Ground Floor

Ground Floor

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Una macchia di muffa, un amministratore truffaldino, dei vicini poco inclini a ribellarsi, questi sono gli ingredienti di Ground Floor (Földszint) di Gábor Reisz, una una farsa sfrenata dove il microcosmo di un condominio si fa specchio della società ungherese. In Venezia Spotlight.

C’è del marcio in Ungheria

Alla vigilia della partenza per le vacanze estive con la moglie Vera, Kristóf scopre della muffa nera sul muro dietro l’armadio. Inizia a bussare alle porte dei vicini per scoprirne l’origine, ma quello che sembra un semplice problema di manutenzione finisce per trasformarsi in una tragicomica rivoluzione condominiale. [sinossi]

Crogiolo di una varia umanità, sbuffante pentola a pressione per la rabbia sociale, il condominio è da sempre un luogo assai frequentato dal cinema, specie dalle commedie di stampo grottesco (come La comunidad di Álex de la Iglesia) e dagli horror (come REC di Jaume Balagueró e Paco Plaza), dato che si presta così bene a metafore, anche inquietanti, a scopo di satira politica e antiborghese. Dopo aver usato l’ambiente scolastico come campo di battaglia per lo scontro politico in Una spiegazione per tutto (vincitore della sezione Orizzonti nel 2023) il regista ungherese Gábor Reisz inserisce ora i suoi reagenti – ignavia, delazione, ipocrisia, disonestà – in un caseggiato per lasciarli esplodere gradualmente e inesorabilmente nel corso della visione di Ground Floor (Földszint). Presentato nella sezione Venezia Spotlight al Festival di Venezia 2026, il film vede protagonista Kristòf (Ádám Tompa), trentenne annoiato impiegato di banca che scopre una macchia di muffa nel suo appartamento. La moglie è incinta e dovrebbero partire per le vacanze estive, ma la macchia potrebbe allargarsi a dismisura e non c’è tempo da perdere. Inizia così per lui un lungo e ardimentoso peregrinare condominiale, che lo porterà a fare la conoscenza di strambi vicini, per la maggior parte servi del “sistema” pronti a genuflettersi davanti al “potere” di un amministratore imbroglione, che si è costruito un attico lussuoso con tanto di piscina. Kristof, almeno all’inizio del film, è un ignavo che sul posto di lavoro tende a fare poco e nulla e ad alzarsi dalla scrivania al suono della campanella d’uscita. D’altronde avrebbe voluto fare il pittore, e magari aveva anche talento, ma il coraggio gli è mancato e ha scelto il quieto vivere di un posto fisso in banca. Ma tutto il bailamme condominiale gli piace ancor meno del suo lavoro e della sua macchia di muffa, per cui, forse per la prima volta nella sua vita – e il fatto che stia per diventare padre magari c’entra qualcosa -, decide di non lasciar correre e di combattere il sistema, rocambolescamente e con risultati un po’ slapstick, per favorire, con un bel ritmo sostenuto, l’intrattenimento dello spettatore.

Nato da una co-produzione in parte italiana, con il marchio nostrano All at Once di Andrea Romeo, Ground Floor vede tra i vari, grotteschi personaggi del caseggiato anche una breve comparsata del nostro Marcello Fonte (indimenticabile protagonista di Dogman), ma se la graffiante e un po’ crudele satira sociale può far pensare alla commedia all’italiana (I mostri, soprattutto) il modello di partenza del film di Reisz sembra essere più Fuori Orario di Martin Scorsese, a cui lo accomunano il grigio incipit in ufficio, un’unità di tempo piuttosto concentrata, un calderone farsesco di incontri e situazioni e poi, diciamolo, una certa somiglianza del protagonista con Griffin Dunne, proprio come lui, infatti, anche Kristof si ritrova ad essere sempre più spettinato e stravolto. Nulla di nuovo, dunque, e alcune scelte un po’ troppo facili (e trovate di altrettanto facile presa) fanno pensare che Ground Floor sia un prodotto pensato per sedurre un pubblico bobo che ama anche guardarsi un po’ allo specchio e crogiolarsi nei propri stessi difetti. Di certo il microcosmo del condominio si presta bene poi a inscenare una satira politica sull’Ungheria contemporanea e il fatto che l’ex presidente Orban sia stato sconfitto alle elezioni non cambia poi molto in termini di godibilità ed efficacia del film. Come è noto tutto il mondo è paese, e Ground Floor ci presenta un utile e universale monito: sempre meglio partecipare alla mischia che ritrovarsi poi con la propria casa/paese pieno di muffa e di crepe che non si possono più sanare.

Info:
La scheda di Ground Floor sul tito della Biennale.

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