Lucy Lost

Lucy Lost

di

Presentato al Festival di Cannes 2026 nelle Séances spéciales, libero adattamento del romanzo Le mystère de Lucy Lost di Michael Morpurgo e lungometraggio d’esordio di Olivier Clert, Lucy Lost guarda alle linee chiare e morbide dello Studio Ghibli e sembra riecheggiare, soprattutto nell’elegante composizione di alcuni fondali, lo stile grafico dell’eterno Winsor McCay. Un’avventura dai toni anche drammatici che attraversa la Prima guerra mondiale, con un trascinante crescendo narrativo e più di una riflessione sul nostro sconquassato presente. Avvincente e commovente, sfugge per fortuna allo smaccato didascalismo, pur ponendosi come animazione per bambini e ragazzi.

A mano a mano si scioglie nel pianto quel dolce ricordo sbiadito dal tempo

Lucy vive con la sua famiglia in un villaggio su una piccola isola isolata. I suoi straordinari doni vengono rifiutati dagli abitanti del villaggio. Quando incontra Milly, una bambina che solo lei può vedere, Lucy intraprende una grande avventura per scoprire il segreto dei suoi misteriosi poteri… [sinossi]
Le monde est difficile, compliqué, dur, violent,
et il faut des œuvres qui sachent en parler aux enfants.
– Olivier Clert

Costola del comparto d’animazione della Gaumont, la casa di produzione Xilam di Marc du Pontavice, fondata nel 1999, è una delle solide realtà del panorama francese: la sua parabola crescente ha una svolta eclatante nel 2019 con J’ai perdu mon corps, emblema di un’animazione che vuole coniugare qualità, contenuti e un target adulto. Ritroviamo questa filosofia produttiva anche in Lucy Lost, calibrato su un pubblico giovane ma non privo di asperità narrative: nelle intenzioni, Pontavice vorrebbe tornare a quei titoli anni Settanta\Ottanta che non risparmiavano a bambini e ragazzi atmosfere drammatiche, anche tragiche. Ecco, Lucy Lost non avrà la portata amara del dittico di Martin Rosen (La collina dei conigli, Plague Dogs), tanto per fare un esempio abbastanza estremo, ma non si ferma di fronte alla morte, alla guerra, all’odio.
Nell’adattare il romanzo di Morpurgo, che ben si prestava a certe ambizioni produttive e narrative, il tradimento in fase di riscrittura di Olivier Clert è l’intuizione che permette al film di innestare in un contesto realistico una componente dai contorni fantastici quanto intriganti: come sempre, la base di partenza dell’animazione è l’idea (con una linea intorno). All’attenzione in fase di scrittura corrisponde in maniera quasi naturale un’adeguata meticolosità sul piano tecnico\artistico: al di là di alcuni inserti 3D (ad esempio, il rendering del mare), l’animazione è tradizionale, curata sia nei fondali sia nel character design.

È soprattutto il personaggio di Milly a rimarcare la derivazione estetica ghibliana, anche se il lavoro di Camille Bozec non è privo di varianti e intuizioni grafiche: il suo character design, tra l’altro, concorre alla più che apprezzabile fluidità delle animazioni, altro aspetto in linea con le dichiarate ambizioni produttive e qualitative della Xilam. Una delle macroscopiche componenti narrative alimenta una nostra suggestione sul piano grafico, soprattutto per la fattura di alcuni fondali e il character design della protagonista: lo stile di Lucy Lost ci sembra attingere anche alle linee eleganti e certosine di uno dei padri dell’animazione, il geniale e immortale Winsor McCay. Se il documentario animato ante litteram L’affondamento del Lusitania (The Sinking of the Lusitania), realizzato da McCay nel 1918, torna inevitabilmente in mente per evidenti legami narrativi, l’accuratezza di certi dettagli e la geometrica chiarezza del volto di Lucy ci riporta alle mirabilie di opere come The Centaurs.

Avvincente e commovente, Lucy Lost veicola una serie di temi non banali e ancora attualissimi (paura del diverso, dello straniero e via discorrendo), calibrati su un pubblico preadolescenziale, target ideale di una pellicola che si muove in una sorta di terra di mezzo: non solo la suggestiva location delle isole Scilly, coi suoi luoghi intrisi di leggende e superstizioni (l’idea dei capelli \bianchi della protagonista arriva proprio da lì), o l’evidente confluenza tra realtà ed elemento onirico\fantastico, ma anche l’età stessa di Lucy e Milly, non ancora adolescenti, non più bambine.

Info
La scheda di Lucy Lost sul sito di Cannes.

  • Lucy-Lost-2026-Olivier-Clert-01.jpg
  • Lucy-Lost-2026-Olivier-Clert-02.jpg

Articoli correlati

Array
  • Cannes 2026

    Le Corset RecensioneLe Corset

    di Presentato nella sezione Un Certain Regard, Le Corset di Louis Clichy arriva da lontano, dalle piatte e infinite distese di grano della Beauce, da un'infanzia e un'adolescenza che inevitabilmente confluisce nella caratterizzazione del protagonista Christophe.
  • Cannes 2026

    Carmen, l'oiseau rebelle RecensioneCarmen, l’oiseau rebelle

    di Allargando lo sguardo all'attuale panorama dell'animazione francese, il nuovo lavoro di Sébastien Laudenbach conferma lo straordinario stato di salute, un'âge d'or che sembra destinata a durare a lungo. Alla Quinzaine.
  • Cannes 2026

    Jim Queen RecensioneJim Queen

    di , Presentato tra le Séances de Minuit, Jim Queen mette in scena in forma di musical una spassosa distopia omosessuale, un'avventura sci-fi dai mille colori che si nutre sagacemente dei cliché della comunità gay e delle bieche paure di bigotti e omofobi.
  • Cannes 2026

    Blaise RecensioneBlaise

    di , Grazie ad ACID atterrano sulla Croisette degli oggetti non ben identificati, volanti o meno, sicuramente indipendenti. Con Blaise danziamo nuovamente tra gli sconfinati territori dell'animazione: una commedia dalle dinamiche surreali, grottesche, una famiglia disfunzionale...
  • Cannes 2026

    Tangles recensioneTangles

    di Trasposizione dell'omonima autobiografia a fumetti di Sarah Leavitt, l'esordio della canadese Leah Nelson riesce nell'intento di rispettare lo spirito narrativo e la forma grafica dell'opera originale, pur con degli aggiustamenti necessari per le prospettive commerciali.
  • Cannes 2026

    We Are Aliens RecensioneWe Are Aliens

    di Con delle scelte grafiche che riecheggiano Kōji Yamamura e Masaaki Yuasa, l'opera prima di Kohei Kadowaki penetra senza remore tra le ferite sanguinanti e purulente dell’infanzia.
  • Cannes 2026

    In Waves RecensioneIn Waves

    di L'apertura della Semaine di Cannes 2026, In Waves di Phuong Mai Nguyen, è la perfetta testimonianza della multiforme qualità e autorialità dell'industria del cinema d'animazione francese e della centralità concessa da alcuni anni all'animazione sulla Croisette
  • Festival

    Cannes 2026

    Le nostre recensioni dal Festival di Cannes 2026: concorso e fuori concorso, Quinzaine, Semaine, Un Certain Regard, Cannes Classics, tutto quello che riusciremo a vedere, da Asghar Farhadi a Ryūsuke Hamaguchi, da Pedro Almodóvar a Kōji Fukada...
  • Festival

    Cannes 2022Cannes 2026 – Minuto per minuto

    Cannes 2026, edizione 79 del festival transalpino, torna alla carica, e porta con sé la prenotazione dei posti in sala (con annesse crisi degli accreditati), e la sua solita struttura formata tra concorso, Un certain regard, film fuori dalla competizione, sezioni collaterali.
  • Cannes 2019

    J'ai perdu mon corps RecensioneJ’ai perdu mon corps

    di È folgorante l’esordio al lungometraggio del quarantacinquenne Jérémy Clapin, animatore parigino che si era già fatto ampiamente notare coi suoi precedenti cortometraggi. Presentato e premiato alla Semaine de la Critique.