Le Vertige
di Quentin Dupieux
Presentato alla Quinzaine des cinéastes di Cannes 2026, Le Vertige di Quentin Dupieux è uno scherzo, un vezzo, una sperimentazione pigra, l’ennesimo parto creativo del vulcanico quanto dinamico autore francese, qui alle prese con una declinazione personale e amatoriale dell’animazione 3D. Attori in carne e ossa, motion capture e un utilizzo alla bell’e meglio del software gratuito Blender. Singolare, scivola via.
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Jacques va a casa del suo amico Bruno per dargli una notizia importante quanto spiazzante: tutta l’umanità vive in una simulazione. Dopo l’incredulità iniziale, Jacques riesce a convincere Bruno a seguirlo in un tour cittadino alla ricerca di bug di sistema, come un piccione che vola pur restando fermo. L’incontro con uno strano personaggio darà il via ad altre sorprendenti rivelazioni… [sinossi]
Ed eccoci, quantomeno sul fronte animato proposto a Cannes 2026, quasi al capolinea. Complessivamente la selezione dei lungometraggi d’animazione, mai così rilevante dal punto di vista numerico (quanto durerà?), si è rivelata gustosissima anche dal punto di vista qualitativo. Curiosamente, la vicinanza di programmazione di due film diversamente animati, Le Vertige di Quentin Dupieux, scelto per chiudere la Quinzaine, e il documentario Les survivants du Che di Christophe Dimitri Réveille, presentato tra le Séances spéciales, ci mettono di fronte a due possibili declinazioni dell’animazione a basso o bassissimo costo.
Interessanti, anche se non all’altezza dei vari film passati nei giorni scorsi, i due film ci ricordano delle infinite possibilità espressive del cinema d’animazione, puro o ibridato che sia. Il solito imprevedibile e folle cinema di Dupieux, non sempre all’altezza delle proprie potenzialità, gioca qui una carta alla Matrix, ma in versione super-cheap e ovviamente intrisa di bizzarra ironia. L’utilizzo della motion capture, con l’animazione 3D generata poi da Blender, è decisamente controcorrente, persino coerente, anche se a scricchiolare un po’ è l’ispirazione generale. C’è l’idea, la curiosità, sembra mancare tutto il resto, a partire dalla cura.
Le premesse produttive e creative de Le Vertige sono, in fin dei conti, più pregnanti del film stesso. Dupieux parte dal presupposto della rapidità realizzativa, dal plus valore della quantità, di questa sorta di catena di montaggio artistica: idea, produzione, avanti il prossimo. Consapevole della sovrabbondanza della propria produzione, e della personale necessità di non soffermarsi troppo su un progetto, il regista e sceneggiatore francese rigetta tempi e modi dell’animazione – a partire da quella tradizionale, ma anche la più gettonata animazione in computer grafica, ripiegando sulle scorciatoie indicate da Zilbalodis con Away e soprattutto Flow, fermandosi però a una forma spoglia, se non rudimentale. Cercato e facilmente ottenuto, il risultato sul piano estetico ci riporta all’universo videoludico della Playstation 1, alla dimensione virtuale ancora graficamente balbettante di The Sims. Ed è qui, tutta qui, l’idea de Le Vertige, condita da un po’ di sano nonsense, da un tour abbastanza divertente tra bug grotteschi e da un paio di rovesciamenti di prospettiva – noi, loro, oltre lo specchio e via discorrendo. Si ride di Steve Jobs, della Apple e di quel fideismo commerciale.
La singolarità de Le Vertige è la sua ragion d’essere, compresi i suoi limiti sfacciatamente esibiti. In tal senso, non sono i pixel e le spigolosità di un utilizzo depotenziato di Blender a lasciare perplessi ma l’esilità della trama e del suo sviluppo. In un panorama narrativo, anche sul fronte cinematografico, che tra autorialità e mainstream da tempo sonda e si interroga sul mondo virtuale, sulla simulazione e tutto quel che segue, l’ultima (relativa) fatica di Dupieux è un gesto quasi manzoniano. Ci sta.
Info
La scheda de Le Vertige sul sito della Quinzaine.
- Genere: animazione, commedia, fantascienza, grottesco
- Titolo originale: Le Vertige
- Paese/Anno: Francia | 2026
- Regia: Quentin Dupieux
- Sceneggiatura: Quentin Dupieux
- Montaggio: Léo Pouliquen, Quentin Dupieux
- Interpreti: Alain Chabat, Anaïs Demoustier, Jean-Marie Winling, Jonathan Cohen
- Colonna sonora: Franck Lascombes
- Produzione: Chi-Fou-Mi Productions
- Durata: 67'





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