Chimney Town: Frozen in Time

Chimney Town: Frozen in Time

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Sequel di Poupelle della città dei camini, Chimney Town: Frozen in Time rappresenta anche l’opera seconda per Yūsuke Hirota che adatta un altro libro illustrato di Akihiro Nishino. Protagonista sempre Lubicchi il giovane spazzacamino che deve fare i conti con l’elaborazione del lutto per l’amico Poupelle morto alla fine del film precedente. Una nuova città, una nuova luccicante fantasmagoria, per una storia di resilienza. Hirota abbandona l’estetica steampunk del film precedente, l’atmosfera fiabesca occidentale per approdare a canoni estetici più vicini all’animazione giapponese, omaggiando spesso lo Studio Ghibli. Presentato all’Annecy International Animation Film Festival 2026 dopo l’anteprima alla Berlinale – Generation Kplus 2026.

Ti ricordi Poupelle

Il giovane Lubicchi è sopraffatto dal dolore dopo aver perso il suo migliore amico, Poupelle. Un giorno si ritrova per caso in un misterioso regno che governa il tempo. In quel mondo, ogni orologio che smette di ticchettare viene immediatamente scartato. Una strana torre svetta con un orologio fermo sulle 11:59. Lubicchi scopre che l’unico modo per tornare nel proprio mondo è rimettere in funzione quell’orologio. Insieme al suo compagno, il gatto Fluff, inizia così a svelare il mistero della torre dell’orologio. Durante il viaggio incontra Gus, un custode della torre, e Nagi, uno spirito degli alberi che ha assunto sembianze umane. Quando Lubicchi ritrova finalmente il coraggio di credere, nella notte di Halloween accade un miracolo. [sinossi]

Fu l’indimenticabile film di chiusura di Rotterdam 2021, quella online durante la pandemia, insolitamente rappresentato da un film d’animazione nipponico. Poupelle della città dei camini era un’opera cupa e sorprendente, costruita su un’immaginazione rigorosamente steampunk: un mondo urbano distopico soffocato da una cappa permanente di smog, prodotta dall’infinita distesa di camini e ciminiere che ricoprivano i tetti di Chimney Town. Prodotto dal prestigioso Studio 4°C – da sempre sinonimo di ricerca visiva e sperimentazione – il film segnava l’esordio nel lungometraggio del regista Yūsuke Hirota e adattava l’omonimo libro illustrato di Akihiro Nishino, autentico fenomeno editoriale in Giappone. A cinque anni di distanza il regista decide di tornare in quell’universo narrativo, per il sequel Chimney Town: Frozen in Time (titolo originale Entotsumachi no Poupelle – Yakusoku no Tokeidai), tratto da un altro libro illustrato dello stesso Nishino. Il film è stato presentato in anteprima alla Berlinale 2026, nella sezione Generation Kplus, per poi approdare al Festival di Annecy. Il primo film si concludeva con la morte di Poupelle, l’indimenticabile creatura composta di rifiuti, e sarebbe stato facile ricorrere all’ennesima resurrezione narrativa per riproporre una coppia di protagonisti ormai amatissima dal pubblico. Hirota evita invece questa scorciatoia. Poupelle non ritorna fisicamente, ma continua ad abitare il film come una presenza costante, evocata nei sogni, nei flashback di Lubicchi, che non riesce ancora ad accettarne la scomparsa. Con un tono fiabesco, e memore di una tradizione dell’animazione giapponese in grado di trattare temi adulti anche in opere di apparente carattere infantile, il film è così incentrato sull’elaborazione di un lutto, su una scomparsa, un’assenza. Yūsuke Hirota non si limita a riproporre gli elementi che avevano decretato il successo del primo capitolo. Al contrario, costruisce un universo completamente nuovo, rappresentato dalla Fortezza del Millennio, il luogo fantastico in cui Lubicchi viene catapultato. È una scelta che coincide anche con una radicale trasformazione estetica. Scompare quasi del tutto l’impianto steampunk, con le sue suggestioni vittoriane, industriali e occidentali, sostituito da un immaginario più dichiaratamente giapponese, forse anche più rassicurante per il pubblico nazionale, ma soprattutto più vicino alla tradizione dell’animazione fantastica nipponica. Il riferimento allo Studio Ghibli è evidente e viene quasi ostentato. Una sequenza del viaggio in treno di Lubicchi insieme a una creatura fantastica richiama inevitabilmente la celebre scena ferroviaria di La città incantata; il gatto Fluff sembra raccogliere l’eredità del felino Jiji sul manico di scopa di Kiki – Consegne a domicilio; la straordinaria macchina volante di ispirazione leonardesca, protagonista di una delle scene più spettacolari del film, sembra uscire direttamente dall’immaginario aviatorio miyazakiano.

Ma, al di là dei riferimenti, la vera forza del film risiede nella creazione della Fortezza del Millennio, uno degli ambienti più affascinanti concepiti da Hirota. Al centro della città domina un gigantesco orologio, circondato da un intricato dedalo di ruote dentate, ingranaggi monumentali e meccanismi d’orologeria che regolano addirittura lo scorrere del tempo. È un’immagine di grande potenza evocativa, che può richiamare tanto il meccanismo centrale di Delitti e segreti (Kafka) di Steven Soderbergh quanto i mirabolanti ingranaggi di Hugo Cabret di Martin Scorsese. È proprio il tempo il grande protagonista del film. Le lancette ferme sulle 11:59, il loro ostinato rifiuto di avanzare, rappresentano la paralisi emotiva provocata dal dolore, quella sospensione dell’esistenza in cui ogni elaborazione del lutto sembra impossibile. Rimettere in moto l’orologio significa allora molto più che riavviare un meccanismo: accettare la perdita, riconciliarsi con il passato e a permettere alla vita di riprendere il proprio corso. Il tempo congelato diventa così una potente metafora narrativa che apre le porte a un universo fiabesco, ricordando, per certi versi, quella sospensione della realtà che caratterizzava una serie storica dell’animazione giapponese degli anni Settanta come Il fantastico mondo di Paul, dove il congelamento del tempo apriva una porta verso un mondo fiabesco, un paese delle meraviglie. Con Chimney Town: Frozen in Time Yūsuke Hirota riesce a fare un sequel senza usare la carta carbone, confezionando un prodotto spettacolare e ricco di momenti mozzafiato, gestendo sapientemente tanti modelli della cultura popolare, per un’opera che finisce con Halloween e i suoi miracoli.

Info
Chimney Town: Frozen in Time sul sito di Annecy.

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