Colony
di Yeon Sang-ho
Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2026, il blockbuster sudcoreano Colony segna il ritorno del regista e sceneggiatore Yeon Sang-ho al genere zombesco. Nulla di nuovo sotto il sole, compreso il rammarico per un percorso che dall’animazione indipendente e autoriale (The King of Pigs, The Fake) ha virato oramai da anni verso logiche smaccatamente mainstream, con risultati non sempre soddisfacenti.
Un tempo i treni per Busan arrivavano in orario
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Da Peninsula a Colony il passo purtroppo è breve. Rimasto imbrigliato dal successo di Train to Busan (da recuperare prontamente insieme al prequel Seoul Station), il regista e sceneggiatore Yeon Sang-ho cerca vanamente di infondere nuova linfa al genere zombesco: qualche spiegazione scientifica per offrire una (superflua) variante, dei personaggi bidimensionali tagliati con l’accetta, una messa in scena davvero poco rilevante. Siamo lontanissimi dal ritmo e da alcune spettacolari sequenze di Train to Busan, ma anche dalla spietatezza e lucidità di Seoul Station. Un inevitabile e un po’ indigesto gancio per il sequel nell’inquadratura finale accresce quel retrogusto amaro per le traiettorie produttive e creative di un regista che aveva iniziato con The King of Pigs e The Fake.
Conclusa la prima trilogia zombesca con il più che deludente Peninsula, Yeon Sang-ho ha persino intensificato il già sostenuto ritmo produttivo tra piccolo e grande schermo, muovendosi tra horror, fantasicenza, fantasy e mistery: tra i suoi lavori post-trilogia, citiamo quantomeno le serie The Cursed, Hellbound e Parasyte: The Grey e il recente lungometraggio The Ugly. Perfettamente integrato nella poderosa industria cinematografica sudcoreana, evidentemente in grado di scrivere e girare in tempi brevi, Yeon continua a surfare su un’onda da lui stesso creata, poi alimentata dal successo internazionale della serie netflixiana Non siamo più vivi (2022, alle porte la seconda stagione): non a caso, in Colony ritroviamo una location affine – totalmente priva delle suggestioni sociologiche e politiche degli interni di Seoul Station – e alcuni personaggi riconducibili alla serie.
Affiancato nella scrittura da Choi Gyu-seok, Yeon cerca di variare lo schema della trilogia, imbastendo fin dalle prime sequenze non solo delle spiegazioni tecnico-scientifiche alle mutazioni simil-zombesche ma anche delle motivazioni abbastanza articolate alla base di un attentato dalle prospettive globali. Un tentativo non nuovo in questa diramazione dell’horror, ma quasi sempre sterile: come insegna (non solo) Romero, quando i morti camminano sulla terra hanno soprattutto bisogno di una messa in scena che valorizzi da un punto di vista orrorifico e spettacolare le loro caratteristiche, mentre la cornice narrativa è secondaria se non sostanzialmente inutile – le complicazioni soffocano intrattenimento ed eventuale contenuto. La stessa serie, più che dei flashback e delle confessioni del folle professore che scatena l’epidemia, si nutre di personaggi che diventano via via tridimensionali, di una location adatta alla bisogna e di apprezzabili idee di messa in scena – Train to Busan funzionava soprattutto per la singolare ambientazione in treno, per la divisione dei vagoni, per questa trappola claustrofobica lanciata a tutta velocità.
La scienziata bella e combattiva, il ciccione egoista, la ragazzina scorbutica e cattiva e lo stupido teppistello, la ragazzina timida ma risoluta, l’ex della protagonista ovviamente bello ed eroico e via discorrendo: la galleria di personaggi destinati alla mattanza è la cartina tornasole di un progetto con poche idee e una confezione di routine. Se l’odioso e vile poliziotto è un cliché sopportabile e soprattutto comprensibile visti i trascorsi sudcoreani, il resto della banda non offre mai appigli emotivi, conditio sine qua non per una pellicola che non ha una vera ragion d’essere narrativa ed estetica.
Info
La scheda di Colony sul sito di Cannes.
- Genere: action, horror, thriller
- Titolo originale: Gunche
- Paese/Anno: Corea del Sud | 2026
- Regia: Yeon Sang-ho
- Sceneggiatura: Choi Gyu-seok, Yeon Sang-ho
- Fotografia: Byun Bong-sun
- Montaggio: Han Mee-yeon
- Interpreti: Ji Chang-wook, Jun Ji-hyun, Kim Hyung-mook, Kim Shin-rok, Koo Gyo-hwan, Shin Hyun-been, Soo Go
- Colonna sonora: Kim Suk-won
- Produzione: Midnight Studio, Showbox, Smilegate, Wow Point
- Durata: 123'





Cannes 2026
Cannes 2026 – Minuto per minuto
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