumento comparativo tra quel livello di proselitismo di Stato e quello che si fa strada in occidente – non meno pervasivo, va detto. Nel voler invece a tutti i costi tramutare delle riprese slegate da un contesto narrativo in un oliato percorso cinematografico ecco che si fatica a uscire dal campo della retorica, che si fa strada tanto nella voce fuori campo aggiunta in post-produzione quanto in alcune evitabili scelte stilistiche, come ad esempio i ralenti che accompagnano l’ultimo momento di gioia collettiva del corpo studentesco. In quel momento l’artificio adibito per dare un senso a un prodotto finisce con l’impoverire la pura forza dell’immagine neutra, senza attributi ulteriori, e tramuta pur non volendolo Mr Nobody Against Putin da perfetto strumento di indagine di un contesto ancora per lo più oscuro in veicolo di contro-propaganda. Certo, l’Oscar altrimenti non sarebbe mai arrivato, ma in ogni caso è difficile non pensare che si tratti in parte di un’occasione persa.

Info
Mr Nobody Against Putin, un trailer.

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