Intervista a Yūsuke Hirota
Il regista giapponese di anime Yūsuke Hirota è entrato a far parte dello Studio 4°C nel 2001, debuttando come direttore della computer grafica nella serie televisiva Piroppo. Successivamente ha contribuito a definire lo stile visivo di numerose opere, tra cui Harmony, di cui è stato anche co-regista. Il suo esordio alla regia di un lungometraggio, Poupelle della città dei camini, ha attirato oltre due milioni di spettatori. In seguito, ha diretto Chimney Town: Frozen in Time, nuovo capitolo della serie, presentato alla Berlinale e poi ad Annecy. Abbiamo dialogato a distanza con Yūsuke Hirota in occasione della presentazione del film al prestigioso festival d’animazione francese.
Mi puoi parlare dell’approccio all’adattamento cinematografico dei libri illustrati di Akihiro Nishino? A cosa hai prestato attenzione? Che tipo di tecniche hai utilizzato?
Yūsuke Hirota: Prima di tutto, c’è una differenza tra il film precedente, Poupelle della città dei camini, e questo, Chimney Town: Frozen in Time. Il primo era basato fedelmente sul libro, la storia era la stessa. Per questo film sono invece partito da zero. Conoscevamo la serie di Poupelle, ma dovevamo pensare alla storia. E sapevamo che per la storia, l’asse principale o il tema che volevamo sviluppare era il legame tra Lubicchi e Poupelle. Ed è qui che entra in gioco un altro libro, un altro libro per bambini di Nishino-san, intitolato Tick-Tock: The Promised Clock Tower. Abbiamo preso un po’ di trama da lì per poter comporre la storia in cui Lubicchi e Poupelle si incontrano di nuovo. C’è una prima differenza tra il film precedente e il sequel: questa volta, con questo film, volevamo anche realizzare un film pensato per i bambini, ma che fosse divertente anche per gli adulti, in modo che tutta la famiglia potesse apprezzarlo. Dovevamo creare una storia facile da capire, con ogni scena che fosse, diciamo, bella o avesse un certo fascino, in cui si potesse ammirare l’animazione del personaggio come elemento visivo, o lo sfondo, in modo che non ci fosse bisogno di molte spiegazioni, non fosse necessario capire davvero cosa stesse succedendo, ma ogni scena di per sé avesse qualcosa di divertente e permettesse allo spettatore di godersi la visione.
Vorrei chiederti del grande ambiente pieno di orologi giganteschi e di enormi ingranaggi. Come hai concepito questa ambientazione?
Yūsuke Hirota: Si tratta del nuovo elemento di questo film, la Fortezza Millenaria. La Fortezza Millenaria viene descritta e immaginata come una sorta di paesaggio mentale di Lubicchi. Quindi, ciò che lui può avere in mente è che è cresciuto a Chimney Town, quindi nella mente c’è tutto ciò che ha visto, ascoltato e di cui ha sentito parlare a Chimney Town, ma c’è anche tutto ciò che non ha mai visto o di cui non ha mai sentito parlare, ma che può comunque immaginare basandosi sulla sua esperienza. E questa è la combinazione di ciò che può anche ridare la vita dopo la Fortezza Millenaria. In un certo senso, Lubicchi è ancora un bambino. Non sa davvero quali siano le dimensioni reali del mondo, ed è per questo che a Chimney Town, quando si guarda il cielo, non ci sono assolutamente nuvole. Questo era un modo per esprimere un mondo illimitato. Oppure un altro esempio potrebbe essere che a Chimney Town non ci sono foreste, proprio nessuna foresta. Ed è vero che Lubicchi avrebbe potuto sentire da altre persone cosa fosse una foresta, avrebbe potuto vedere in qualche enciclopedia cosa fosse una foresta. Quindi, quando si parla di una foresta profonda, un bambino immagina che qualcosa di profondo si trovi sottoterra, ed è per questo che la foresta viene descritta come qualcosa che si estende verticalmente nel terreno, ed è così che la rappresentiamo.
La macchina volante ricorda in parte i progetti di Leonardo da Vinci, ma anche le macchine volanti che compaiono spesso nei film di Hayao Miyazaki. Queste sono state tra le sue fonti di ispirazione?
Yūsuke Hirota: Sì, avevamo in mente il progetto di Da Vinci. Perché in questo universo, questa bicicletta volante a propulsione umana è qualcosa di completamente nuovo, qualcosa che nessuno ha mai fatto prima. È un’impresa del tutto inedita. E proprio perché si tratta di un’impresa completamente nuova, abbiamo pensato a personaggi come Leonardo da Vinci e ai due ingegneri del film, che sono ispirati ai fratelli Wright, ad esempio. Questi sono i piccoli motivi che abbiamo cercato di inserire nel film.
Come ha scelto il cast vocale? Ho notato che tra i doppiatori c’è anche la celebre cantante e attrice Anna Tsuchiya. Cosa ha portato al suo coinvolgimento nel progetto?
Yūsuke Hirota: L’immagine del personaggio è molto importante, la sua personalità e, in secondo luogo, la qualità della voce del doppiatore. Ma non ci siamo limitati solo a questo, volevamo anche che ci fosse una corrispondenza tra la postura della persona e quella del personaggio. Questo era un aspetto che abbiamo tenuto presente anche durante il casting di tutti gli attori. In particolare, per Lubicchi, abbiamo cambiato la doppiatrice rispetto alla volta precedente. Questa volta la scelta è ricaduta su Yasuda Nagase, un’attrice bambina. Abbiamo fatto molti provini perché volevamo assicurarci che l’aspetto infantile di Lubicchi venisse espresso al meglio con questa nuova voce, e tra tutte le candidate, Yasuda Nagase è stata la scelta ideale per incarnare quell’aspetto infantile che volevamo valorizzare e accentuare in Lubicchi.
I due protagonisti hanno un nome che suona come italiano, Lubicchi, e umo come francese, Poupelle. Vengono dal libro ma la scelta di mantenerli contribuisce all’aspetto fiabesco del film?
Yūsuke Hirota: So che alcuni dei nomi originali derivano semplicemente dalle preferenze di Nishino-san. So che Lubicchi, ad esempio, prende il nome da un regista tedesco di commedie da lui molto amato, Ernst Lubitsch. Il nome Poupelle è una variazione di poubelle, il termine francese che indica la spazzatura. È il nome del primo sindaco in Francia ad aver istituito la raccolta dei rifiuti mettendo dei cassonetti. Nel libro abbiamo anche altri nomi di personaggi, come Bruno o Laura, che erano presenti nel primo film di Chimney Town. Nel primo caso potrebbe essere un riferimento a Giordano Bruno e questo deriva da un’ispirazione che riguardava un periodo storico dell’inquisizione, presente nel primo Chimney Town. Stiamo assistendo a un crescente interesse per questa tematica medievale, all’epoca di Copernico, in cui si discuteva ancora se il sole o la terra fossero al centro dell’universo. Sorgevano tanti interrogativi, suo quale fosse la realtà e quali le credenze di quel momento. Laura è un nome comune di origine latina.

Chimney Town: Frozen in Time
Poupelle of Chimney Town