Les survivants du Che

Les survivants du Che

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Presentato al Festival di Cannes 2026 tra le Séances spéciales, il documentario Les survivants du Che di Christophe Dimitri Réveille ricostruisce attraverso testimonianze, documenti e materiale inedito gli ultimi giorni boliviani di Ernesto Che Guevara, leader e simbolo della rivoluzione socialista, catturato e poi ucciso a La Higuera il 9 ottobre 1967. La fine di un’epoca. Interessato a un affresco storico che rimettesse al centro i fedelissimi guerriglieri del Che, per restituire visibilità e voce al popolo, ai fantasmi della Storia, Réveille ricorre all’animazione, una scelta che vivacizza un documentario dall’impostazione fin troppo classica, sinceramente politica ma televisiva.

Non tutte le strade portano a Cochabamba

Dopo il trionfo della Rivoluzione cubana nel 1959, tre guerriglieri seguirono Che Guevara nel suo tentativo di estendere la rivolta oltre l’isola. Nel 1967, dopo la loro ultima battaglia in Bolivia e l’esecuzione del Che, questi guerrieri ombra intrapresero uno straordinario viaggio di 2.400 chilometri attraverso la Bolivia, inseguiti da 4.000 soldati in territorio nemico, nella speranza di raggiungere Cuba. Sessant’anni dopo, gli ultimi compagni sopravvissuti del Che raccontano questa storia inedita di resistenza e lealtà, in cui i destini individuali furono plasmati dalle principali correnti geopolitiche della Guerra Fredda. Combinando rari filmati d’archivio, animazione e interviste esclusive, il film riporta in vita un capitolo dimenticato della storia… [sinossi]
Hasta la victoria siempre. Patria o muerte.
– Ernesto Che Guevara.

Sospinto dalla lettura di un libro sul Che nei primi anni Duemila e dalle ombre che avvolgevano i sei guerriglieri sopravvissuti e riusciti a fuggire dalla Bolivia, il lavoro di Réveille è indubbiamente certosino, figlio di una lunga gestazione, di un impegno ultradecennale alla ricerca di testimonianze dirette, di voci reali, di un passato che la prassi ha ingessato. Fin troppo diligente e trattenuto nella struttura narrativa e nella forma, Les survivants du Che è un più che dignitoso documentario che non riesce ad avere – e probabilmente nemmeno vorrebbe – una statura realmente cinematografica, nonostante l’intensa performance di Vincent Lindon (la voce narrante) e i numerosi inserti animati.

Réveille ricorre all’animazione per dare corpo ai racconti dei tre guerriglieri cubani (Pombo, Urbano e Benigno), alle varie testimonianze, al ricordo dei caduti e del Che, nel giorno della sua cattura ed esecuzione: lo stile scelto è semplice, quasi filologico rispetto all’animazione cubana di quel periodo, virato in seppia per legare coerentemente con il materiale fotografico e i filmati d’epoca, compresi i documenti segnati dal tempo. Una scelta perfettamente in linea con molti altri documentari contemporanei o giù di lì: pensiamo all’utilizzo dell’animazione in film come Valzer con Bashir, Couleur de peau: Miel o Flee – un rapporto fecondo, quello tra documentario e animazione, che prosegue con varie declinazioni fin dai tempi di The Sinking of the Lusitania (1918) di Winsor McCay. Se Folman voleva ragionare sulla genesi del ricordo, Réveille ha intenti meno teorici e più pratici, gli stessi che lo hanno spinto a chiedersi «chi sono questi sei uomini?».

Réveille parte col lungo lavoro di ricerca e documentazione dalla testimonianza di Benigno, uno dei tre fedelissimi cubani del Che, scomparso poi nel 2016, seguito da Pombo tre anni dopo. Gli interventi di Régis Debray, un po’ come la voce narrante, fanno da traghettatore, da collante. Il tempo passa e le storie non raccontate, non indagate, non ricostruite, si dissolvono: a questo serve Les survivants du Che. Il documentario sposta progressivamente poi lo sguardo sul contesto internazionale, sulla Guerra Fredda, sulle speranze poi tradite della Tricontinentale, ovvero la Primera Conferencia de Solidaridad de los Pueblos de África, Asia y América Latina: l’orizzonte si allarga, cercando però sempre di rimarcare il ruolo della base, degli ex-guerriglieri, del popolo. È questo il pregio ma anche il limite del film di Réveille che, pur coinvolgendo nella narrazione anche voci del versante avverso, non le indaga davvero, non crea una possibile o impossibile dialettica – non siamo, per intenderci, dalle parti di Oppenheimer (The Act of Killing, The Look of Silence).

Info
La scheda de Les survivants du Che sul sito di Cannes.

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