Il mondo oltre

Il mondo oltre

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L’instancabile Dario Germani torna alla regia con Il mondo oltre, fantascienza distopica che affonda le radici nel conflitto familiare, e nel romanzo di formazione. Germani conferma di essere regista navigato, sapendo gestire con perizia un budget ridotto grazie anche all’ottimo trio di protagonisti composto da Francesca Inaudi, Demetra Bellina e Guglielmo Amori.

Dopo l’ultima duna

Laura e sua madre vivono in totale isolamento in un casale nel deserto, convinte di essere le uniche sopravvissute sulla Terra. Questo equilibrio simbiotico crolla quando un ragazzo misterioso si introduce nella proprietà, costringendo Laura a mettere in discussione l’unica realtà che abbia mai conosciuto. [sinossi]

Il 2026 si sta certificando, mese dopo mese, come l’anno in cui il cinema di Dario Germani si mostra in tutta la sua infaticabile poliedricità agli occhi degli spettatori italiani, segnatamente quelli più curiosi e interessati a scandagliare le profondità della produzione nazionale, anche quella che si muove a distanza siderale dall’organicità sistemica. Ecco dunque che, dopo l’horror demoniaco Angelus tenebrarum e l’action sci-fi/horror Sangue d’oro, approda nel pieno dell’estate sugli schermi anche Il mondo oltre, in grado di confermare le notevoli capacità di Germani nel districarsi tra budget risicati senza che questo dato si evidenzi, e allo stesso tempo gli permetta di muoversi in totale indipendenza tra le pieghe del “genere”. Stavolta a essere maneggiata è la materia fantascientifica post-apocalittica, inquadrata nella sua forma più palese, quella di due personaggi soli al mondo e convinti di essere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra. Nel caso specifico si tratta di due donne, la giovane Laura e sua madre, che vivono nel bel mezzo del deserto e hanno edificato la loro esistenza in completa autonomia, con una ritualità fatta di acqua attinta da un pozzo, coltura di ortaggi e altre verdure, e poco altro. In questo schema ripetitivo ma da un certo punto di vista idilliaco – in quanto disilluso, e dunque costretto alla sopravvivenza come “accettazione” del reale – la drammaturgia classica impone che si manifesti il terzo incomodo, che ha qui le sembianze di un giovane ferito che viene accolto da Laura senza che la madre ne sia a conoscenza. L’apparizione del giovane è per Laura non solo l’inevitabile passaggio dall’infanzia all’età adulta – si fa largo il concetto di desiderio, ma è anche il primo momento in cui la ragazza non si dimostra sincera verso la genitrice – ma anche una promessa di futuro, una vita possibile laddove pareva impossibile.

Se lo schema drammaturgico ordito da Giacomo Ferraiuolo – già al lavoro per Germani sulla sceneggiatura di Angelus tenebrarum – segue direttrici abbastanza canoniche, con “il mondo oltre” che ovviamente è l’incognita inattesa con cui deve confrontarsi Laura (c’è un’intera filmografia possibile in tal senso, ma basti pensare a The Village di M. Night Shyamalan o, restando in paesaggi produttivi italiani, a Buio di Emanuela Rossi e Shadows di Carlo Lavagna), Germani sa come tramutare un quadrato desertico in un tracciato epico, nell’assoluto di un mondo svanito, chissà per quale motivo – il film non dà segnali inequivocabili in tal senso, preferendo la suggestione alla spiegazione sic et simpliciter. La sua regia, che già nei precedenti film aveva dimostrato di sapersi adattare alla bisogna fuori dai confini nazionali per garantire alle proprie storie quella credibilità che altrimenti sarebbe stato assai complesso sperare di raggiungere (qui ha girato per lo più in Tunisia, nel governatorato di Tozeur che fu cantato anche da Franco Battiato), squaderna qui la gran parte delle sue potenzialità, coadiuvata anche da un eccellente lavoro in fase di casting. Visto che i protagonisti del film sono tre, e tre soltanto, l’alchimia era alla base della riuscita complessiva, ed è difficile non lodare le interpretazioni di Francesca Inaudi, Demetra Bellina – qualcuno la ricorderà in Non credo in niente di Alessandro Marzullo – e Guglielmo Amori, che sanno far esprimere ai loro corpi in scena il sottile punto d’incontro tra paura e desiderio, tra furia e controllo, che sono poi gli elementi in scena fondamentali per approcciarsi a un triangolo che non teme la tensione del post-apocalittico e anzi, vi si muove con sicumera, e consapevolezza. Il traumatico racconto dell’evoluzione/eradicazione di un rapporto madre-figlia da principio amicale e poi sempre più conflittuale trova poi il suo grimaldello più efficace in un colpo di scena forse in parte anche prevedibile ma dirompente, e che costringe a osservare Il mondo oltre da una prospettiva differente. Piccolo e brillante esempio delle infinite possibilità del cinema, Il mondo oltre è la testimonianza più efficace dello stato di grazia in cui si trova in questo periodo l’immaginario di Dario Germani, con la speranza che non resti confinato nelle disponibilità di pochi.

Info
Il mondo oltre, un trailer.

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