A Foggy Tale

A Foggy Tale

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Presentato al Far East Film Festival 2026, A Foggy Tale di Chen Yu-hsun ci riporta ai primi anni del Terrore bianco taiwanese, utilizzando i mezzi del cinema popolare per immergersi e immergerci nel passato, nella memoria, in quella parte della Storia che deve assolutamente essere tramandata. Come un feuilleton, il film scritto e diretto da Chen Yu-hsun gioca d’accumulo, intrattiene, coinvolge, senza mai perdere di vista gli orrori del Kuomintang di Chiang Kai-shek. Imperfetto, anche ingenuo, ma a suo modo efficace.

Odissea dolente

1953. Lo studente universitario Yun vive in clandestinità per sfuggire alla polizia, con l’aiuto della sorella minore Yue. Tuttavia, il giovane viene catturato dalla polizia e scompare nel nulla. Un anno dopo, Yue e la sua famiglia vengono informati della sua esecuzione. Nonostante l’esborso astronomico richiesto per reclamare la salma del fratello, Yue intraprende comunque il faticoso viaggio da Chiayi a Taipei. Quando cade in una trappola orchestrata da un trafficante di esseri umani, viene salvata da Kung-dao, un ex soldato del Kuomintang appena uscito di prigione, che ora è braccato da un esponente della polizia segreta alla ricerca di informazioni su presunti dissidenti… [sinossi – Far East 2026]

Nonostante il tema, il contesto e il periodo storico, la distanza tra A Foggy Tale e Città dolente (1989) di Hou Hsiao-hsien è siderale. Due idee di cinema distantissime tra loro, come d’altronde è giusto che sia. Se il film di Hou Hsiao-hsien, premiato col Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia e mai uscito nelle sale italiane, mostrava al mondo delle ferite ancora sanguinanti (la legge marziale viene revocata solo nel 1987), il lavoro di Chen Yu-hsun ripercorre alcune fasi del Terrore bianco quasi quattro decenni dopo, da una prospettiva storica, sociale e politica inevitabilmente diversa. Per una platea giovane, e più in generale per un pubblico internazionale, gli oscuri abissi del Novecento rischiano di essere un riflesso lontano, un racconto oramai muto: in tal senso, un approccio più commerciale che autoriale può rivelarsi funzionale. Un veicolo più efficace.

Nonostante le differenze di forma e sostanza, A Foggy Tale dialoga a breve distanza con altre due pellicole presentate al Far East: The Seoul Guardians di Cho Chul-young, Kim Jong-woo e Kim Shin-wan, che nel raccontare gli eventi che sconvolsero la Corea del Sud il 3 e il 4 dicembre 2024 (anche qui, lo spettro della legge marziale) rievoca il terribile massacro di Gwangju del 1980, e Tunnels: Sun in the Dark di Bùi Thạc Chuyên, ovvero la guerra del Vietnam vista dalla parte dei vietnamiti – qui la funzione di doveroso contraltare alla massiccia produzione a stelle e strisce è evidente, oltre a reggere più che degnamente il confronto con i grandi mezzi dell’industria dei sogni.
Distante per mezzi tecnici e disponibilità finanziarie dalle produzioni sudcoreane, che nel corso degli anni hanno mappato senza concessioni anche gli angoli più oscuri del proprio paese, A Foggy Tale rilegge la Storia attraverso la lente coinvolgente del melodramma, scegliendo di focalizzarsi sui testimoni e non sulle vittime: la giovane Yue, così innocente e sprovveduta, finisce così per incarnare il dolore, l’incredulità, l’impotenza ma anche il coraggio, la tenacia e la resilienza di un popolo martoriato e tradito. Accanto a lei, a formare una strana coppia, l’ex-soldato del Kuomintang Kung-dao è il portatore sano di azione, suspense, persino parentesi leggere e sentimentali. Insomma, gli ingredienti necessari per accompagnare gli spettatori per oltre due ore, cercando di mostrare e sviscerare quanti più aspetti di un periodo così complesso e stratificato: ad esempio, per cercare di rendere quasi palpabili l’incertezza e i pericoli di una quotidianità infestata da truffatori e delinquenti, dagli scagnozzi del regime, e minata da una povertà dilagante.

Regista noto soprattutto per le sue commedie, Chen Yu-hsun dosa gli elementi mainstream per portare pian piano gli spettatori di fronte alla realtà, agli ingranaggi del regime, a un orrore che veniva declinato come normalità: emblematica, in tal senso, la sequenza della vasca piena di cadaveri galleggianti, corpi trattati come oggetti privi di valore (eppure, con l’inganno, costosissimi da recuperare, piangere e seppellire).

Info
A Foggy Tale sul sito del Far East.

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