We Are Aliens

We Are Aliens

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Presentato alla Quinzaine des cinéastes del Festival di Cannes 2026, We Are Aliens di Kohei Kadowaki è un altro prezioso tassello della corposa selezione di film d’animazione sulla Croisette: una coproduzione tra Giappone e Francia che contribuisce, come già accaduto ad esempio con Ghost Cat Anzu, a una declinazione marcatamente autoriale e indipendente degli anime. Con delle scelte grafiche che riecheggiano Kōji Yamamura e Masaaki Yuasa, We Are Aliens penetra senza remore tra le ferite sanguinanti e purulente dell’infanzia.

Compagni di scuola

«Ehi, e se ti dicessi che sono un alieno?». In una piccola città giapponese, un ragazzo qualunque subisce un silenzioso tradimento che innesca qualcosa che cercherà di dimenticare per il resto della sua vita… [sinossi]

Ancora animazione. Ancora Francia, ma questa volta a sostegno di una (co)produzione giapponese. La mente torna inevitabilmente a Ghost Cat Anzu di Nobuhiro Yamashita e Yōko Kuno, un po’ per la questione coproduttiva, un po’ per l’afflato autoriale, un po’ per una declinazione non molto mainstream del canone anime. Però We Are Aliens del wonder boy Kohei Kadowaki è un film profondamente diverso, duro, spietatamente reale, anche violento, tanto da avere qualche punto in comune col sudcoreano The King of Pigs, anche se qui il bullismo è il riflesso di altri meccanismi psicologici e sociali. Molto interessante, sia sul piano grafico sia su quello narrativo, la scelta del character design, dall’utilizzo del rotoscopio alle deformazioni dei volti, specchio di un crescente malessere interiore che avrà tangibili ripercussioni anche dal punto di vista fisico, non solo esistenziale. Sul piano estetico, la caratterizzazione grafica dei personaggi può ricordare un po’ Kōji Yamamura, un po’ Masaaki Yuasa. In ogni caso, il ritratto di un’infanzia nerissima.

Esordiente e indipendente, Kadowaki mescola il fotorealismo dei fondali (tenendosi a debita distanza dai paesaggi pittorici e poetici à la Shinkai) alle linee deformate, paradossali e persino inquietanti del character design – con squarci quasi orrorifici, assai funzionali alla parabola discendente dei due protagonisti, sia bambini sia adulti, alle loro paranoie e ossessioni, a questa rappresentazione dell’infanzia come lente distorta sul mondo, sugli eventi e sui rapporti interpersonali. Se la base di partenza è un character design sporco, distante dal nitore stilizzato delle produzione mainstream, i volti e i corpi di Gotō e Gyōtarō mutano drasticamente di fronte alla paura, alla rabbia, alle emozioni più violente fino a forme aliene\alienate – l’effetto è amplificato, per contrasto, proprio dal ricorso al rotoscopio: in tal senso, si veda il recente 100 metri di Kenji Iwaisawa, altro anime che cerca alternative al canone estetico mainstream (se vogliamo, una sorta di ritorno alle origini dell’industria degli anime, alla maggiore libertà creativa e ricchezza di stili grafici degli anni Sessanta e soprattutto Settanta).
Il contrasto stridente ma fertile tra fotorealismo e implosioni\esplosioni grafiche si riflette, rimarcandolo, nel contrasto tra la superficie ideale e levigata dell’infanzia e le crepe che via via si aprono, fino a diventare crepacci che inghiottono quel candore che sembrava legare Gotō e Gyōtarō. We Are Aliens mette in scena la solitudine tra la folla, la mancanza di appoggio e cura, l’assenza o incapacità genitoriale, l’inadeguatezza delle istituzioni scolastiche, la crudeltà o freddezza degli stessi bambini. Un film di tragici fraintendimenti, di amicizie mancate, ritrovate, di sopravvivenza, di dolore.

Se una lieta notizia, che apre interessanti prospettive per il futuro, è questo primo passo produttivo dello studio nipponico Nothing New, è forse ancor più importante la conferma delle strategie della francese Miyu Productions, che non a caso può già vantare nel proprio listino Dozens of Norths di Yamamura, il già citato Ghost Cat Anzu, A New Dawn di Yoshitoshi Shinomiya, ma anche Linda e il pollo di Chiara Malta e Sébastien Laudenbach e La Mort n’existe pas di Félix Dufour-Lapperière. Nuove storie, nuove forme grafiche, nuovi autori. La dimostrazione pratica che disegno e animazione sono idee con una linea intorno. Tanto semplice quanto complicato. Un po’ come l’infanzia e la vita di We Are Aliens.

Info
La scheda di We Are Aliens sul sito della Quinzaine.

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